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Dov’è Dio nella mia depressione?

DEPRESSIONE DIO SPIRITUALITA
TZIDO SUN/Shutterstock
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Fai della tua depressione una semplice preghiera, invitando Dio a camminare con te in questo processo e seguendo le istruzioni del medico

La depressione è una delle grandi piaghe del XXI secolo e la prima malattia mentale nei paesi occidentali. Ironico, non è vero? Quanto più siamo intelligenti, più tristi ci sentiamo. Cosa ci manca davvero?

A volte ho sentito questa frase e, peggio ancora, l’ho persino pensata: la depressione è l’assenza di Dio. Quando ci sono caduta, a parte le strane sensazioni che ho vissuto, il senso di colpa mi stava uccidendo, perché ho creduto alla storia che Dio non fosse con me nonostante io sia così attiva nella mia vita caritatevole e che fosse assente in me perché ero depressa. Una grande menzogna! Se Egli non fosse stato con me h24, 7 giorni su 7, chissà se sarei qui oggi per scriverlo.

Quanto accaduto a me è successo a molti. Ho attraversato tanti eventi traumatici nella mia vita, uno dopo l’altro; il mio corpo, essendo saggio, si è arrestato per proteggersi e non farmi cadere nella follia.

Improvvisamente non sapevo cosa mi stesse accadendo. All’improvviso mi sentii ansiosa e iperattiva, più del solito. Dormivo molto durante il giorno e di notte soffrivo d’insonnia. Anche se non avevo crisi di pianto, oltre i sorrisi avevo molti problemi. Mi sono sentita veramente vittima del mondo. Volevo godermi la vita e non potevo, non sapevo perché.

Ho vissuto senza vivere. Camminavo come un automa e mi alzavo dal letto solo affinché i miei figli non si rendessero conto che c’era qualcosa di sbagliato in me. Ero terrorizzata dal giudizio umano quindi non condividevo con nessuna cosa stava succedendo. Dentro la porta della mia casa ero una persona, fuori un’altra.

Nessuno poteva sapere che mi sentivo male, perché dovevo mantenere le apparenze. In più, andavo a messa tutti i giorni dove mi spiegavano che, anche se mi sentivo in questo modo, dovevo rimanere al tappeto, era la mia croce per Dio.

Così ho ingoiato tutte le emozioni. I disturbi alimentari non li avevo previsti. Quindi sono andata da uno psichiatra che mi ha diagnosticato: ero malata di depressione. Ho pensato: “Depressa io che sono così vicina a Dio?” È vero, ero proprio depressa…

Sono passata da un antidepressivo ad un altro. Quella è stata la mia vita per oltre 10 lunghi anni. Finché un giorno, dopo aver pregato ogni giorno e fatto un profondo lavoro personale sia emotivamente che spiritualmente, sono uscita da quel purgatorio. Io non lo chiamo inferno perché lì non c’è nessun Dio, mentre Lui è stato sempre con me durante quei lunghi anni in cui un giorno volevo morire e il successivo pure.

Personalmente, ciò che mi ha aiutato molto è stato visitare quasi ogni giorno il Santissimo Sacramento, essere di fronte a Lui e chiedergli di aiutare me e tutti coloro che, come me, soffrivano di depressione e avrebbero voluto morire perché si sentivano soli. Ho chiesto a Gesù Sacramentato di far sentire loro la Sua presenza, come l’ha fatta sentire a me.

Tutto ciò è accaduto molti anni fa. So di cosa parlo e che cosa si prova. È per questo che oggi voglio parlare con te di come ho vissuto la depressione. Non voglio farlo da un punto di vista clinico, non sono un’esperta, ma spirituale.

E perché è importante vederlo da questo punto di vista? Proprio perché anche esso è ferito, il nostro spirito e le nostre emozioni.

Nell’anima abitano il nostro intelletto, la volontà e le emozioni. È per questo che nella depressione la persona si sente debole, senza forza e volontà. Pertanto, la depressione è un decadimento dell’umore con conseguenze terribili come ulcere, mal di testa, disperazione e una tristezza tale che se non ce ne occupiamo per tempo in modo corretto può portare al suicidio.

Il corpo subisce generalmente uno squilibrio chimico. È per questo che molte volte, e solo sotto la supervisione del medico, è necessario prendersi cura della depressione con farmaci e una buona consulenza.

La depressione colpisce non solo il malato, ma a coloro che sono intorno a lui. Questo tipo di tumore emotivo può raggiungere chiunque, a ragione o meno.

La persona interessata può avere tutto in abbondanza e veramente sentire che tutto è mancante. Perché? Perché non c’è pace e quindi mancano gioia e felicità.

Seguendo la linea spirituale, a causare la depressione spesso è l’atteggiamento mentale che abbiamo in queste circostanze che la vita ci presenta.

Con questo voglio dire che una persona con un atteggiamento mentale positivo difficilmente cade in depressione perché sa ottenere frutti proficui anche nelle circostanze più avverse o in eventi che il mondo può chiamare incidenti mortali, come la morte di una persona cara, la malattia, una crisi economica, etc.

Questo non significa che le persone con uno stile di vita positivo non soffrono di dolore e in queste esperienze. Al contrario, nel profondo si sentono come qualsiasi altra persona e si getterebbero a terra per frignare come te e me.

Tuttavia, essi hanno quel qualcosa in più che li fa uscire vittoriosi da queste esperienze. Cioè, hanno la capacità divina -soprannaturale- della rassegnazione, il che significa che scelgono di trovare un altro significato a ciò che stanno vivendo.

È ciò che comunemente chiamiamo rassegnazione cristiana che, attraverso gli occhi di Dio, permette di trovare il perché di quello che stanno attraversando.

Non c’è da vergognarsi nell’essere depressi. Devi parlarne perché solo allora sarà possibile trovare supporto e uscirne. Tutti a un certo punto nella nostra vita abbiamo vissuto quella sensazione di profonda tristezza, disperazione, delusione, scoraggiamento… Nonostante il nostro impegno, più facciamo meno le cose funzionano. Solitudine, depressione, disperazione… ci si può anche chiedere se vale la pena vivere o che cosa vale così tanto da rimanere in vita.

È molto importante che, anche se in questo momento stai sperimentando questo stato d’animo, cercare di tenere a mente e avere fiducia, non importa quello succede all’esterno- che Dio ti ha preso per mano e non ti ha mai lasciato solo, anche se in questo momento non lo senti. Anche se in questo stato sarà difficile tastare la sua presenza, questo non significa che lui non sia con te.

Forse puoi sentire che sei solo un fastidio per il mondo e senza valore. Si può pensare che nulla è risolvibile e che vali più da morto che da vivo. Tra le altre cose, il nemico di Dio è astuto è vuole fartelo credere. Stop! Questi sono solo pensieri e non verità, non provengono dal Creatore.

Tu e la tua vita valgono molto e perché sei un figlio amato da Dio. Ti ha creato, continua a credere in te e si aspetta molto da te anche in questi tempi bui. Questo mondo non sarebbe lo stesso senza di te. La vita di tutti noi in questo momento – anche se non sembra- sarebbe molto diversa senza di te. Non è esagerato dire che ci mancheresti e che non c’è niente di sbagliato con te.

A te che stai passando attraverso una lunga notte voglio chiederti di fare una preghiera per la tua malattia. Fai della tua depressione una semplice preghiera, invitando Dio a camminare con te in questo processo e seguendo le istruzioni del medico.

Se hai la possibilità di farlo, vai al più vicino sacrario e inginocchiati davanti al Santissimo Sacramento. In caso contrario, farlo in dove sei e da lì porta il tuo cuore in questo Tabernacolo e dì umilmente al buon Gesù: “Mio Signore, amore della mia vita. Oggi non voglio chiedere nulla per me. Non sono venuto nemmeno a chiederti di guarirmi. Sono venuto a portarti tutto quello che ho, che è questa depressione. Dimmi quello che vuoi farci. Te la do. È tua“.

E affidala a Dio, lasciala ai Suoi piedi. Rimani qualche istante davanti alla sua presenza e lascia che la luce del Suo Spirito divino ti copra e cominci a guarire. Egli è un esperto cambiare le lacrime in benedizioni.

Sii paziente con te stesso e il tuo processo. Trattati allo stesso modo in cui tratteresti le persone che ami in questa vita. Abbi cura di te, ama te stesso e accettati allo stesso modo in cui fa Dio con te, incondizionatamente. Tutto passa, tutto… E questo accadrà molto presto…

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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