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Due pesi e due misure. Perché imbavagliare solo il mondo cattolico?

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 23/06/17

La sospensione del direttore di Radio Maria dall'Ordine dei Giornalisti, i casi Facci e Adinolfi. Le Iene e Charlie Hebdo. Qualcosa non quadra..

Per sei mesi, fino a maggio scorso, Radio Maria non ha potuto avere come direttore padre Livio Fanzaga. Il religioso, giornalista iscritto all’Albo dei pubblicisti, è stato infatti sospeso dall’Ordine dei Giornalisti per aver espresso alcune opinioni sulla senatrice Monica Cirinnà, relatrice della legge, contestatissima dal mondo cattolico, sulle unioni civili.

LA DONNA DELL’APOCALISSE

Secondo l’Ordine, padre Livio avrebbe offeso la senatrice del Pd Monica Cirinnà dai microfoni di Radio Maria durante la rassegna stampa del 3 febbraio 2016 con queste parole: «Questa qui mi sembra un po’ la donna del capitolo diciassettesimo dell’Apocalisse, la Babilonia insomma… Adesso brinda a prosecco, alla vittoria. Signora, arriveranno anche i funerali, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello» (Famiglia Cristiana, 22 giugno).

IL GIUDIZIO FINALE

Ora Padre Livio aveva chiarito questa espressione in un’intervista a L’Huffington Post (4 febbraio 2016): «La senatrice Monica Cirinnà è cattolica e sa che cosa le volevo dire. Le ho ricordato il Giudizio ultimo che riguarderà ogni uomo e donna».

Al giornalista che chiede: “Cosa intende per ‘Giudizio ultimo’? Vuol dire che la senatrice Cirinnà sarà punita?“, il direttore di Radio Maria, risponde: «Vuol dire che quando lasceremo questo mondo dovremo rendere conto della nostra vita al Creatore, il quale ci giudicherà con giustizia ma anche con misericordia. Specialmente di quest’ultima ne abbiamo bisogno tutti».




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PRESUNTA VIOLAZIONE DEL CODICE

Per l’Ordine dei Giornalisti, sollecitato dalla Cirinnà, c’è stata una violazione del Codice Deontologico. In particolare, si fa riferimento all’articolo 2 della legge professionale, comma l, “per aver tenuto un comportamento lesivo della professione nell’inosservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui e dell’articolo 9 del Codice Deontologico”.

L’ESEGESI BIBLICA

In un’intervista a La Verità (21 giugno), Padre Liviorilancia l’esegesi del passo biblico: «Avevo citato quel capitolo dove si condanna l’idolatria, non la prostituzione. A quell’aspetto non avevo neppure pensato. La Babilonia grande idolatra, non grande meretrice come nella vulgata generale, ma tutto questo l’ordine dei giornalisti non l’ha capito».

LE IENE E RADIO MARIA

Il sacerdote-giornalista a Famiglia Cristiana ammette che «nella foga della diretta si possono dire cose che vengono fraintese o che non sono espresse chiaramente». Ma «ci sono sicuramente forme diffuse di intolleranza. Il problema però non è questo. Il problema è il poco coraggio di noi cattolici nel testimoniare la fede».

Se da parte dell’Ordine c’è stata un’interpretazione del diciassettesimo capitolo dell’Apocalisse opposta a quella del direttore di Radio Maria e si è sancita una severa punizione al sacerdote, allo stesso modo, ad esempio, non si è proceduto nei confronti di chi si è inventato una presunta aggressione proprio a Radio Maria. E stiamo parlando del caso dell’inviato della trasmissione Le Iene che si era recato alla redazione della radio per confrontarsi con Padre Livio proprio sulle dichiarazioni da lui rilasciate sulla Cirinnà (Aleteia, 17 febbraio 2016).

L’inviato aveva simulato un’aggressione, scatenando un’onda di polemiche su giornali e tv, salvo poi essere smentito da un video. In quel caso non sono stati sollevati dubbi di deontologia da parte dell’Ordine.




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I DEFERIMENTI DI ADINOLFI

Provvedimenti sempre piuttosto rapidi sono stati presi, invece, nei confronti di Mario Adinolfi, il direttore del quotidiano La Croce, che annovera una lunghissima serie di richiami dell’Ordine a causa dei suoi interventi pubblici su temi sensibili come omosessuali, fecondazione, diritto alla vita. L’ultimo deferimento a marzo 2017 per un intervento contro l’eutanasia.

«Fuori dagli Ordini professionali, pubblicamente insultati nelle reti televisive mainstream dai cantanti di regime, perseguitati dal potere politico, ora anche inquisiti dai magistrati. Il tutto, per un’opinione diversa da quella dominante», lo sfogo del giornalista su La Croce (14 marzo).

FACCI, L’ISLAM E IL PAPA

Che i pesi e le misure siano due lo dimostrano anche i recenti provvedimenti contro il giornalista Filippo Facci. sanzionato dall’Ordine dei giornalisti per aver scritto nel luglio di un anno fa, sul quotidiano Libero, un articolo dove rivendicava il diritto a odiare l’Islam e i suoi fedeli. Un corsivo particolarmente aggressivo e virulento in cui l’autore del testo esprimeva però, appunto, una sua opinione. Seppure non condivisibile.

Un giovane giornalista – di cui non si conoscono nome né testata di appartenenza – dopo aver letto quelle parole, ha quindi inviato una segnalazione all’Ordine professionale. Che, a quasi un anno dalla pubblicazione del pezzo, dal titolo “Perché l’Islam mi sta sul gozzo”, ha sospeso Facci dalla professione per due mesi, con conseguente blocco dello stipendio per 60 giorni (La Nuova Bussola, 20 giugno).

LA NOTA SU FACEBOOK

A renderlo noto è stato lo stesso Facci su Facebook: «Ho espresso il mio personale diritto di poter odiare l’Islam, tutti gli Islam, dunque gli islamici e la loro religione che giudico addirittura peggiore di tutte le altre: io le religioni le detesto tutte, alla maniera dei razionalisti inglesi: non sono mai stato un teo-con, non m’interessa contrapporre una religione a un’altra: tanto che ho espresso critiche durissime anche contro il Papa e il Vaticano e questo senza che nessuno mi denunciasse all’Ordine».

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Insomma, l’attacco all’Islam prevede un intervento duro e di censura, mentre sulla Chiesa prevale la linea del laisser faire, come di fatto ammette lo stesso Facci.

LE VIGNETTE BLASFEME

E come non ricordare il caso Charlie Hebdo e delle sue vignette che di satirico hanno poco o nulla. In un numero di gennaio 2016 rappresentava Dio come un assassino. Come scriveva il Corriere della Sera (5 gennaio 2016), «Charlie Hebdo ridicolizza orgogliosamente le religioni dal 1970, l’anno di nascita». Nessun rispetto della fede, nessun timore della blasfemia (Aleteia, 5 gennaio 2016).

Eppure a livello internazionale non si segnalano levate di scudi, né provvedimenti nei confronti del settimanale perché il diritto alla satira oscurerebbe anche valori ben più importanti e solidi come il rispetto delle persone e dei loro credo.




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