Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

I 5 giorni (pieni) di vita di Martamaria

©Imma Cardarano
Imma Cardarano e la figlia Martamaria
Condividi

La testimonianza di Imma e Giacinto che rifiutano l’aborto terapeutico e accolgono la loro bambina affetta da una patologia incompatibile con la vita

Clicca qui per aprire la galleria fotografica

Cosa hai provato in quei primi momenti?

All’inizio è stata dura. Pensavo che la felicità vissuta nei primi mesi di gravidanza non potesse tornare mai più. Ricordo che quando il medico mi diede la notizia dissi a Dio: «Signore, adesso solo tu mi puoi sostenere in questi nove mesi». Avevo dentro la convinzione che Lui mi avrebbe fatto il dono di partorire la mia bambina viva, sentivo nel cuore questa certezza e gli ripetevo nelle mie preghiere: «Solo Tu mi puoi aiutare, da sola non posso farcela». Non posso negarti di aver pensato, soprattutto all’inizio, perché questo fosse capitato proprio a me, perché proprio a noi: «Dopo diverse situazioni non facili me la potevi risparmiare questa, Signore». Ci parlavo così, a cuore aperto.

Leggi anche: “Se avessi abortito mio figlio credo che non mi sarei ancora ripresa”

E dopo cosa accadde?

Il mio ginecologo ci sosteneva, mi seguì fino al quarto mese e poi mi consigliò di cercare una struttura adeguata dove partorire. Io scelsi l’ospedale Villa Betania di Napoli. La gravidanza a parte le nausee fisse (come per il primo figlio) e i dolori tradizionali procedeva bene, non presentava nessuna delle complicanze più comuni nei casi come il mio. Ad esempio in queste situazioni si crea un eccesso di liquido amniotico, ed invece a me non accadde nulla di tutto questo. Dopo l’estate cominciai a informare i familiari e gli amici della patologia di cui era affetta la nostra bambina. Lo dissi anche a Titti, ci conoscevamo da vent’anni e sapevo cosa aveva vissuto con Benedetta. Le mandai un messaggio e lei mi rispose: «Imma domani sono da te». La mattina dopo infatti venne a casa mia. Lei era inspiegabilmente gioiosa: continuava a dirmi “che bello!”, “adesso proverai anche tu la gioia piena che ho provato io”. La bloccai subito dicendo: “Titti non sono ancora nel momento della gioia piena, io sto ancora salendo il calvario. Può darsi che poi sarà come dici tu ma ora non sento questa gratitudine”. Poi Titti mi spiegò che dopo la sua esperienza con Benedetta stava cercando di portare la Comfort Care a Villa Betania, un percorso di accompagnamento per le famiglie in attesa di un figlio a cui viene diagnosticata una condizione assolutamente incompatibile con la sopravvivenza.

Come è stata l’esperienza della Comfort Care? Sei stata la prima paziente ad aver avuto accesso a questo servizio prezioso.

All’inizio la Comfort Care a Villa Betania non è stata molto semplice, era la prima esperienza, avevamo molte persone contro. Mi ricordo che quando feci la visita dallo psicologo lui mi chiese come mai avessimo scelto di non praticare l’aborto terapeutico. Al che Io risposi semplicemente che ero incinta e la mia bambina era viva. Lui voleva accertarsi che fossi lucida e convinta della mia scelta, oltre che comprendere come mai avessimo individuato proprio Villa Betania. La mia risposta che era l’ospedale più vicino a casa e quindi più comodo per il parto gli sembrò troppo razionale ed indicativa che non stessi bene. Io non potevo star bene perché sapevo che mia figlia sarebbe morta, ma ero comunque razionale perché desideravo accoglierla nel migliore dei modi. Il progetto della Comfort Care stava appena prendendo piede e molti non erano ancora favorevoli all’iniziativa. Ricordo che il primario di neonatologia durante le ultime visite mi disse che ero una donna molto egoista perché avevo espresso il desiderio di far vedere la bambina ai miei familiari. A suo parere non avrei dovuto perché la piccola sarebbe nata come un mostro. Io risposi: «Dottò sentite, il mio desiderio è questo. Voglio far conoscere nostra figlia, ma non vi preoccupate che se pure dovesse nascere bruttissima o mostruosa come dite voi, nessuno di noi la guarderà con i vostri occhi, sicuramente verrà guardata con gli occhi dell’amore e tutta questa bruttezza passerà». Inoltre richiesi di non praticare alcun tipo di accanimento terapeutico sulla bambina per tenerla in vita dopo la nascita.

Chi ti è stato accanto in questo momento così delicato e difficile?

La mia famiglia e quella di mio marito mi sono sempre state accanto, io non sono stata mai sola nemmeno un giorno. Le mie sorelle erano sempre con me. La preghiera mi aiutava molto, faccio parte di un gruppo carismatico quindi la mia comunità veniva a casa per pregare tutti insieme. Ci siamo aggrappati alla fede. Quando non sentivo muoversi Martamaria temevo per la sua vita e vivevo con il desiderio di vederla nascere. E pensare che subito dopo la diagnosi della sua malformazione avevo sperato che la bambina non arrivasse al parto, ma mi resi subito conto del peccato che stavo commettendo schiacciata dalla sofferenza.

Leggi anche: Disse no all’aborto. Forse verrà riconosciuta santa

Dove avete trovato la forza per affrontare questa grande prova?

Quando mi dicono “siete stati forti”, rispondo che non è vero. Nessuno è stato forte. Abbiamo abbracciato la croce perché non potevamo fare altrimenti. Io non ho accettato passivamente questa situazione, continuavo a chiedere: “Signore cambia l’acqua in vino!”. Perseveravamo nella preghiera, nel chiedere preghiere, nella speranza del miracolo della guarigione completa di mia figlia. Sono stata in pellegrinaggio a Collevalenza, mettevo l’olio benedetto sulla pancia, l’acqua santa di Gerusalemme.

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.