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Cos’è l’ADHD e come individuarlo?

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Inma Alvarez - Aleteia Spagnolo - pubblicato il 06/06/17

Un disturbo neurologico su cui molti professionisti non riescono a mettersi d'accordo

È un bambino troppo attivo, non sta fermo, è impossibile che si concentri su quello che sta facendo. È impulsivo, non misura le parole e ha anche comportamenti rischiosi. È semplicemente un bambino irrequieto o c’è qualcosa di più?

Per alcuni, il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è la “malattia alla moda” inventata quando non si vuole affrontare un problema educativo. Per altri è un modo per “catalogare” i bambini che “escono dai canoni” imposti dalla società e di trattare come “malattia” quello che non è altro che un problema caratteriale o comportamentale. Per chi vive con il disturbo – anche senza una diagnosi – può essere un fonte di rifiuto, frustrazioni e perfino depressione e fallimento personale e sociale.

Cosa dicono gli esperti? Anche se ci sono voci discordanti per le quali non si tratta di un disturbo medico ma di un costrutto sociale, gran parte della comunità scientifica sostiene che esista una base biologica e psicologica per parlare di ADHD.

Secondo vari studi, si è individuato che due sostanze chimiche utilizzate dai neuroni per comunicare tra sé, la dopamina e la noradrenalina, sono alterate nei bambini affetti da ADHD ma non nei soggetti sani. Se questi composti abbondano nei gangli basali e nel lobo frontale delle persone normali, non sono disponibili in quantità sufficiente nelle persone iperattive.




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Cos’è – e cosa non è – l’ADHD?

In base a come lo definisce la letteratura medica, l’ADHD è un disturbo caratterizzato dalla difficoltà a concentrarsi, dall’impulsività e dall’iperattività motoria, in modo tale da ostacolare e a volte impedire lo sviluppo normale, l’integrazione e l’adattamento sociale dei bambini e degli adolescenti, e col passare degli anni anche degli adulti che ne soffrono.

L’ADHD, inoltre – soprattutto quando non è trattato in modo adeguato -, può essere la base di altri tipi di disturbi come conseguenza della cattiva integrazione personale e sociale della persona: depressioni, mancanza di adattamento sociale, fallimento personale, bassa autostima, ecc.

Qual è il problema al momento di individuare l’ADHD? Manca una formazione specifica, e soprattutto una notevole esperienza clinica per poter individuare il disturbo senza confonderlo con un problema comportamentale o caratteriale o con un ritardo di maturazione del bambino.

Ad esempio, un bambino che in classe è distratto o mostra problemi comportamentali non è necessariamente affetto da ADHD. Potrebbe essere un bambino con notevoli capacità intellettuali che semplicemente si annoia, o potrebbe mascherare altri problemi come maltrattamenti o la separazione dei genitori.




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Importante è sottolineare che l’ADHD ha una componente ereditaria nell’80% dei casi. Vari studi mostrano che il modo di educare non è la causa del disturbo.

Secondo i manuali di psichiatria, alcune delle manifestazioni dell’ADHD sono:

• Difficoltà a organizzarsi con la sensazione di non raggiungere gli obiettivi.
• Realizzazione simultanea di vari compiti senza aver concluso quelli precedenti.
• Tendenza a dire la prima cosa che passa per la testa senza riflettere.
• Ricerca abituale di nuovi stimoli con facilità a distrarsi.
• Quella affetta da ADHD è spesso una persona creativa, con grande spirito di iniziativa e dimostrazioni di impazienza.
• Problemi ad agire entro i limiti stabiliti, seguendo la procedura “adeguata”.
• Impulsività verbale o a livello di azioni e sensazione di insicurezza.
• Tendenza a preoccuparsi incessantemente in modo superfluo.
• Cambiamenti nello stato d’animo e negli atteggiamenti con manifestazioni di inquietudine.
• Problemi cronici di autostima, collegati al rifiuto dell’ambiente.
• Storia familiare di ADHD, disturbo maniaco-depressivo, depressione, abuso di sostanze o altri disturbi a livello di controllo degli impulsi o degli stati d’animo.
• Insonnia.


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Per poter diagnosticare correttamente l’ADHD (e non chiamare iperattività quello che non lo è) è fondamentale una collaborazione e un’integrazione tra pediatri, educatori, psicologi e psichiatri, e soprattutto tra genitori.

Proprio perché i sintomi dell’ADHD si possono confondere con le tappe di maturazione normale dell’infanzia, è molto importante un’assistenza multidisciplinare, per verificare che quei comportamenti acquisiscono una certa gravità e incontrollabilità e che le terapie di condotta non funzionano perché “c’è qualcosa di più”.

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Articolo realizzato in collaborazione con Javier Fiz Pérez, psicologo, professore di Psicologia presso l’Università Europea di Roma, delegato per lo Sviluppo Scientifico Internazionale e responsabile dell’area per lo Sviluppo Scientifico dell’Istituto Europeo di Psicologia Positiva (IEPP).


PADRE FIGLIO PINOCCHIO

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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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