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I 5 giorni (pieni) di vita di Martamaria

©Imma Cardarano
Imma Cardarano e la figlia Martamaria
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La testimonianza di Imma e Giacinto che rifiutano l’aborto terapeutico e accolgono la loro bambina affetta da una patologia incompatibile con la vita

Il giorno del parto come è stato? Che ricordi custodisci?

Il giorno del parto cesareo entrai in sala operatoria carica delle preghiere di tutti, del mio parroco, della comunità, dell’amore di mio marito e dei miei familiari, del calore del personale medico. Le cose andarono meglio di quanto avevo immaginato. Martamaria nacque il 17 gennaio 2014 alle 12.30. Pianse subito, destando lo stupore di tutti e ricordo che la ginecologa esplose di gioia dicendo: “Imma! Senti come piange!”. Mi fu confermata purtroppo la diagnosi ma la mia bambina era viva! Era nata! Ed ecco il primo miracolo: respirava da sola e piangeva! Il suo pianto fu un inno alla vita! Poi ricordo che la lavarono, le fecero il calco della mano e del piedino, scattarono le foto e la portarono dal papà che aspettava di conoscerla. Restammo soli noi tre e poi celebrammo il battesimo con il rito completo (che io desideravo tanto) nella stanza che ci avevano riservato circondati dall’amore dei familiari e delle madrine, Titti e mia sorella Anna. Un rito bellissimo! Potei provare anche la gioia di attaccare al seno mia figlia, tenerla con me, farla vedere ai parenti. È stato un dono grandissimo!

E poi Imma la vera sorpresa: Martamaria vive cinque giorni…

Sì, Martamaria è vissuta per cinque giorni tra l’amore e le coccole di tutti. Conservo le fotografie di quando stringeva il dito a me e mia sorella, non è vero che questi bambini non sentono nulla, che non provano nulla.
Ricordo che un giorno Assia, l’ostetrica, venne a farmi visita insieme ad un dottore, io ero in stanza con le mie sorelle, c’era Martamaria con noi e stavamo ridendo e chiacchierando. Quando uscì lui le disse. “Assia lì dentro stanno ridendo! La bambina sta morendo e la mamma sorride, si respira una tale gioia!”. In quel momento stavamo festeggiando la vita, la grazia di aver potuto conoscere la bambina, di averla accolta, abbracciata.
Ogni volta che me la portavano gelata e debole appena la prendevo in braccio e la stringevo al petto si rianimava. E anche l’ultima notte fu così, solo che cominciai a notare che ogni volta ci voleva più tempo per farla riprendere e allora capii che era arrivato il suo momento e chiamai mio marito. C’era Franca con noi, l’infermiera che mi era sempre stata accanto. Eravamo solo noi tre, e finalmente trovai la forza per dire a nostra figlia che io e il suo papà eravamo pronti, che poteva andare perché noi eravamo felici di averla conosciuta e amata, che ringraziavamo Dio di averla avuta per 5 giorni e infatti alle otto di mattina Martamaria nacque al cielo. Il giorno dopo era ancora più bella. Il volto di un angelo.

Leggi anche: Le 5 famose bugie che fanno sembrare l’aborto la soluzione migliore

Come è stato il suo funerale?

Il suo funerale è stato una festa, animato dai canti della mia comunità carismatica e dalla preghiera di tutti. La chiesa era piena di persone e il Signore mi donò anche la forza di leggere una lettera che avevo scritto a fatica per l’occasione.
Rifiutando l’aborto terapeutico per mia figlia Martamaria ho potuto donarle insieme a Giacinto e ai nostri cari amore e cura. L’abbiamo fatta sentire accolta, voluta, amata, protetta. Ha ricevuto il battesimo e il funerale, le abbiamo dato la dignità di essere umano che spetta a tutti e che l’aborto atrocemente elimina. Sono grata a Dio per tutto questo, per avermi fatto sperimentare la gioia piena di cui mi aveva parlato la mia amica Titti, la Sua consolazione immensa, la certezza della vita eterna. Mia figlia è nata, vissuta, morta ed ora si trova viva in cielo.

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