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Un progetto per armare i nostri figli contro la pornografia

PAPA' FIGLIO PUGILATO
LightField Studios/Shutterstock
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Nel documento di presentazione del progetto “Mostrami l’amore” , uno strumento mirato per fronteggiare questa specifica minaccia, concepito e promosso da un’équipe di esperti capitanati dal dott. Scicchitano e animati dalla stessa professionalità e amore per i nostri giovani, leggiamo:

«Prima che siano le società che producono e gestiscono il porno on line a mostrare cosa sia l’amore ai nostri figli secondo i loro interessi e fini, vogliamo farlo noi. E vogliamo farlo bene, partendo dall’interesse e dal bene dei nostri ragazzi. Anche se non sempre lo sentiamo e ce ne accorgiamo, sono loro a chiedercelo. I nostri ragazzi hanno bisogno di un impegno attivo di cura e custodia nei loro confronti. Progetto Pioneer tra suoi obiettivi si pone quello di contribuire a formare una nuova cultura dell’educazione affettivo sessuale. Molti giovani hanno come primo approccio alla sessualità il venire a contatto con immagini e contenuti pornografici, in alcuni casi prima dello sviluppo sessuale, e, quasi sempre, prima di aver stabilito una relazione affettiva significativa».

Temo che ognuno di noi abbia nella sua memoria non troppo remota qualche episodio che coinvolge bambini o preadolescenti che parlano di pratiche erotiche tutt’altro che innocenti. O siamo venuti a conoscenza di  giochi e sperimentazioni molto, troppo simili a vere e proprie pratiche pornografiche.

Sono, siamo assediati.

Dobbiamo proteggerli, armandoli di tutto punto.

E non possiamo più rimandare. Il nostro ruolo, la nostra grande chiamata come madri e padri, come adulti che educano è di introdurre i nostri figli alla verità senza paura, con consapevolezza e coraggio. Gli spazi lasciati vuoti, altrimenti, verranno rapidamente occupati da altri, con intenzioni del tutto disallineate dalle nostre.

Torniamo a Jeeg Robot d’Acciaio. È uscito un bellissimo film, nel febbraio del 2016, un riuscito superhero movie italiano.  Prima di cadere nel Tevere e contaminarsi con materiale radioattivo, il protagonista Claudio è uno spiantato, un po’selvaggio , alimentato a film porno ma con una dirittura morale da vero difensore dei deboli e custode della giustizia. La ragazza in lui vede proprio questo. Sembrava solo un’eccentrica visionaria invece avrà ragione lei…

In questa pellicola c’è una scena che presenta mirabilmente il dramma che possono trovarsi a vivere i nostri ragazzi: lui non sa amare perché l’ha visto fare solo alla maniera dei film porno. Ma soffre nel vedersi deturpare il legame così delicato, intenso e protettivo che lo sta sempre più stringendo alla sua principessa di periferia. «Non conosco l’amore, insegnamelo tu», chiede il ragazzo a disagio con la sua stessa brutalità.

Dal suo accorato appello nasce il nome del progetto.

Perché lo scopo, alto, epico, e necessario fino alle più estreme periferie, è proprio questo: mostrare ai nostri ragazzi che cosa meravigliosa sia l’amore e cosa sia davvero la sessualità. Perché non lo sanno, dicono di saperlo, ma non lo sanno. E ne hanno sete.

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