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Viaggio dietro le quinte della spettacolare Infiorata di Genzano

Antoine Mekary | ALETEIA
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“La pigna ha tre colori!”. Brillano gli occhi di Gino, quando si immerge nei colori delle piante e dei fiori che deve preparare per l’Infiorata. Scoprire a 70 anni che dalla pigna si possono ricavare ben tre colorazioni diverse – una dalle squame, una dai pinoli e una dal cuore legnoso – non ha prezzo. E poi la corteccia del pino: “Quando viene tritata diventa di un rosso particolare”. E il granturco, la crusca, il riso, il bosso (o mortella).

Genzano è uno dei borghi dei Castelli Romani, ed è famoso proprio per l’Infiorata, una manifestazione artistica legata alla festa religiosa del Corpus Domini. In quei giorni della festa la strada principale del paese si copre di quadri “dipinti” con petali di fiori, e altre parti delle piante. Una tradizione antica oltre 200 anni, qui, trasmessa di padre in figlio.

Infiorata di genzano di Roma June 16, 2017
Antoine Mekary | ALETEIA
Gino è lo storico capo-cantiere, e lui stesso ha cominciato da bambino, negli anni del dopo-guerra, unendosi agli uomini che andavano per boschi e campi a raccogliere erbe, bacche, arbusti e fiori. Il cantiere è la parte più dura del lavoro, richiedendo molta manodopera. Ma non mancano gli aspetti creativi. “Bisogna imparare dove andare a raccogliere, i colori, come lavorare le piante e conservarle.

Con Gino passiamo in rassegna il materiale. Nei magazzini del Comune vengono custoditi grandi sacchi i materiali più resistenti e non deperibili. Fiori e finocchiella arrivano invece solo un paio di giorni prima della festa e vengono custoditi nelle fresche gallerie di tufo, che una volta erano cave.

Quando arrivano i fiori bisogna far presto, per non farli deperire. Servono circa 70/80 persone per dividere i petali dallo stelo, in gergo “spelluccamento”. Oggi si usano quasi esclusivamente garofani e ginestre, i cui petali sono più grandi e maneggevoli, ma una volta la varietà era più ampia. Per farsi un’idea, per coprire un metro quadro di strada servono 250/300 garofani.

Gino ha sempre cercato di mantenere una atmosfera di amicizia in cantiere. Lui stesso, che era ristoratore, cucinava ogni sera per chi lavorava. Un tempo si sentiva cantare mentre si “spelluccavano” i fiori, oggi non più, così come si è persa la “gratuità” legata al lavoro.

Ma la passione non è venuta comunque meno. Lo stesso Gino ha cresciuto alcuni ragazzi, insegnandogli i “segreti” del mestiere, e oggi a loro volta portano avanti questo lavoro bello e impegnativo. Oggi Gino è passato in cantiere, aprendoci le porte di una tradizione, come tornare a casa.

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