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7 cose che i bambini dicono agli psicologi ma che hanno paura di dire ai genitori

BAMBINI SENTIMENTI GENITORI
Shutterstock
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In quanto psicologo infantile, ascolto ciò che i bambini vorrebbero dire ai loro genitori, se potessero

Ti ricordi di quando eri un ragazzino e desideravi poter dire qualcosa ai tuoi genitori, ma avevi paura di dirlo? Forse anche questa settimana avresti desiderato dire qualcosa a qualcuno, ma poi non lo hai fatto?

Come psicologo infantile, parlo con molti bambini su tantissime questioni di cui hanno paura di parlare con i loro genitori, e che desidererebbero poterne discutere (e probabilmente dovrebbero farlo).

E non mi riferisco al mancare di rispetto o al chiedere qualcosa che vorrebbero ottenere. Parlo di questioni di cuore, mente ed anima, di questioni che influenzano le nostre vite per generazioni. Sono cose che vorrei (ma che in un certo senso, emotivamente parlando, non vorrei) i miei figli mi dicano se lo ritengano necessario. Quindi, in nessun ordine particolare, ecco alcune cose che ho sentito dire da alcuni bambini, e che probabilmente pensano anche i tuoi figli:

1. “Perché devo chiedere scusa quando mio padre non lo fa?”

Nei primi anni di vita i bambini iniziano a discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, in base a ciò che dicono loro i genitori e altre figure di autorità. Sebbene gli adulti continuino a mantenersi su un “piedistallo” anche dopo lo sviluppo della moralità, i bambini non impiegano molto tempo prima di iniziare a notare le reazioni dei genitori ai loro stessi errori. I bambini in età scolare notano se i genitori riconoscono le proprie reazioni eccessive o i propri errori. Questo, col tempo, non solo influenzerà la percezione di come i genitori reagiscano ai propri errori, ma influenzerà anche l’eventualità che il bambino o l’adolescente chieda scusa.

2. “Perché [il ragazzo della mamma] vive in casa, se lei è appena divorziata?”

In questi anni, sono rimasto colpito da quante volte i genitori hanno preso decisioni sentimentali senza neppure menzionarle ai loro figli. Come se i cambiamenti nei rapporti avessero la stessa importanza degli spostamenti di mobili in camera da letto.Un genitore mi ha detto una volta che queste decisioni devono prenderle gli adulti, e non loro. Beh, sì, è una decisione per adulti, ma può influenzare pesantemente il proprio figlio, e questo aspetto va tenuto in considerazione.

Al di là di questo genere di novità, è anche interessante che i ragazzi fanno attenzione alle amicizie dei loro genitori, e possono notare incongruenze tra le regole a loro riservate sulle persone con cui uscire e coloro che mamma o papà frequentano. Se tu, l’adulto, hai un amico trasandato che beve e impreca, difficilmente convincerai il tuo bambino a scegliere compagnie migliori.

3. “Odio quando fuma, perché non voglio che la mamma muoia”

Che sia relativa al cibo, al fumo, al bere o ad altre cattive abitudini, l’insalubrità dei propri genitori rende i bambini tristi. A parte ogni sorta di fastidio o disagio che queste abitudini possano causare, ai ragazzi fa male soprattutto vedere i genitori lottare contro abitudini che causa loro dolore. Ma è vero anche il contrario; i bambini amano parlare di come i genitori stiano avendo successo in vari aspetti.

4. “Mamma e papà discutono sempre e si arrabbiano per qualsiasi cosa”

Probabilmente questa è una delle cose più comuni che sento. Ovviamente, in ogni realtà percepita la questione è sempre su quale sia la verità; non ci sono dubbi che in alcuni casi questa affermazione non rifletta esattamente l’atmosfera che si vive in famiglia. Ma in alcune case è proprio così, e la tensione è così alta che i ragazzi si rendono conto che l’ambiente sia per loro poco sano, soffocante. Sono fortemente sensibili alla nostra irritabilità, e hanno la sensazione che in casa le conversazioni nervose siano più numerose di quelle felici.

5. “Lui non lo fa mai, quindi perché dovrei farlo io?”

Più di un ragazzo mi ha detto che suo padre è sempre sul divano e sembra che non aiuti mai; quindi perché lui dovrebbe farlo? Di nuovo, ci sono momenti in cui i doppi standard tra genitori e figli hanno un senso (ad esempio, tu non puoi guidare, ma io posso) e in cui le responsabilità non saranno necessariamente organizzate in modo perfettamente simmetrico. Ma devo ricordarmi regolarmente di ciò che so. Se voglio che i miei figli si sviluppino in determinate aree e assumano nuovi compiti, devo dimostrare la capacità e la regolarità di farlo io stesso. Altrimenti non mostro alcuna coerenza tra ciò che dico e ciò che faccio.

6. “Non mi viene mai detto nulla sulle cose buone che faccio”

In quanto genitori, non ci serve pensare troppo prima di dire la nostra se i bambini discutono tra loro, lasciano i vestiti sul pavimento o intasano il gabinetto con una quantità eccessiva di carta igienica. Ma non siamo altrettanto efficienti nel rimarcare quando si comportano bene o eseguono correttamente dei semplici incarichi. Eppure tutti gli studi concordano nel dire che l’abitudine a far notare le cose fatte bene, non solo migliora la relazione che abbiamo, ma diminuisce la probabilità che le cose vadano storte.

7. “Mi importa davvero di ciò che pensano di me”

Penso che sia importante terminare con una nota positiva, sebbene i nostri figli (soprattutto gli adolescenti) siano riluttanti ad ammetterlo. Crescendo, potrebbero agire come se non ritenessero importasse ciò che pensiamo di loro e di quello che fanno. Ma se le etichette di “mamma” e “papà” riflettono il tempo e l’attenzione che abbiamo dedicato loro, allora a loro importa più di quanto noi sappiamo, e anche di quanto sappiano loro stessi. È un meccanismo innato profondamente del loro modo di ragionare. Forse non sempre vi apprezzeranno, ma ci auguriamo che vi ameranno sempre.

E forse (forse!) questa volta ve lo diranno.

 [Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]
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