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"Così il pene entra nella vagina". L'assurda lezione di una maestra di quinta elementare

KennyK/Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 08/06/17

Accade a Modena. Genitori in subbuglio.

Si può’ definire educazione sessuale quello che è avvenuto in una scuola elementare di Modena?

Una insegnante della classe quinta della scuola di Sant’Agnese, nel quartiere di Vaciglio, ha tenuto una lezione che sa davvero poco di educativo.

Come scrive La Gazzetta di Modena (8 giugno) ai bambini sono stati consegnati dei disegni in cui si vedono un uomo e una donna nudi e abbracciati, e un testo, che spiega il concetto di “amarsi”: «Quando una donna e un uomo scoprono di piacersi – si legge – desiderano stare insieme, parlano, giocano, fanno passeggiate e vanno al cinema. Talvolta sentono molto forte il bisogno di ricevere e dare tenerezza».

CAREZZE E PAROLE

Proseguendo, il testo diventa però sempre più esplicito nel descrivere il rapporto sessuale dei genitori: «Si baciano e si accarezzano per tutto il corpo – si legge ancora – esprimono con parole affettuose l’amore che provano».

L’ORGASMO

Segue la descrizione dell’atto sessuale. «Allora il pene dell’uomo diventa grande e duro e la vagina della donna si inumidisce: per tutti e due è molto bello quando la donna fa penetrare il pene rigido dell’uomo nella sua vagina. I due – si legge ancora nel testo distribuito in classe – lo fanno muovere avanti e indietro nella vagina e provano un piacere intenso. Sussurrano, ridono felici: sono i rumori che forse qualche volta hai sentito provenire dalla camera di mamma e papà».

Dopo aver spiegato che cosa è l’orgasmo, il documento si chiude quindi ricordando che «alcuni chiamano questi momenti “fare l’amore”, ma a seconda dei Paesi si chiama in tanti altri modi»




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“TU FAI LE STESSE COSE CON MAMMA?”

Parole che hanno lasciato perplessi i genitori degli alunni, come Franco Piacentini, presidente dell’associazione Familiari e Vittime della Strada: «Mio figlio di dieci anni – spiega – è tornato a casa molto incuriosito, dicendo che in classe si era parlato di questi temi e chiedendomi se faccio le stesse cose con la mamma».

«Ovviamente non sapevo cosa rispondere – incalza – perché il testo del documento consegnato ai bambini mi sembra decisamente troppo esplicito, e perché credo che una cosa del genere andrebbe condivisa con i genitori, che così almeno sarebbero pronti a fare i conti con domande come questa… insomma, non è certo l’argomento o il fatto che se ne sia parlato a scuola a preoccuparmi, ma il modo in cui è stato affrontato, tenendo conto che si tratta di bambini di dieci anni».

“SI PERDE IL SENSO DELLA MISURA”

All’esterno dell’istituto, l’imbarazzo era tangibile e pare che la maestra sia stata chiamata a ‘colloquio’ dalla dirigente scolastica. «Qui ci sono insegnanti che perdono il senso della misura – si lamenta un papà – e mi pare un po’ prestino per parlare di certe cose. Bastava un’infarinata sull’apparato riproduttivo senza scendere nei particolari», conclude il genitore (Il Resto del Carlino, 8 giugno).

LA GIUSTIFICAZIONE DELLA PRESIDE

La preside, dal canto, prova a giustificarsi e ribadisce che la richiesta è stata condivisa coi genitori nell’assemblea del 26 aprile: «Vista la comparsa di alcuni comportamenti di curiosità mista a malizia in ragazzini che a 11 anni manifestano i primi atteggiamenti tipici della preadolescenza – scrive – era stato esplicitamente richiesto alle maestre di affrontare il discorso in maniera didattica in modo che ogni genitore potesse poi proseguirlo a casa in modo personale» (La Repubblica, 8 giugno).




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