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Propongo di mettere una tassa sulla parola accoglienza

ORASACCHIOTTO
Pixabay/CC
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Così, se ha un prezzo, ci aiuta a riflettere sul suo vero valore

Ma soprattutto, esiste davvero nella Chiesa una persona che prova attrazione per lo stesso sesso, a cui sia stato detto “non puoi venire a messa, o non puoi fare la comunione neppure se vivi castamente”? Esiste uno solo che sia stato cacciato da un confessionale? Certo, se si milita attivamente per promuovere l’aborto, la ricchezza disonesta, le relazioni fuori dal matrimonio o quelle omosessuali non si potrà pretendere di insegnare a nome della Chiesa, ma si tratta banalmente di logica: se insegni cose diverse dal magistero della Chiesa insegnale pure, ma a nome tuo, non a nome della Chiesa. Lo stesso se vivi una condizione esistenziale apertamente in contrasto con la Chiesa e non hai la pur minima intenzione di emendarti.

Ma veniamo al cuore. L’articolo parla di accoglienza verso le persone, e su questo dobbiamo migliorare tutti (sui social arrivano certe legnate in nome della misericordia, per dire). Ma non è quello che dice il titolo del libro di padre Martin (il libro non è ancora uscito in italiano), che parla invece di comunità lgbt. Cioè di militanti. Usa anche la parola gay, che la Chiesa non può accettare, perché connotata ideologicamente. Gay vuol dire allegro, brillante, ed è una parola che implica un preciso atteggiamento esistenziale. Non indica chi prova attrazione verso lo stesso sesso, ma chi questa attrazione decide di praticarla, e per questo è “contento”. La Chiesa non può smettere di annunciare che questo, semplicemente, non è vero, e credo che neppure padre Martin lo sostenga, visto che dice “E sicuramente ci sono dei santi canonizzati dalla Chiesa che avevano un orientamento omosessuale. Questo non significa che fossero sessualmente attivi, ma solo che alcuni di loro avevano un orientamento omosessuale.” Anche io, per dire, credo di conoscere un santo che prova attrazione verso il suo sesso, ma non la pratica. Sono certa che mi precederà nel regno dei cieli. Infatti lui si incavola come una biscia se sente parlare di comunità lgbt. Non vuole essere considerato una categoria, non vuole militare per affermare il suo diritto a peccare, e quindi a stare male (perché il peccato non offende Dio nel senso che intendiamo noi, gli dispiace perché fa male a noi, e lui ci ama). Il mio amico santo milita, piuttosto, per aiutare le altre persone a vivere la fede cattolica, cioè una relazione personale sempre più stretta con Gesù Cristo, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. E il peccato è quello che ci allontana da questa relazione, che è l’unica che può rispondere a tutti i desideri del nostro cuore. La Chiesa è chiarissima nel suo Magistero, distinguendo l’inclinazione dagli atti.

Ovviamente questo discorso deve interessare solo a chi crede che la relazione con Gesù Cristo (che è vivo oggi, non “se fosse vivo oggi” come dice Rodari), sia la cosa più decisiva della tua vita. Chi non se ne interessa come la stragrande maggioranza della gente che sta al mondo, compresa quella che si dice formalmente cattolica, perché si preoccupa di quello che dice il catechismo? Io se un buddista dice che con la mia vita non sarò felice non me ne curo. Al massimo lo ringrazio dell’interessamento. Ovviamente la Chiesa non impone il suo punto di vista, come non dovrebbe imporlo il governo (al contrario introdurre il reato di omofobia, cioè mandare in carcere chi la pensa come il Catechismo, questa sì che è violenza, dittatura da far impallidire le fantasie di Orwell).

Trovo scorretto e intellettualmente molto disonesto dire che si è deciso di scrivere un simile libro – che, ripeto, non è ancora uscito e che sto giudicando da un’intervista – dopo la strage di Orlando nel locale frequentato da persone omosessuali. Trovo scorretto usare quell’episodio di cronaca per dire che la Chiesa deve essere più compassionevole. L’assassino non era cattolico, si è detto anche che fosse lui stesso un frequentatore del locale. La Chiesa non c’entra niente, anzi i miei amici con attrazione verso lo stesso sesso hanno trovato proprio dentro la Chiesa il bandolo per sbrogliare i nodi interiori e trovare la pace (per esempio attraverso Courage). Questa è la vera accoglienza. Noi crediamo che la via che ci indica la Chiesa sia l’unica per la felicità, e che i comandamenti non siano un obbligo ma un regalo. Che diritto ha un uomo di togliere a un altro il regalo di Dio?

Come al solito la Chiesa arriva a saldi finiti. Padre Martin parla di emarginazione, di ultimi, per le persone con attrazione verso lo stesso sesso? Ma dove li vede? Non so dove abbia vissuto, ma qui in occidente quelle persone hanno spesso posti di potere, popolano i piani alti della comunicazione, salgono e trionfano sui palchi degli spettacoli più importanti, organizzano cortei del loro orgoglio che non sono affatto boicottati, anzi, tutto il mondo dell’informazione dà una visibilità del tutto sproporzionata rispetto alle dimensioni dell’evento. Entrano nelle scuole, nei posti di governo, il trionfatore delle elezioni francesi va nelle scuole a dire che si possono avere due padri o due madri (bugia: un bambino nasce da un maschio e da una femmina). Sono così ricchi da potersi permettere di comprare ovuli e affittare uteri (e se Gesù tornasse oggi sulla terra col suo corpo umano forse andrebbe a cena con i bambini privati della mamma dagli affittuari di uteri, chissà). Sono, cito Papa Francesco, una lobby potentissima in Vaticano. I social li corteggiano li coccolano li vezzeggiano. I motori di ricerca dedicano loro arcobaleni e lustrini. Sono il nuovo conformismo di massa.

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