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10 santi che sono stati soldati (e forse non lo sapevate)

SOLDATI SANTI

M a n u e l-cc

Maria Paola Daud - pubblicato il 06/06/17

La maggior parte di loro ha finito i propri giorni con il martirio

Forse non sai che molti santi sono stati soldati o guerrieri che hanno combattuto per il loro paese o stato, molti di loro addirittura perseguitavano i cristiani prima di abbracciare la loro stessa fede.

Qui citiamo i più noti, ma ci sono stati numerosi militari che sono finiti per diventare guerrieri di Cristo.

San Sebastiano

Fu un soldato dell’esercito romano ai tempi di Diocleziano, incontrò la disciplina militare ma non partecipò a sacrifici pagani considerandoli idolatri. Come cristiano, esercitò l’apostolato tra i suoi coetanei, visitando e incoraggiando i cristiani imprigionati a causa della loro religione.

Fu scoperto e denunciato all’imperatore Massimiano, che lo costrinse a scegliere tra l’essere un soldato o seguire Gesù Cristo. Il santo scelse di seguire Cristo. I soldati dell’imperatore lo portarono nell’arena, lo denudarono, lo legarono ad un palo e fecero scendere su di lui una pioggia di frecce per ucciderlo.

Tuttavia, i suoi amici si avvicinarono e, vedendolo ancora vivo, lo portarono nella casa di una nobildonna romana cristiana di nome Irene, moglie di Castulo, che lo nascose e mantenne le sue ferite fino a quando non fu rianimato. I suoi amici gli consigliarono allontanarsi da Roma ma Sebastiano rifiutò categoricamente.

Si presentò davanti all’imperatore, disorientandolo perché lo credeva morto, e criticò fortemente la sua condotta nel perseguitare i cristiani. Massimiano lo fece flagellare a morte, e i soldati questa volta compirono la loro missione senza errori, gettando il suo corpo in un pantano. I cristiani lo recuperarono e lo seppellirono sulla via Appia, nella famosa catacomba di nome San Sebastiano. Morì nell’anno 288.

SAN SEBASTIANO
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San Giorgio

La leggenda probabilmente ha avuto origine nel IV secolo e racconta la storia di Giorgio, un romano che dopo la morte del padre Geronzio, ufficiale dell’esercito romano, si trasferì con la madre Policromia nella città natale di lei, Lydda (oggi Lod, in Israele). Lì, Policromia poté educare il bambino nella fede cristiana, e poco dopo la sua maggiore età questi si arruolò nell’esercito.

A causa del suo carisma, rapidamente e prima dei 30 anni Giorgio fu assegnato a Nicomedia come guardia personale dell’imperatore Diocleziano. Questi, nel 303, emise un editto che autorizzava la persecuzione dei cristiani in tutto l’impero. Giorgio, che aveva ricevuto l’ordine di partecipare, confessò che anche lui era un cristiano e di Diocleziano gli ordinò con la tortura di apostatare, ma senza successo. Così venne ordinata l’esecuzione e Giorgio fu decapitato fuori delle mura di Nicomedia il 23 aprile 303.




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Santa Giovanna D’Arco

Giovanna D’Arco, conosciuta come la Pulzella d’Orleans, a tredici anni disse di aver visto San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita, e che questi l’avevano esortata a condurre una vita devota e pia. Pochi anni dopo, si sentì chiamata da Dio a una missione che non sembrava adatta a una contadina analfabeta: guidare l’esercito francese, incoronare re il Delfino a Reims ed espellere gli inglesi dal paese. Combatté con forza per il suo paese, ma alla fine fu catturata dal nemico, condannata in un processo iniquo e bruciata sul rogo.




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Sant’Espedito

Sant’Espedito fu comandante della XII Legione Romana, chiamata “Fulminata”, che combatté contro i barbari nella regione della Germania. Circondati da nemici, senza cibo né acqua, i soldati si sarebbero potuti salvare solo con un miracolo.

Quando i barbari giunsero per l’attacco finale, i soldati romani si inginocchiarono e cominciarono a pregare come avevano visto fare ai cristiani, chiedendo a Dio una soluzione urgente. Ci fu il miracolo dall’acqua e da quel momento molti dei soldati divennero devoti al cristianesimo e Espedito fu toccato dalla grazia divina. Morì martire decapitato.


Sant'Espedito

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Sant’Ignazio di Loyola

Sant’Ignazio nacque probabilmente nel 1491, nel castello di Loyola ad Azpeitia, nei pressi dei Pirenei. Suo padre, don Bertrán, era signore di Onaz e Loyola, capo di una delle più antiche e nobili famiglie della regione. Non era meno illustre la stirpe di sua madre, Marina Sáenz di Licona e Balda. Iñigo era il più giovane di otto figli e tre figlie della nobile coppia. Combatté contro i francesi nel nord della Castilla.

Ma la sua breve carriera militare terminò bruscamente quando una palla di cannone gli ruppe una gamba durante la battaglia per la difesa del castello di Pamplona. Questo fatto sarebbe stato decisivo nella sua vita, perché durante la sua convalescenza la lettura di libri religiosi lo avrebbe portato ad approfondire la fede cattolica e l’imitazione dei santi. Poi decise di effettuare un pellegrinaggio a Gerusalemme, che sarebbe dovuto passare anche per Roma dopo prima sosta a Montserrat e Manresa, dove cominciò a sviluppare i suoi esercizi spirituali, alla base della sua spiritualità.




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San Francesco d’Assisi

Quando Francesco era giovane partecipò alla guerra scoppiata tra le città di Perugia e Assisi e venne fatto prigioniero dal popolo di Perugia. La prigionia durò un anno, e Francesco la subì allegramente. Tuttavia, quando riacquistò la sua libertà, si ammalò gravemente. La malattia rafforzò e maturò il suo spirito.

Quando si sentì abbastanza forte, decise di andare a combattere nell’esercito di Galterio e Brienne nel sud Italia. A tal fine, comprò una costosa corazza e un bel cappotto. Ma un giorno mentre camminava indossando il suo vestito nuovo, si imbatté in un signore mal vestito che era caduto in miseria; mosso a compassione prima di questa disgrazia, Francesco scambiò i suoi costosi abiti con quelli miseri del signore.

Quella notte in sogno vide uno splendido palazzo con camere colme d’armi, su cui era inciso il segno della croce e gli parve di sentire una voce che gli diceva che queste armi appartenevano a lui e ai suoi soldati. Francesco partì per la Puglia con chiarezza nell’anima e la sicurezza del successo, ma non raggiunse mai il fronte della battaglia. A Spoleto, sulla strada da Assisi a Roma, si ammalò di nuovo e, durante la malattia, sentì una voce celeste che lo esortava a “servire il padrone, non il servo” e il giovane obbedì.




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San Longino

Il centurione Gaio Cassio Longino, che aveva il comando dei soldati romani al momento della crocifissione di Gesù Cristo sul Golgota, fu, secondo alcune tradizioni cristiane, colui che trafisse il fianco del corpo di Gesù con la sua lancia; conosciuto come la Sacra Lancia.

Il centurione era affetto da un’infezione a entrambi gli occhi, che gli impediva di vedere lasciandolo quasi cieco. Quando trapassò Gesù con la sua lancia, un torrente di sangue e acqua sgorgò sul suo viso e fu guarito dall’infezione agli occhi. Più tardi si convertì e venne martirizzato. Viene spesso identificato anche con il centurione che, alla morte di Gesù, esclamò: “Davvero costui era Figlio di Dio”.




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© Ma. Paola Daud

San Martino di Tours

Nacque in Ungheria, ma i suoi genitori andarono a vivere in Italia. Era il figlio di un veterano dell’esercito e a 15 anni già indossava un’uniforme militare. Un giorno molto freddo d’inverno, trovandosi da militare ad Amiens (Francia) incontrò per strada un uomo povero mezzo nudo che tremava per il freddo. Martino, non avendo altro da dargli, estrasse la spada e divise in due parti il suo mantello e ne diede metà al povero.

Quella notte in sogno vide Gesù, che apparve indossando la metà del mantello che aveva dato al povero e gli disse: “Martino, oggi mi hai coperto con il tuo manto”. Appena Martino ebbe avuto questa visione fu battezzato, poi si presentò davanti al suo generale mentre stava dando doni ai soldati e gli disse: “Finora ho servito come soldato. Permettetemi d’ora in poi di servire Gesù Cristo, diffondendo la sua santa religione”.

Il generale avrebbe voluto dargli diversi premi, ma gli disse: “Questi doni li distribuisco tra coloro che continueranno a combattere nel tuo esercito. Mi batterò nell’esercito di Gesù Cristo, e la mia ricompensa sarà spirituale”.

San Martino di Tours
JOSE.ANTONIO.TOLOSA

San Romano

San Romano fu un legionario romano convertito al cristianesimo mentre partecipava al martirio di San Lorenzo. Come racconta la “Passio et aliorum Polichronii Sanctorumdurante” sul martirio del diacono Lorenzo, Romano ebbe la visione di un angelo che alleviava la sofferenza del martire e decise di chiedere il battesimo. Il procuratore Decio, infuriato dalla resistenza fisica di Lorenzo, decise di fermarne il tormento.

Romano, in silenzio, si avvicinò al diacono con una brocca d’acqua e fu battezzato subito, ma venne catturato e arrestato, picchiato violentemente e dopo che dichiarò pubblicamente di essere cristiano fu portato fuori da Porta Salaria e decapitato.




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San Teodoro di Amasea

San Teodoro nacque in Asia Minore verso la metà del III secolo. Arruolato nell’esercito romano, Teodoro raggiunse una grande fama nel suo tempo dopo aver sconfitto un drago pericoloso (alcuni suggeriscono che fosse un coccodrillo). Quando si rifiutò di offrire un sacrificio agli dei dicendo che era cristiano, i giudici romani decisero di dargli il tempo di riflettere. Tuttavia, pochi giorni dopo Teodoro entrò di notte nel tempio di Cibele ad Amasea (Turchia) e appiccò il fuoco, distruggendolo completamente. La pazienza dei giudici cessò e Teodoro venne condannato a morte. San Teodoro è stato il primo patrono di Venezia.

San Teodoro di Amasea
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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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