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La pietà per chi non ha pietà?

TOTO RIINA
HO / AFP
(FILES) -- This combo shows undated handout pictures of Mafia bosses Toto Riina (L) and Bernardo Provenzano. The notorious Sicilian Mafia bosses went back on trial from their prison cells 28 May 2007 for four gangland murders in 1969, the ANSA news agency reported. Provenzano, 74, arrested a year ago after more than four decades on the run, is already serving around 10 life sentences. His predecessor as Mafia supremo, Riina, 77, has been in jail since 1993 and has been sentenced to some 15 life sentences, mostly for murder. AFP PHOTO/HO/GRAZIA NERI / AFP PHOTO / HO
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No Riina non sta per essere scarcerato, ma la dignità nella morte può essere sacrificata per la "vendetta" dello Stato?

Una mal interpretata vulgata della sentenza della Cassazione di ieri ha fatto pensare ad una scarcerazione imminente per il boss mafioso Totò Riina ormai giunto al termine della sua vita. Sgomberiamo il campo da false notizie: così non è. Come spiega accuratamente Next Quotidiano:

Il Palazzaccio ha spiegato che il giudice nel motivare il diniego aveva omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”. La Cassazione ha detto che il giudice deve verificare e motivare “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità” da andare oltre la “legittima esecuzione di una pena”. Il collegio ha ritenutoche non emerga dalla decisione del giudice in che modo si è giunti a ritenere compatibile con il senso di umanità della pena “il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa”, che non riesce a stare seduto ed è esposto “in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili”. La Cassazione ha ritenuto di dover dissentire con l’ordinanza del tribunale, “dovendosi al contrario affermare l’esistenza di un diritto di morire dignitosamente” che deve essere assicurato al detenuto.

Non si parla di scarcerazioni, ma di una questione prettamente tecnica: i giudici hanno detto ai colleghi di Bologna di riformulare la sentenza perchè non ci sono sufficienti motivazioni, ma non l’hanno ribaltata. La magistratura ha semmai svolto un ruolo positivo tutelando, anche per un detenuto come Totò Riina, il diritto alle cure adeguate, a non subire sofferenze spropositate, a godere, lo ripetiamo, del “diritto di morire dignitosamente”.

Il collegio ritiene che non emerga dalla decisione del giudice in che modo si è giunti a ritenere compatibile con il senso di umanità della pena “il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa”, che non riesce a stare seduto ed è esposto “in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili”. La Cassazione ritiene di dover dissentire con l’ordinanza del tribunale, “dovendosi al contrario affermare l’esistenza di un diritto di morire dignitosamente” che deve essere assicurato al detenuto. Inoltre, ferma restano “l’altissima pericolosità” e l’indiscusso spessore criminale” il tribunale non ha chiarito “come tale pericolosità “possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico” (Repubblica).

Sui social è esploso il finimondo, e come spesso accade è uscito fuori il meglio ma soprattutto il peggio, un peggio che non solo non mobilita una cultura giuridica degna di uno stato democratico, ma men che meno quella evangelica. Senza che qualcuno ci accusi di buonismo, un modo spesso spregevole per nascondere il proprio pregiudizio o la propria ansia di vendetta, non vogliamo applicare una generica “pietà” nè tanto meno non riconoscere né il ruolo di Riina nella Mafia (che come tutti i pontefici da Giovanni Paolo II in avanti ci hanno ricordato è cosa diabolica) né la sua pericolosità sociale. Vogliamo invece capire se dobbiamo essere anche noi orribili con una persona orribile.

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guanciadestra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
ascolta Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5, 38-48).

Gesù sembra avere le idee molto chiare, non dice naturalmente che chi sbaglia non debba pagare, ma non suppone che la pietà vada guadagnata, anzi. Se si deve ricevere misericordia in base alla propria bontà, rimarrà – con rispetto parlando – da onorare solo la Vergine Maria, solo “Dio è buono” dice Gesù, e questo è – almeno per chi vi scrive – un gran sollievo, perché da peccatore se pensassi che l’Amore va guadagnato, sarei disperato. L’amore è un atto gratuito, l’effetto dell’amore è la carità, la compassione è quello che spinge ad “andare a trovare i carcerati”, portando loro conforto. Sicuramente la questione Riina è più complessa perché sembra non aver mai dato cenni di pentimento, che sarebbe in questo caso il metro umano per guadagnarsi la dignità nella morte, magari un parziale ritrovo con la famiglia da cui ricevere un conforto. Sarà già dura quando incontrerà il vero Giudice della Vita e della Morte, nessuno vorrebbe essere Totò in quel momento quando sarà, ma di come ci comportiamo con Riina, delle urla e degli strepiti, insomma dei “crucifige“, di quello quando toccherà a noi certamente dovremo rendere conto…

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