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Hai bisogno di un assaggio di Paradiso e di un po’ di gioia? Prova questa breve preghiera pasquale!

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Risalente al VI secolo, secondo la tradizione nacque dal dialogo tra un angelo e un Papa

La Pasqua sembra un lontano ricordo e già pensiamo alle vacanze estive, ma di fatto è ancora Pasqua. Il periodo pasquale è molto lungo e dura 50 giorni – 10 in più rispetto alla Quaresima. Siamo quasi alla fine, con la celebrazione, domenica prossima, della Pentecoste che concluderà il periodo più gioioso di tutti, ma c’è ancora tempo per trarre frutti spirituali da una preghiera particolare (e brevissima!) che caratterizza questo tempo.

Il Regina Caeli (Regina del Cielo in latino) ci viene offerto dalla Chiesa come caratteristica della Pasqua, ed è integrato in modo particolare in due devozioni cattoliche quotidiane.

In primo luogo, nell’Officio Divino recitato da sacerdoti, religiosi e molti laici, il Regina Caeli è l’antifona mariana del tempo di Pasqua alla fine della preghiera serale.

A Pasqua la Chiesa sostituisce la preghiera quotidiana dell’Angelus con il Regina Caeli, tradizionalmente recitato tre volte al giorno (alle 6.00, a mezzogiorno e alle 18.00).

L’Angelus/Regina Caeli viene recitato pubblicamente dal Papa e dai pellegrini in Piazza San Pietro la maggior parte delle domeniche. Il Pontefice offre un breve saluto (in genere con una riflessione sulle letture del giorno) prima di guidare i presenti nella preghiera.

Secondo una leggenda, questa preghiera risalirebbe al VI secolo e a Papa Gregorio Magno. In base alla storia, quando la città di Roma fu colpita da un’epidemia San Gregorio guidò una processione dalla basilica di San Pietro al mausoleo di Adriano per chiedere la fine di quella piaga.

Sulla sommità del mausoleo, vide un angelo che cantava le parole del Regina Caeli. Egli rispose “Ora pro nobis Deum, alleluia!” (Prega Dio per noi, alleluia!”).

Ispirati da quell’evento, i fedeli da allora si riferirono al mausoleo con un nome diverso, Castel Sant’Angelo, e il ponte vicino divenne noto come Ponte Sant’Angelo.

Quel giorno la Chiesa di Roma ricevette due doni. La malattia ebbe fine, e una nuova preghiera venne istituita per aiutare i fedeli a ricordare la gioia anche nei momenti di grande sofferenza.

Su cosa meditiamo in modo specifico in questa preghiera?

In primo luogo, la preghiera ci assicura che Gesù è davvero risorto. Questo riflette il viaggio che tutti i discepoli hanno dovuto intraprendere incontrando il Cristo Risorto e lasciandosi quindi alle spalle i dubbi per diventare testimoni di Cristo.

In secondo luogo, ci ricorda cosa riguarda il periodo pasquale. Offriamo lodi gioiose a Dio con la parola “alleluia” ripetuta sei volte, e proclamiamo diverse variazioni della parola “gioia” cinque volte.

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