Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Cosa lega Joseph Ratzinger a Sant’Agostino?

Mgr Joseph Ratzinger © Grzegorz Jakubowski/GettyImages
Cardinal Joseph Ratzinger, 72, is the vice-dean of the College of Cardinals and was once archbishop of Munich. Known as "the Panzer Cardinal," the conservative Ratzinger is powerful in the Vatican but may be too close to the pope for the cardinals' taste. While there is no official talk at the Vatican about who will succeed the ailing Pope John Paul II, several potential candidates have emerged--including Ratzinger. (Photo by Grzegorz Galazka/Getty Images)
Condividi

Come un “bambino misterioso” il futuro papa insegue per tutta la vita il pensiero del teologo

PREMIATO “GRAZIE” A SANT’AGOSTINO

Presso la facoltà di teologia dell’Università di Monaco, dove poi Ratzinger prosegue gli studi, v’era la prassi di premiare ogni anno  una ricerca su un tema assegnato, da elaborare nell’arco di nove mesi e da consegnare anonima. Se un lavoro otteneva il premio, oltre a una modesta somma di denaro, veniva anche accettato come dissertazione, con la valutazione di summa cum laude, aprendo le porte per il dottorato.

Nell’estate del 1950, dopo l’esame conclusivo degli studi teologici, il professor Söhngen fa sapere a Ratzinger che quell’anno sarebbe toccato a lui decidere l’argomento della ricerca da premiare. Il tema scelto è: “Popolo e casa di Dio nell’insegnamento di sant’Agostino sulla Chiesa”. Söhngen si aspetta la partecipazione di Ratzinger e il giovane teologo se ne sente obbligato. Il suo lavoro sarà brillante.

“SARO’ UN BRAVO SACERDOTE?”

Prima di essere ordinato sacerdote, il 29 giugno 1951, Ratzinger affronta le domande sul futuro della sua vita: s’interroga sul sacerdozio, sulla scelta che sta per compiere, sul cammino da seguire. Studia Agostino, e i suoi pensieri sul conflitto interiore lo scuotono. «Mi chiedevo: devo diventare sacerdote o no? Sarò adatto o no? E in generale: perché sono qui. Che cosa mi sta succedendo. Chi sono io?».

Domande necessarie a chi cerca la propria essenza e la propria identità, a chi cammina sulla strada della vocazione, a chi sa che, per trovarla, bisogna passare per la via della consapevolezza.

UN INSEGNANTE “AL PRESENTE”

Quando poi inizia la carriera accademica, dal 1957, il dialogo con il suo “teologo” ritorna centrale. Ratzinger è un professore brillante, tiene lezioni avvincenti e affollatissime. Si interessa inoltre degli aspetti pratici della vita dei suoi studenti, dall’alloggio al vitto, alle spese.

«Per parte mia, non mi sono limitato a mettere insieme qualcosa dai manuali, ma, al modo di sant’Agostino, ho cercato, per quanto possibile, di porre chiaramente in relazione quel che insegnavo con il presente e con la nostra fatica personale», illustra al giornalista Seewald in “Joseph Ratzinger, Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nella svolta del Millennio” (Edizioni San Paolo).

LA LEGGENDA DELLA CONCHIGLIA

Quando il 24 marzo 1977 venne nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI, come motto episcopale sceglie due parole dalla terza Lettera di san Giovanni, “Cooperatores veritatis“, “Collaboratori della verità”.

Nello stemma, accanto al moro incoronato, che da un millennio campeggia nell’emblema dei vescovi di Frisinga e per Ratzinger «è l’espressione dell’universalità della Chiesa, che non conosce nessuna distinzione di razza e di classe», figurano altri due simboli.

Il primo è la conchiglia, segno dell’essere pellegrini, ma anche richiamo a una leggenda su sant’Agostino, il quale aveva incontrato un bambino che con una conchiglia cercava di mettere

tutta l’acqua del mare in una buca di sabbia. Ciò indica il vano sforzo di far entrare l’infinità di Dio nella limitatezza della mente umana.

UNITI IN CRISTO

Quel dialogo continuo e ininterrotto con Sant’Agostino è confermato anche da un altro sacerdote che conosce bene il papa emerito.

Secondo padre Stephan Horn, che di Ratzinger fu assistente universitario, «alcuni grandi pensieri li aveva tratti da sant’Agostino, sviluppando anche una teologia eucaristica: centro della Chiesa è l’eucarestia – questa è una sua convinzione fondamentale – è Cristo che ci trae a sé quando si dona a noi, noi siamo tutti attratti da Lui e siamo uniti in Lui. E dunque la Chiesa non è solamente popolo di Dio, ma è popolo di Dio come corpo di Cristo, perché siamo uniti in Cristo. Cristo è il centro della Chiesa e ci trasforma in se stesso e così la Chiesa cresce nell’eucarestia».

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni