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Il rossetto nell’Antica Roma? Bacche e sangue di piccione! (Bleah!)

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Vita quotidiana nell'antica Roma, con una matrona romana intenta a farsi acconciare i capelli da una schiava (dipinto di Juan Giménez Martín)

Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 07/06/17

UNGUENTI: LA STORIA DEL “PROFUMO”

«Gli unguenti, gli olii, nascono come medicamento. Il loro uso nasce con gli Egiziani e gli Etruschi. Le donne egiziane che erano molto vanitose usavano fiori intensamente profumati, sminuzzati e mescolati con la cera d’api. Formavano dei piccoli coni che venivano integrati nella acconciatura, in spazi creati appositamente in modo tale che – quando si mostravano in luoghi pubblici – il calore dei raggi del sole li scioglieva emanando così un profumo molto penetrante. Ad un certo punto i romani, attraverso gli scambi commerciali con gli Etruschi, cominciarono a scoprire l’utilità di questi unguenti a scopo medico iniziando a provare i loro effetti terapeutici sui pazienti. Si accorsero che queste sostanze erano quasi tutte profumate e la loro miscelazione creava essenze particolari. L’uso degli unguenti comincia poi ad entrare anche nel rituale funerario della Novena: l’esposizione pubblica del corpo del defunto per nove giorni in modo da permettere a tutti di omaggiare la salma. Si comincia così ad ungere il corpo dei defunti per profumarli, tanto che nascono “gli unguentari” che presto si accorgono che, grazie alla continua manipolazione di questi olii, le loro mani rimanevano sempre profumate, giovani e levigate. Così essi cominciano a studiare e a produrre queste essenze a scopo cosmetico».

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Ricca matrona romana in contemplazione nella sua Villa che domina sul mare, da un dipinto di Pavel Svedomskiy.



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«Le donne patrizie che erano molto vanitose si profumavano e ungevano completamente con l’ausilio di uno strumento apposito, lo strigide, una specie di cucchiaio piegato strettamente ad uncino con cui spalmavano l’olio e tiravano via quello in eccesso per recuperarlo: ciò testimonia quanto fosse caro e prezioso! Le donne più povere usavano piccole anfore di terracotta per conservare il profumo, materiale assorbente che però comportava la perdita di quasi metà del prodotto. Le donne più benestanti avevano a disposizione boccettine di vetro: spesso nei musei le vediamo esposte a forma di uccellino, solitamente con la coda e il becco spezzati perché per usare il profumo dovevano essere rotte. Le donne molto facoltose come quelle della famiglia imperiale usavano delle scatoline di alabastro rivestite di piombo all’interno per trattenere completamente gli olii. Gli uomini ne facevano addirittura più uso delle donne, perché in ambito militare questi unguenti venivano usati come medicamenti per curare ferite più o meno profonde e mantenere la pelle protetta e idratata».

CAPELLI E PARRUCCHE

«I capelli li tingevano solo le prostitute, che li coloravano di rosso, arancio verde o blu. Le donne romane tagliavano i capelli alle loro schiave per prepararsi le acconciature o le parrucche».

Care lettrici di For Her, vi mostriamo un breve video realizzato dalla mia amica Laura e pubblicato sulla sua pagina facebook Flowerista che mostra la preparazione di un unguento a base di lavanda, sale, incenso e olio di mandorla. L’impasto aveva una doppia applicazione: per disinfettare le ferite dei soldati in battaglia – anche se per le lesioni profonde si ricorreva alle resine che proteggevano maggiormente dalle infezioni – e per uso cosmetico: veniva infatti lasciato macerare e poi filtrato per ottenere un olio intenso e profumato.




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