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I corpi incorrotti dei santi, una truffa? 5 tesi che smentiscono gli scettici

PADRE PIO PIETRELCINA

Maria Mansour/Wikimedia Commons

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 01/06/17

Questa tesi appare improbabile per quanto riguarda le mummificazioni e le corificazioni, in quanto le modificazioni esterne subite dal cadavere (raggrinzimento e concia della pelle, riduzione della massa e del peso corporeo, deformazione dei lineamenti) rendono facilmente riconoscibili questi fenomeni naturali, anche in assenza di un’indagine necroscopica; mentre le descrizioni testimoniali sugli incorrotti parlano solitamente di corpi umidi, freschi, flessibili e con un colorito naturale.

La questione è invece più complessa per le saponificazioni, dove le caratteristiche esterne del cadavere (mantenimento di una massa corporea quasi costante, colorito e lineamenti naturali) potrebbero effettivamente essere scambiate per una conservazione miracolosa. Si tratta però di fenomeni circoscritti a particolari condizioni, quali la forte umidità, e da cui si possono escludere gli eventi in cui fu eseguita una ricognizione necroscopica del cadavere, giacché sarebbe stata immediatamente scoperta l’adipocera.

TRE CASI ECCEZIONALI

Nel caso, per esempio, della Beata Marianna Navarro di Gesù, una commissione d’undici chirurghi studiò il cadavere (un secolo dopo la morte) alla ricerca di una causa naturale o artificiale della prodigiosa conservazione. Ebbene, ciò che trovarono non fu una massa d’adipocera ma gli organi interni e i visceri ancora freschi e molli.

Oppure si può citare il caso del Gesuita Sant’Andrea Bobola, il cui cadavere venne sottoposto ad un’accurata ricognizione e non fu segnalata alcuna presenza di sostanze particolari al posto dei muscoli e degli organi interni.

O ancora il caso della Serva di Dio Maria Margherita degli Angeli; per il quale abbiamo una relazione dei medici che esaminarono le interiora della salma, trovandole fresche e intatte.

Ma c’è un altro aspetto di cui tenere conto. Il fenomeno della saponificazione è accompagnato da un forte odore sgradevole; laddove, nel caso degli incorrotti, nessun testimone ha mai riscontrato l’emissione di cattive esalazioni. Piuttosto, le testimonianze vanno in senso diametralmente opposto.

5) IMBALSAMAZIONI DI CUI SI ERA PERSA LA MEMORIA

Sono imbalsamazioni eseguite senza alcun intento di frodare, ma di cui, col tempo, si era persa ogni memoria. Di questa tesi si è fatto portavoce il paleopatologo Ezio Fulcheri dell’università di Torino. Egli fu invitato da Monsignor Gianfranco Nolli (ispettore del Museo Egizio del Vaticano) ad esaminare la salma di Santa Margherita da Cortona, e scoprì che il cadavere presentava una serie di tagli, indizi questi di un trattamento conservativo. Notò anche una forte fragranza per tutto il corpo, che egli spiegò come proveniente dagli unguenti e dalle spezie utilizzate dagli imbalsamatori.

Un’ulteriore conferma Fulcheri la trovò nei documenti ecclesiastici e storici, dove risultava che gli abitanti di Cortona avevano chiesto al Vescovo il permesso di imbalsamare il corpo. La petizione ovviamente non fu occultata; ma col trascorrere dei secoli l’intervento conservativo venne dimenticato e nacque la convinzione del miracolo. La conclusione dello studioso è che la Chiesa praticherebbe di frequente l’imbalsamazione già dai primi secoli; così come la rimozione dei visceri. Tramite nuove indagini egli avrebbe identificato altri cinque corpi imbalsamati alla stessa maniera: Santa Chiara da Montefalco, Santa Margherita da Metola, Santa Caterina e San Bernardino da Siena, Santa Rita da Cascia. Tutti vissuti, tra il XIII e il XV secolo, in Umbria e in Toscana.

Occorre riconoscere a Fulcheri il merito di aver dato un importante contributo nello studio degli incorrotti. In particolare egli ha evidenziato la necessità in certi casi (quelli più antichi, specialmente) di cercare eventuali tracce che possano essere ricollegate a pratiche conservative, in quanto è possibile (come lui ha dimostrato) che alcuni casi d’incorruzione siano in realtà imbalsamazioni di cui s’era persa memoria.

PRATICHE MOLTO RARE

Occorre aggiungere, con altrettanta onestà, che alcune conclusioni cui egli perviene sono meno condivisibili. In particolare laddove sostiene che le pratiche d’imbalsamazione erano ricorrenti nella Chiesa già dai primi secoli. Secondo gli storici, infatti, tali pratiche furono rare in ambito cristiano, in quanto incompatibili col monito biblico “pulvis es et in pulvem reverteris”. Molti ordini religiosi (ai quali appartenevano gli incorrotti) credevano e rispettavano il processo naturale della polvere che tornava alla polvere, al punto da inumare i corpi nella nuda terra e senza la bara. La Chiesa stessa, in determinate epoche, prese una posizione apertamente contraria nei confronti di queste pratiche (vedasi il caso dei pietrificatori del XIX secolo), avendo ragione di temere che si perdesse il rispetto dovuto al defunto e la salma fosse trasformata in un oggetto da manipolare a piacimento, per il gusto di una macabra sperimentazione fine a se stessa. Ovviamente, se questo era il modus pensandi abituale da parte della Chiesa, ci furono delle eccezioni.

Nel caso dei Pontefici defunti, per esempio, il Vaticano ha utilizzato spesso il metodo dell’imbalsamazione (sin dal XIV secolo) per la necessità di tenere esposta a lungo la salma e di consentire la venerazione dei fedeli. In questi casi, l’invito di Fulcheri ad una maggiore prudenza è naturalmente fondato. Pochi anni fa, per esempio, suscitò clamore la notizia che il corpo di Giovanni XXIII era stato trovato intatto. Il miracolo fu però smentito, quando si seppe che la salma era stata trattata con un’iniezione di sostanze conservative.




Leggi anche:
Come venerare le reliquie di un santo

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