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Solo l’amore vissuto seriamente dà colore alla nostra vita

CORTO AMORE RELAZIONE
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Questo corto animato lo spiega perfettamente…

di Giovanni Martini

Oggi vi proponiamo un corto romantico su un giornalista che si innamora di una ragazza dalla sezione fumetti. E sì, questo è un argomento adatto ad un sito cattolico, penso che ci siano alcuni elementi che possano farci riflettere.

In primo luogo, dobbiamo accettare che l’amore, vissuto seriamente, ci cambia i piani. Il giornalista preferirebbe restare nella sezione notizie, si trova bene lì, ma in realtà non ha nulla da scrivere. Nella sua vita non c’è niente che valga davvero la pena raccontare e condividere con qualcun altro. E questa condivisione, che può svilupparsi in diversi modi, lui la vive attraverso l’amore di coppia.

Nel fidanzamento, e quindi poi nel matrimonio, non possiamo costruire nulla se non usciamo da noi stessi, se non ci doniamo. Non si tratta di rinunciare ai nostri desideri: dobbiamo esprimerli, proprio come l’altra persona ha il diritto di esprimere i suoi. Si tratta di costruire qualcosa di nuovo attraverso la convivenza tra due persone che “non sono più due, ma una carne sola” (Matteo 19:6).

In una relazione non ci viene chiesto di smettere di essere noi stessi. Il punto non è cambiare ciò che siamo. L’uomo non ha abbandonato la sezione notizie per andare in quella dei fumetti, né la donna abbandona i fumetti per andare nella sezione notizie, ma i due, insieme, si imbarcano in una nuova avventura. Non hanno cessato di essere se stessi, ma sono usciti da loro stessi, e questo li arricchisce, basta vedere il modo in cui il giornalista impara dalla compagna e inizia ad usare le lettere del giornale. Possiamo e dobbiamo condividere le nostre opinioni e manifestare i nostri desideri: entrambe le persone hanno molto da offrire, rinunciare alla sincerità significa rinunciare ad un rapporto sano. In questo modo, gradualmente, ci si conoscerà e si saprà se davvero è il caso di fare il grande passo del matrimonio.

Abbiamo bisogno del sacrificio. Sì, sacrificio. Non bisogna avere paura di questa parola. Siamo realisti, anche se quando siamo innamorati potremmo pensare il contrario, è praticamente impossibile per due persone siano d’accordo sempre su tutto. Se ci uniamo ad un’altra persona per tutta la vita, è normale avere divergenze, problemi e, naturalmente, momenti in cui dobbiamo trovare un compromesso e andare incontro all’altra persona.

Ci sembra giusto che l’uomo del corto rinunci al lavoro che aveva preparato per evitare che la ragazza cada nel burrone, ma di solito le situazioni della vita quotidiana non sono così estreme, né così chiare. In fondo, se il fidanzamento porta al matrimonio, saremo chiamati a decidere se andare in vacanza o risparmiare un po’ di soldi, eventualmente dove andare, quale sia il momento ideale per andare a visitare i parenti, come gestire le attività di famiglia o cosa si possa fare per correggere il comportamento di uno dei figli; è importante esprimere la nostra opinione, ma dobbiamo tenere presente che, a volte, sarà necessario lasciare la nostra “piccola sezione del giornale”.

Da una visione egocentrica della felicità, spesso trasformiamo le nostre relazioni in rimedi alla nostra solitudine o alla nostra mancanza di autonomia personale (basti pensare a quegli uomini che ammettono di volersi sposare “per avere qualcuno che prepari loro da mangiare e che lavi loro i vestiti”). Per sentirci amati e importanti, ma non per amare. E l’amore è, soprattutto, sacrificio.

Questo non significa non riconoscere più la decadenza culturale che non promuove l’amore e la dedizione. Le consultazioni previe ai due ultimi Sinodi hanno fatto emergere diversi sintomi della “cultura del provvisorio”. Mi riferisco, per esempio, alla rapidità con cui le persone passano da una relazione affettiva ad un’altra. Credono che l’amore, come nelle reti sociali, si possa connettere o disconnettere a piacimento del consumatore e anche bloccare velocemente. Penso anche al timore che suscita la prospettiva di un impegno permanente, all’ossessione per il tempo libero, alle relazioni che calcolano costi e benefici e si mantengono unicamente se sono un mezzo per rimediare alla solitudine, per avere protezione o per ricevere qualche servizio. Si trasferisce alle relazioni affettive quello che accade con gli oggetti e con l’ambiente: tutto è scartabile, ciascuno usa e getta, spreca e rompe, sfrutta e spreme finché serve. E poi addio. Il narcisismo rende le persone incapaci di guardare al di là di sé stesse, dei propri desideri e necessità. Ma chi utilizza gli altri prima o poi finisce per essere utilizzato, manipolato e abbandonato con la stessa logica. E’ degno di nota il fatto che le rotture dei legami avvengono molte volte tra persone adulte che cercano una sorta di “autonomia” e rifiutano l’ideale di invecchiare insieme prendendosi cura l’uno dell’altro e sostenendosi. (Amoris Laetitia, 39).

Ma può succedere che, in buona fede, siamo disposti a fare grandi cose per amore e poi ci perdiamo nei piccoli sacrifici di ogni giorno. Piccoli atti di amore, come chiedere all’altra persona com’è andata la sua giornata, oppure sacrificare il proprio tempo libero se l’altra persona ha nisogno di sfogarsi un po’, sebbene a noi la cosa non sembri così importante né grave; cercare di capire l’altra persona e non solo di ascoltarla, anche se sembra noioso.

O rinunciare ad un pomeriggio di meritato riposo per dare una mano con le faccende domestiche. Sono, in un certo, sacrifici meno solenni, ma più sottili; non ci fanno sembrare degli eroi, non stiamo salvando nessuno da un burrone. Ma è proprio così che si costruisce, giorno per giorno, un matrimonio: dedicandosi all’altra persona nel corso della giornata, vicendevolmente, nelle piccole cose, rimanendo attenti alle sue esigenze.

Bisogna agire in questo modo già nel fidanzamento (pensiamo a quando scegliamo di andare a vedere unfilm che non ci piace solo perché sappiamo che quello è il genere preferito dell’altra persona). Quando questi piccoli sacrifici, quasi insignificanti, vengono fatti per amore dell’altro e non in un tentativo egoistico di comprare il suo amore, allora siamo sulla strada giusta.

Quando iniziamo a prendere in considerazione l’altra persona, quando raggiungiamo l’equilibrio ed entrambi danno e ricevono, allora il rapporto può andare avanti. Ma per noi cristiani la cosa principale è questa: che, insieme, la coppia sia in grado di mantenere l’armonia e che contino l’uno sull’altra per diventare migliori cristiani e (perché no) santi, grazie al reciproco amore messo in pratica.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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