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Uno scienziato può essere cattolico? Una storia di conversione

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Robert Kurland - pubblicato il 15/06/17

Un fisico racconta come ha trovato la fede

È terribile cadere nelle mani del Dio vivente
Ebrei 10, 31

Visto che sono un fisico, qualche settimana fa il nostro diacono mi ha dato gentilmente un ritaglio di giornale relativo a un incontro della Società degli Scienziati Cattolici (Society of Catholic Scientists, SCS) svoltosi di recente a Chicago. Essendo un membro della SCS sapevo dell’evento, ma purtroppo non avevo avuto la possibilità di parteciparvi.

Dopo aver letto l’articolo sono rimasto colpito da una cosa: perché un incontro di scienziati che guarda caso sono cattolici romani dovrebbe essere talmente interessante da ricevere quella copertura? La definizione “scienziato cattolico” è un ossimoro?

La risposta è “No”, e ci arriverò, ma prima permettetemi di offrire un po’ di background biografico. Pur avendo due rabbini come bisnonni, sono cresciuto da ebreo secolare. Credevo, a modo mio, in un Creatore – la mia passione adolescenziale era l’astronomia, e visitando il planetario locale e costruendo un telescopio riflettore ho capito istintivamente le parole del Salmo 19, “I cieli narrano la gloria di Dio”. Quando da universitario un’estate ho lavorato con il Servizio Forestale degli Stati Uniti a Yosemite, mi stendevo sotto i grandi alberi pieno di stupore per l’opera del Creatore.

Non è stato il mio background ebreo a impedirmi di cercare una fede più personale in Dio. L’ostacolo era piuttosto la mia convinzione che la scienza potesse spiegare tutto ciò che una persona aveva bisogno di sapere sul mondo. Ritenevo che l’universo, con stupore e meraviglia, potesse essere la creazione di una divinità, che però non sarebbe stata un Dio vivente.

All’epoca non mi preoccupavo della filosofia della scienza – perché funzionava, quali erano i suoi limiti. Ero quasi egoisticamente devoto al mio lavoro, ed ero certo che se c’erano cose non ancora spiegate dalla scienza – come l’amore e la moralità –, quest’ultima le avrebbe spiegate presto.

Crescendo sono accadute delle cose che mi hanno spinto a cercare sostegno al di fuori del mio lavoro. Attraverso il felice intervento dello Spirito Santo, sono stato spinto a leggere Who Moved the Stone, di Frank Morison. Leggendo questo resoconto dei giorni che hanno portato alla crocifissione di Cristo e di quelli successivi, mi è sembrato che una giuria imparziale di fronte alle sue argomentazioni avrebbe trovato che i resoconti biblici della Resurrezione erano veri al di là di ogni ragionevole dubbio.




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Quello che mi ha colpito ancor di più è stato il fatto che questo manipolo di personaggi del Nuovo Testamento non particolarmente istruiti – pescatori, esattori, donne – fosse riuscito a ridurre al silenzio filosofi greci e studiosi ebrei, e poi a diffondere la fede cristiana nel mondo romano sopportando difficoltà, dolore e morte. Devono essere stati sicuramente ispirati da incontri con Gesù risorto, e dalla voce interiore dello Spirito Santo.

Mi è anche venuto in mente che se il racconto evangelico della Resurrezione era attendibile allora il resto veniva da sé, in particolare le parole di Gesù quando dava le chiavi del Regno a Pietro, fondando così la Chiesa cattolica. Di conseguenza, la religione cristiana a cui mi sarei convertito doveva essere quella cattolica romana.

Devo sottolineare che tutto questo processo di comprensione e conversione è stato caratterizzato da un decision making razionale – non ci sono state visioni o voci. Ho deciso di diventare cattolico, sapendo che mia moglie, cattolica da sempre, ne sarebbe stata felice e i miei amici scienziati sarebbero inorriditi. Già immaginavo i pettegolezzi: “Cos’è successo al vecchio Bob?”, “È impazzito?”

Ad ogni modo, sono andato dal parroco di mia moglie e gli ho detto: “Voglio diventare cattolico”.

Ci sono delle categorie nel mio nuovo sistema di credenze, per cui – tornando alla questione degli ossimori – voglio spezzare la questione in diverse parti: in cosa deve credere uno scienziato cattolico?

Credere in un Dio creatore

Come ho detto, perfino da adolescente agnostico ammettevo che qualsiasi cosa avesse creato il mondo aveva fatto una cosa splendida. Ci sono probabilmente molti scienziati che hanno provato lo stesso. Non ogni scienziato crede che le quantità astratte delle equazioni – gravità, fluttuazioni quantistiche – siano stati gli agenti della creazione. Penso che sia probabile che molti scienziati, se pensano a Dio, abbiano la stessa nozione che aveva Einstein: “Der Alte”, un Dio creatore ma impersonale.

Credere in un Dio personale

Nei molti anni prima della mia conversione sono arrivato lentamente a credere che dovesse esserci un Dio personale, che si prendeva cura di noi. Altrimenti il mondo non avrebbe senso.

La conversione per me non è stata un processo definito nettamente. Prima della conversione agnostico, dopo la conversione credere pienamente in tutti i dogmi e le dottrine della Chiesa. In che modo la mia fede è cresciuta e si è trasformata?

Credere in Gesù Cristo e nel dogma cattolico

Negli anni della mia iniziazione cristiana, quando sono stato catechizzato prima di essere battezzato nella Veglia pasquale, ho espresso dei dubbi su alcuni dogmi della Chiesa, soprattutto il più fondamentale, la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Da fisico, trovavo difficile capire come le molecole che rappresentano l’ostia e il vino potessero essere trasformate in molecole che costituiscono carne e sangue, e all’epoca non sapevo cosa si intende con i concetti aristotelici di “sostanza” e “accidenti”. Il saggio sacerdote che mi stava catechizzando, padre McA, mi ha chiesto: “Credi nella Resurrezione di Gesù Cristo e nella sua nascita verginale?”

Ho detto: “Certamente. È per questo che sto diventando cattolico”.

Ha aggiunto: “Se riesci a credere in due miracoli, perché non di più?”

Ho trovato grande senso in quella risposta, ma alla fine la mia fede nella realtà dell’Eucaristia è derivata non dall’impegno intellettuale, ma dalla musica.




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Varie settimane dopo che padre McA mi aveva parlato dei miracoli, la parrocchia ha organizzato una Devozione delle Quarant’Ore, e io e gli altri catecumeni siamo stati invitati a partecipare all’Adorazione del Santissimo Sacramento.

E allora è successo. Mentre l’ostensorio veniva portato in processione e si intonava il Tantum Ergo, ho letto queste parole: “Præstet fides supplementum, Sensuum defectui”.

Grazie al latino che avevo imparato al liceo ho capito cosa volesse dire: “La fede supplirà alle mancanze dei sensi”.

È stato così. I miei occhi si sono riempiti di lacrime mentre capivo che quell’ostia davanti a me era davvero il Corpo di Cristo – un mistero che va al di là della scienza e della filosofia. La mia fede.

San Tommaso d’Aquino ha scritto grandi opere di teologia e filosofia, ma forse il suo strumento di evangelizzazione più efficace sono stati i suoi inni, che hanno raggiunto moltissime persone.

Con il tempo sono arrivato a immaginare la mia fede cattolica come un albero, profondamente radicato nel fondamento della fede; il terreno è il fatto del credere nel Dio Trino che alimenta la mia fede cattolica, e le radici del mio credere sono il dogma e le dottrine di quella fede.




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[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
fede e scienza
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