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Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza

ORASACCHIOTTO

Pixabay/CC

Costanza Miriano - pubblicato il 16/06/17

Ma veniamo al cuore della questione, il vero nodo centrale. Padre Martin dice a Repubblica che il suo libro è molto moderato e non sfida alcun insegnamento della Chiesa. Ma poi dice “Se una certa percentuale di umanità nasce gay”… E certo, da lì discende tutto il resto. Se una persona nasce con attrazione sessuale stabile e prevalente verso lo stesso sesso, come può la Chiesa continuare a dire che praticare questa attrazione è peccato? Che Dio sadico è, uno che mette nel cuore un affetto e impedisce di viverlo? Mi riecheggiano esattamente le parole della lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali scritta dalla Congregazione per la dottrina della fede: “essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta si nega che sia così”. Ecco, questo è uno di quei casi. Si dice che si vuole tendere un ponte verso la comunità lgbt ma si sta sovvertendo in modo non dichiarato il Magistero della Chiesa, e va bene che padre Martin è un sacerdote, ma deve obbedire anche lui alla Congregazione per la dottrina della fede. La Chiesa afferma che non esiste alcuna base scientifica per affermare che esista una base genetica per l’attrazione omosessuale. Lo afferma chiarissimamente.

Trovo profondamente scorretto dire di voler semplicemente accogliere le persone, mentre si cerca di alterare la verità (a meno che a quella verità non si creda fino in fondo). Il Comitato su matrimonio e famiglia della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti scrisse nel 1997 il documento Always our children che tentava di fare un’operazione simile a quella di padre Martin, dando per scontato che l’omosessualità “viene vissuta come qualcosa di dato, non di scelto liberamente”. La Congregazione per la Dottrina della fede sottolineò con fermezza massima gli errori del documento: “dovrebbe essere ritirato e pubblicamente ripudiato dai vescovi”. James Martin ha affermato una sua opinione senza fondamento scientifico e non sostenuta dalla massima autorità della Chiesa in merito, anzi severamente condannata (di Always ou children la Congreazione per la Dottrina della Fede scrive: “il documento è così profondamente viziato da quasi ogni punto di vista – teologico, antropologico, dottrinale, psicologico, fisiologico, catechetico, metodologico e persino stilistico – da non essere emendabile”. Una bocciatura senza appello, totale). Spacciarla per desiderio di accogliere è sleale. Accogliere vuol dire fare un corpo a corpo contro il dolore dell’altro, vuol dire non arrendersi al fatto che si condanni a rapporti non liberanti e non di vero dono, ma di autocompiacimento (sempre parole di Ratzinger). Anche noi siamo con Francesco quando dice che non possiamo giudicare un omosessuale che cerca Dio, cioè ha detto gay, ma l’italiano e l’inglese non sono lingue sue, comunque è evidente che la parte più importante della frase sia “che cerca Dio”. Ci sembra che i soli a combattere a fianco delle persone che provano attrazione per lo stesso sesso siano quelli che li sanno guardare come persone, che non si rendono complici di alto tradimento nei confronti della loro persona, una persona che è molto più grande e più preziosa della loro attrazione sessuale.




Leggi anche:
Il coraggio di amare le persone omosessuali

p.s. Consigliatissima la lettura del memorabile articolo di don Dariusz Oko, Con il Papa contro la omoeresia, letto grazie a Roberto Marchesini e al suo indispensabile, documentatissimo, inattaccabile, accoglientissimo, delicatissimo Omosessualità e Magistero della Chiesa, Comprensione e speranza, Sugarco.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE TRATTO DAL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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Tags:
accoglienzalgbtomofobiaomosessuali
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