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L’ultima frontiera dei pedofili: rubare le foto dei bambini da Facebook e modificarle

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Polizia di Stato

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 07/06/17

Il consiglio del Garante della Privacy ai genitori. Attenti a postare le foto dei vostri figli

Pubblicare foto dei propri figli sul web per moltissimi genitori è la normalità. Lo si fa per condividere un momento di gioia, per annunciare una nascita, per celebrare un compleanno.

Dietro a un gesto apparentemente così innocuo si cela però un pericolo. Dove finisce tutto quello che pubblichiamo? Chi protegge le immagini che condividiamo sui social?A mettere in allerta mamme e papà arriva l’allarme del garante della privacy (Vanity Fair, 7 giugno).

L’INSIDIA DEL “DARK WEB”

Solo nel 2016 sono state rintracciate due milioni di immagini pedopornografiche sul web, il doppio del 2015. Attenzione quando postiamo le foto dei bimbi sul web: «Non dobbiamo demonizzare né colpevolizzare un genitore che posta l’immagine dei propri figli – rivela il Garante della Privacy Antonello Soro, nella Relazione annuale sull’attività del 2016 al Parlamento – ma dobbiamo avere la consapevolezza che nella dimensione del web le insidie sono tante. I dati riferiti alla pedopornografia confermano che il prelievo dei dati viene fatto dai social network e poi riversati nel “dark web”, quello nel quale ci commettono i crimini peggiori« (Radio Vaticana, 7 giugno).

META’ DELLE FOTO DA FACEBOOK

Il dark o deep web è l’insieme di quelle zone sommerse della rete che rendono difficile l’identificazione dei pedofili, poiché le immagini circolano su siti temporanei e si cancellano in 24 ore, riducendo di molto la finestra di intervento delle forze dell’ordine.

Il rapporto di Meter Onlus – dal 1989 in prima linea contro la pedofilia – relativo ai dati sulla pedopornografia online nel 2016 non lascia dubbi: «Il dato più allarmante è che più della metà delle foto scaricate provengono da Facebook: foto ordinarie per la famiglia ma tesoro prezioso per il pedofilo, anche grazie a numerosi siti per modificare le immagini e tramutarle in istantanee porno. Facebook diventa anche luogo di scambio, grazie a gruppi segreti e pagine dedicate» (Ultima Voce, 21 maggio).

DA 500 A 800 EURO

«Oggi ci sono vere e proprie community di pedofili, è possibile acquistare pacchetti che arrivano direttamente nella casella mail una solo foto di un neonato abusato può arrivare a 500 o 800 euro», denuncia don Fortunato Di Noto, fondatore Meter Onlus (Fanpage.it, 9 maggio)




Leggi anche:
Il web nascosto e la pedofilia: il report 2016 dell’associazione Meter

I “GIGANTI SILENZIOSI”

Soro, nella sua relazione, punta il dito sui «grandi fratelli che governano la rete», quei giganti del web che dispongono «di tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che, un numero sempre più grande di persone – tendenzialmente l’umanità intera – potrà subire condizionamenti decisivi».

TROPPA PRIORITA’ AI PROFITTI!

Uno strapotere al quale non bisogna rassegnarsi, è il monito della presidente della Camera Laura Boldrini, che cita una recente intervista di Franco Bernabè per sottolineare che «Google, Apple Facebook e Microsoft, insieme, hanno una capitalizzazione di borsa equivalente al Pil della Francia», «sono più potenti dei governi» e godono di «fatturati stratosferici»: di qui il richiamo forte all’assunzione di «responsabilità», sul piano «fiscale», «lasciando risorse nei Paesi in cui fanno così lauti profitti», ma anche «editoriale» (La Stampa, 7 giugno).




Leggi anche:
L’ultima frontiera della pedofilia on line: le “chat live” dei social network

Tags:
lotta alla pedofiliapedofiliapedopornografia
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