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Perché Wim Wenders sta realizzando un film su Papa Francesco?

Odd ANDERSEN / AFP

Jesús Colina - Aleteia - pubblicato il 08/06/17

Risponde l'autore de "Il cielo sopra Berlino", presidente dell'Accademia Europea del Cinema

Perché uno dei più grandi registi contemporanei ha deciso di realizzare un film su Papa Francesco? Wim Wenders, regista de Il cielo sopra Berlino e presidente dell’Accademia Europea del Cinema, ha voluto rispondere personalmente a questa domanda.

L’impatto di Wenders sulla vita di milioni di persone è sorprendente. Basta pensare, ad esempio, all’influenza di film come Paris, Texas (1984) e Così lontano così vicino (1993), o di documentari come Buena Vista Social Club.

Per comprendere il suo impatto anche sulle nuove generazioni è sufficiente pensare che Nada, l’ultima canzone di Shakira, una delle cantanti più ascoltate del pianeta, inizia rendendo omaggio al film di Wenders Il cielo sopra Berlino, presentato 30 anni fa.

Com’è potuto accadere che questo regista al quale sono stati conferiti i premi principali dei festival di Cannes e Venezia e dell’Accademia Britannica (BAFTA) abbia deciso di realizzare un film su Jorge Mario Bergoglio?

L’idea della pellicola, basata su ore di registrazione con il Papa, secondo quanto ha confermato ad Aleteia lo stesso Wenders, è stata di monsignor Dario Viganò, il sacerdote a cui Papa Francesco ha affidato l’opera di riformare e unificare la comunicazione della Santa Sede.


Wenders, Vigano

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“Non avrei mai immaginato di realizzare un film su Papa Francesco. Non ne ha bisogno”, ha spiegato il regista nei giorni scorsi al margine del festival di Cannes. “Non abbiamo bisogno di una biografia dell’uomo. Le sue parole contano, e molto. Fin dall’inizio del suo pontificato, le sue parole hanno contato. È una persona che molti ascoltano, e l’ascoltano in modo diverso. Le sue parole contano ed è un uomo di parola”.

In un incontro con la stampa organizzato dalla Diaconia della Bellezza a Cannes, Wenders ha affermato che quando monsignor Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, gli ha proposto di realizzare un film ne hanno parlato a lungo.

“Alla fine ho deciso di realizzare una pellicola incentrata sulle sue parole. Per questo si intitola A man of his word. Siamo in fase di realizzazione, per cui non posso dire molto di più. Non è il film che conta, ma le sue parole. La pellicola cerca di mostrare perché le sue parole sono importanti oggi, in un mondo in cui molta gente dice un sacco di sciocchezze”.

Il film verrà distribuito a livello internazionale da Focus Features, che fa parte del gruppo NBC Universal, e per il momento non è stato annunciato quando verrà presentato al pubblico.

Come realizzare un film “che conta”?

In questa fase della realizzazione, parlando con qualcuno come Wenders sorge inevitabilmente la domanda: “Qual è il segreto per realizzare un film che conta?”

“Posso parlare come cineasta e come pubblico”, ha risposto il regista. “Come cineasta posso dire che non si può programmare un film che conti davvero. Spesso si va a vedere un film che si ritiene che conti e si esce senza esserne rimasti colpiti. In altre occasioni si va a vedere un film senza sapere di cosa si tratti e si esce rendendosi conto che ha significato molto per la propria vita. Insomma, non è possibile pianificare film che contano”.

“A volte, però, succede qualcosa di miracoloso: un film che conta molto per il regista finisce per essere amato anche dalla gente, e in quel momento sembra come se il film sia qualcosa che si è realizzato insieme, il pubblico e il regista. Provano la stessa cosa”.




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“Credo che l’unica cosa che conta sia quell’unione miracolosa di ricerca di felicità e senso. Tocchi qualcosa nel cuore del pubblico di cui c’era bisogno in quel momento. E per fortuna non è una cosa che si possa pianificare. Dico per fortuna perché altrimenti l’industria produrrebbe solo film che contano”, ha commentato strappando un sorriso a chi lo ascoltava.

“Un film che conta è un piccolo miracolo. Puoi dire che conta solo perché aiuta le persone a vivere meglio, a capire meglio come vivere. Questo diventa una questione complessa ai nostri giorni. Quando vedi un film che conta, esci con la sensazione di aver capito meglio, vedi la vita con altri occhi. Forse questa sensazione durerà solo un’ora, o forse ti accompagnerà per sempre. Per fortuna non si può pianificare. Ho cercato di progettare film che contano. A volte ci sono riuscito. Ho realizzato film che pensavo mi avrebbero attirato molte critiche e invece sono diventati film che contano. Non lo puoi programmare”.

La vocazione del regista

Wenders concepisce la vocazione del regista in questo modo: “Quando una persona realizza un film, quello che sta facendo è comprendere cosa si nasconde dietro le immagini, dietro la superficie. Bisogna grattare la superficie per sapere cosa c’è dietro”.

“Una delle funzioni del cinema è guardare indietro. Non sempre è possibile, non va fatto sempre. A volte, però, il cinema può fare quello che esprime la bella parola ‘trascendere’. ‘Trascendere’ la vita, la realtà, la bellezza, la violenza, tutto questo… e mostrarci cosa c’è dietro. Non fermarsi alla superficie, bella o crudele, dell’immagine”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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