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Le donne sono “impure” dopo il parto? Che cosa si può fare?

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Ci ripugna anche solo sentirne parlare, ma nella Rivelazione ha un suo posto – biblico e liturgico – anche il rituale di purificazione delle puerpere. Qual è il loro senso teologico e perché farlo ancora oggi

Entra nel tempio di Dio, adora il Figlio della beata Vergine Maria,
che ti ha concesso la fecondità nella prole.

Allora la puerpera entra in chiesa, s’inginocchia davanti all’altare e prega, rendendo grazie a Dio per i benefici ricevuti. Quindi il sacerdote, da solo (ma in persona della donna ovvero di tutta l’assemblea), supplica in greco:

Kyrie, eléison,
Christe, eléison,
Kyrie, eléison.

E prosegue recitando il Padre nostro sottovoce fino alla penultima frase, con la quale si apre un commovente responsorio tra lui – figura di Cristo capo e sposo – e l’assemblea – porzione della Chiesa, sposa di Cristo, e figura del corpo stesso di Cristo:

℣. …e non indurci in tentazione,
℟. ma liberaci dal male.

℣. Salva la tua serva, Signore,
℟. mio Dio, perché spera in te.

℣. Mandale, Signore, l’aiuto dalla tua santa dimora,
℟. e da Sion custodiscila.

℣. Che il nemico non riesca ad avvicinarsi a lei,
℟. e il figlio dell’iniquità non arrivi a farle del male.

℣. Signore, ascolta la mia preghiera,
℟. e il mio grido giunga a te.

Poi, con il consueto dialogo

℣. Il Signore sia con voi
℟. E con il tuo spirito,

si arriva all’orazione finale, con la quale il rito volge alla conclusione.

Preghiamo.
O Dio, onnipotente ed eterno, che mediante il parto della beata Vergine Maria hai tramutato in gioia i dolori delle partorienti cristiane, guarda propizio su questa tua serva, che viene raggiante nel tuo tempio santo per renderti grazie; e concedile di poter giungere con la sua prole, dopo questa vita, per i meriti e l’intercessione della stessa beata Maria, alle gioie della beatitudine eterna. Per Cristo, nostro Signore.

℟. Amen.

Il rito si conclude con l’aspersione finale: il sacerdote asperge con l’acqua benedetta la puerpera ormai purificata

La pace e la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio e  Spirito Santo discenda su di te e vi rimanda sempre.

℟. Amen.

Termine ultimo

Accidenti, che bella! Quanta ricchezza, che profondità! E non mi risulta che con la riforma questa preghiera sia stata ipso facto proibita. È vero che con mia moglie siamo già tornati in chiesa, ma scorro le rubriche e scopro che siamo ancora in tempo a goderci questo momento di preghiera, comunitaria e raccolta: abbiamo tempo fino al battesimo della piccola.

È un vero peccato che la nostra sensibilità sia generalmente poco stimolata da riti simili, e che quasi respinga come un insulto (magari perfino sessista!) il concetto di impurità. Eppure alle puerpere, dall’ospedale, passano una discreta serie di medicinali, implicando che qualcosa da pulire, almeno a livello fisico, vi sia. E quasi nessuno trova da ridire, benché alcuni di quei farmaci risultino anche dannosi per l’allattamento…

La verità è che un’impurità aleggia sempre dentro tutti noi. E una lunga tradizione religiosa che – oltre a indicarcela apertis verbis – ci offre un rimedio a riguardo non ci sta insultando, anzi offre alle nostre anime frastornate e smarrite la consolazione di un rito apotropaico che, essendo radicato nell’efficacia della salvezza di Cristo, funziona davvero. E che si può volere di più, nelle circostanze più belle e felici della vita? Una bugia?

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