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Si possono sposare insieme cattolici e musulmani? Sì, ma a queste condizioni

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Brian Ambrozy CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 15/06/17

Il percorso di discernimento va a buon fine se c'è un profondo rispetto delle rispettive fedi

Nel momento in cui tornano all’attenzione i matrimoni tra persone di fedi diversi, anche per i matrimoni tra cattolici e musulmani il criterio guida è quello ribadito in Amoris laetitia: valutazione caso, per caso, discernimento, sguardo benevolo e accogliente.

Che non significa negare i problemi esistenti – che sono molto spesso tanto gravi e complessi da risultare insuperabili – ma non significa neppure esprimere pregiudizi ed emanare sentenze prima di conoscere la situazione reale che varia, appunto, tra coppia e coppia (Avvenire, 14 giugno).

Le “Indicazioni della Presidenza della Conferenza episcopale italiana – I matrimoni tra cattolici e musulmani in Italia” (2005) e gli “Orientamenti per la preparazione al matrimonio e alla famiglia” (2012)  sono i due documenti in cui la Chiesa affronta il matrimonio tra cattolici e musulmani.

PRUDENZA E DISCERNIMENTO

Le esperienze maturate in questi ultimi decenni e le differenze obiettive di tipo sociale e culturale legate ai diritti e ai doveri dei coniugi, alla differente visione del ruolo della donna, alle interferenze dell’ambiente familiare d’origine, alla patria potestà e agli aspetti patrimoniali, scrive ancora Avvenire, confermano la necessità di uno sguardo prudente e di un discernimento che non può essere né emotivo né superficiale.

“DA SCONSIGLIARE”

Quando poi dal piano socio-culturale passiamo a quello religioso, il divario si fa ancora più consistente. Se è indubitabile l’esistenza di alcuni punti di convergenza tra la visione del matrimonio cattolico e quello islamico, è altrettanto vero che le differenze sono però tanto profonde, sostanziali e spesso insuperabili da far dire ai vescovi italiani – nel documento del 2005 – che in linea generale questi matrimoni sarebbero da «sconsigliare o comunque da non incoraggiare».


ISLAM CATTOLICESIMO

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IL “FRENO” DEL CORANO

Il dovere del discernimento ci obbliga però a ricordare che, secondo il Corano, un uomo musulmano può sposare una “donna del Libro” (cioè cristiana o ebrea) mentre una musulmana non può sposare un “politeista” (Corano 5, 5) o un “miscredente” (Corano 2, 221), categorie all’interno delle quali sono annoverati anche cristiani ed ebrei. A meno che cristiani ed ebrei siano disposti a sottoscrivere la “shahada”, cioè la dichiarazione di fede islamica.

Non si tratta di una semplice formalità ma di un autentico atto di apostasia della fede cattolica e di adesione formale alla fede islamica con tutte le conseguenze anche civili collegate. Non deve stupire quindi il fatto che sia davvero esiguo il numero di uomini cristiani che sposano donne musulmane.

MATRIMONIO SACRAMENTO

Anche per il caso opposto però – donna cristiana che sposa un uomo musulmano – i problemi esistono, eccome. Innanzitutto sul piano della fede. Il matrimonio sacramento – segno della grazia divina, sorgente di ispirazione valoriale, percorso di santificazione a due – è qualcosa di non sempre comprensibile per l’islam, anche se i concetti di rispetto, affetto e misericordia tra gli sposi si ritrovano anche nel Corano.




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Comunque, se davvero la volontà di sposarsi è così forte e il discernimento va a buon fine, allora vanno seguite queste 12 regole fondamentali per il matrimonio tra una persona di fede cattolica e una di fede musulmana.

1) MANTENERE LA FEDE CATTOLICA

I due punti fondamentali che la parte cattolica deve esprimere per ottenere la dispensa riguardano l’impegno, insito nel matrimonio, di non abbandonare la fede cattolica e di «fare quanto è in suo potere perché tutti i figli siano battezzati ed educati alla fede cattolica».

2) L’INCONTRO CON IL SACERDOTE

Sul piano concreto, è consigliabile assicurare la libertà di ciascuna delle parti rispetto all’altra anche nelle modalità d’incontro. La parte cristiana dovrà essere ascoltata in un primo tempo da sola. Anche alla parte musulmana, se lo desidera, deve essere riconosciuta la possibilità di incontrare separatamente il sacerdote. Va però ricordato che nelle comunità islamiche non si ha un tipo analogo di cura pastorale.

Quando, dopo i primi colloqui, si valuta conveniente proseguire il dialogo, i successivi incontri potrebbero avvenire con la presenza di entrambi i membri della coppia.

3) ESPERTO DI ISLAM

È auspicabile che il sacerdote che incontra la coppia abbia una certa conoscenza dell’islam, delle sue tradizioni, delle sue pratiche e della concezione islamica del matrimonio, per aiutare a discernere la globalità della situazione.

4) IL DIALOGO CON LE FAMIGLIE

È utile che quanti preparano la coppia al matrimonio possano incontrare la famiglia della parte cristiana. Sebbene auspicabile, è difficile che la parte musulmana accetti di ammettere estranei a discutere del matrimonio con la propria famiglia

5) IL DIALOGO CON UNA TERZA PERSONA

Per la coppia, il confronto con una terza persona è uno specchio talora impietoso, che mette a nudo le parole non pronunciate, i discorsi non affrontati e le possibili illusioni. Nel dialogo personale può emergere il senso delle promesse reciproche e della loro fattibilità, soprattutto se si dovesse decidere in quale luogo risiedere. Il dialogo aperto è anche utile per verificare che il matrimonio non sia sollecitato dalla parte musulmana in vista del raggiungimento di altri scopi, quali l’ottenimento del permesso di lavoro, dell’asilo politico o di vantaggi simili.

6) DIGNITA’ DELLA PERSONA UMANA

Nel documento “Orientamenti per la preparazione al matrimonio e alla famiglia del 2012” si sottolinea ancora che nel percorso di accompagnamento si richiede una conoscenza basilare della religione non cristiana cui appartiene il coniuge non battezzato, ispirata ai principi conciliari e del dialogo interreligioso e alla dignità della persona umana

7) DOMANDE ALLA COPPIA

Al fine di accrescere nei fidanzati la consapevolezza circa le loro intenzioni, è conveniente rivolgere loro anche altre domande.

Circa la religione: Come giudicate i vostri progetti di matrimonio dal punto di vista della fede personale e della pratica della vostra religione?

Circa la cultura: Quale conoscenza avete dei vostri rispettivi Paesi, della loro cultura e delle loro tradizioni?

Circa la famiglia di appartenenza: Come hanno reagito i parenti, gli amici e la comunità al vostro progetto di matrimonio?

Circa la famiglia futura: vi siete scambiati i vostri rispettivi punti di vista riguardo ai figli e al loro numero, alla fedeltà, alla monogamia e alla poligamia, alle proprietà e alle finanze?.

8) IL CORSO PRE-MATRIMONIALE

Se il colloquio giunge a un esito positivo, consolidando la convinzione che sia possibile e opportuno concedere la dispensa dall’impedimento, si inviterà la coppia a intraprendere il consueto cammino di preparazione alla celebrazione del matrimonio.

È il momento in cui invitare la parte cattolica a frequentare il corso di preparazione al matrimonio, spiegando alla parte musulmana che la sua partecipazione, benché non obbligatoria, sarebbe auspicabile per comprendere meglio il significato del matrimonio cristiano.

Qualora la parte musulmana accetti l’invito a prendere parte agli incontri, il parroco può chiederle di spiegare il proprio punto di vista sul matrimonio.

9) LA FORMA LITURGICA

Conclusa la preparazione, la coppia deve essere aiutata a chiarire tutti i risvolti insiti nella scelta di celebrare il matrimonio in forma religiosa. È importante conoscere anche che cosa pensino di un tale matrimonio genitori e parenti della parte musulmana.

Per la forma liturgica della celebrazione del matrimonio, ci si atterrà alle disposizioni contenute nel Rito del matrimonio (cap. III) per quanto concerne le nozze fra una parte cattolica e una parte non battezzata.




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