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Come essere una femminista mi ha avvicinato a Dio

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Samantha Povlock - pubblicato il 20/06/17

Per qualche miracolo, e forse con un po’ di fortuna (o piuttosto grazia), ho deciso di cercare Dio. La mia logica disperata ragionava sul fatto che, visto che ero già vulnerabile, non c’era motivo per cui non potessi permetterGli di unirsi a me. Alla fine ero abbastanza debole per essere umile. Forse è questo che intendeva San Paolo quando ha scritto “la mia potenza è portata a compimento nella debolezza… perché quando io sono debole, allora sono forte” (12 Cor 12, 9-10).

Il femminismo, per sua definizione, è la convinzione che uomini e donne siano uguali, ma in quei momenti di vulnerabilità Dio mi ha rivelato qualcosa – non ci credevo. Nell’intendere emozioni e vulnerabilità come una debolezza, ho visto queste qualità femminili come qualcosa che rendeva le donne inferiori.

E allora è risultato che Dio, dopo tutto, era un femminista molto migliore di me.

In quel periodo della mia vita mi sono imbattuta in tutto un nuovo mondo di pensiero – il femminismo cattolico. Non era il movimento femminista moderno che vedeva la femminilità come una debolezza e sosteneva che le donne dovessero diventare mere imitazioni degli uomini. No, questa branca del femminismo mi sfidava a riconoscere che non ero come gli uomini, e forse questa era la mia forza.

Persone come Santa Edith Stein, San Giovanni Paolo II, Helen Alvaré, Lisa Cotter, Catherine Pakulak ed Erika Bachiochi hanno tutte alimentato questa fame crescente che avevo per la verità – per la verità sulle donne e su me stessa.




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Dio sapeva che ero una femminista. E sapeva che per quanto credessi che le donne sono potenti e forti non sapevo perché lo fossimo, il che voleva dire che non potevo abbracciare la profondità della mia forza. Una forza autenticamente femminile.

Mi ha insegnato che mi conosceva meglio di quanto mi conoscessi io.

Il nostro è un Dio amorevole. È un Dio che ha fiducia. Ha affidato a una donna la parte più vulnerabile di sé – suo Figlio –, il tutto per poterci incontrare nella nostra vulnerabilità. Per aiutarci a diventare le versioni più forti, più gioiose, più autentiche di noi stessi.

Ora finalmente confido nel fatto che mi aiuterà a farlo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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femminilitàfemministefragilitavocazione femminile
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