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Usare il confessionale è antiquato?

Shutterstock- Bielikov Vadym

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 16/06/17

Perché la Chiesa richiede l’uso del confessionale?

La plurisecolare esperienza pastorale della Chiesa, soprattutto dal Concilio di Trento (XVI secolo), ha suggerito e consolidato, col passare del tempo, la creazione di questo spazio specifico di riconciliazione.

Questo spazio è pensato non solo per difendere la dignità dell’azione sacramentale e il buon nome sia del sacerdote che di chi si confessa, ma anche per favorire l’imparzialità del sacerdote e l’obiettività, senza condizionamenti, del fedele.

La struttura del confessionale favorisce la conversazione privata perché il sacerdote non ha motivo di conoscere o vedere il penitente, e la facilita perché la grata esistente tra il sacerdote e il fedele serve per salvaguardare la necessaria discrezione e anche, ovviamente, a garantire il diritto di tutti i fedeli di confessare i propri peccati senza dover rivelare necessariamente la propria identità.

È per questo che nessun confessore (neanche il Papa) può costringere il penitente a identificarsi o indicare il fatto di farsi vedere come condizione per l’assoluzione.

La confessione come giudizio e come sacramento esige unicamente l’accusa verbale dei peccati e la conseguente assoluzione, sempre verbale (parole direttamente percepibili). È per questo che non si esige che il sacerdote e il penitente si vedano.

Il confessionale evita il pericolo di compromettere a livello emotivo e affettivo le persone coinvolte, il che può intaccare il carattere soprannaturale di una cosa che è seria e sacra.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
confessionaleconfessione
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