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Come le sètte stanno captando adepti attraverso il cellulare

Shutterstock/Marcos Mesa Sam Wordley

Luis Santamaría del Río - pubblicato il 31/05/17 - aggiornato il 31/05/17

Facendo un altro passo, è possibile l’indottrinamento attraverso le nuove tecnologie della persona che è stata captata? Non è necessario che si appartenga realmente a un gruppo o si partecipi a un luogo fisico concreto?

Si tratta di un tema piuttosto controverso e assai sconosciuto. Come sappiamo, non c’è un unico tipo di gruppo settario. Troviamo gruppi di carattere religioso, psicoterapeutico…, e credo che la risposta a questa domanda dipenda dal gruppo a cui ci stiamo riferendo.

Penso che in generale Internet sia un metodo molto efficace per il processo di captazione, mentre il processo di indottrinamento in alcuni gruppi si potrà effettuare attraverso Internet, reti sociali, ecc. in cui condividere esperienze con altri membri, inquietudini…, mentre è probabile che altri gruppi, per le loro dottrine o caratteristiche, richiedano un contatto più personale o la partecipazione a un luogo concreto.

Credo comunque che sia un tema su cui si deve indagare ancora molto e che sarebbe assai interessante approfondire.

In base a quello che constata, le sette sono più vicine al loro pubblico potenziale grazie a Internet?

Ovviamente. Internet mette a portata di mano qualsiasi prodotto vogliamo consumare, e i gruppi settari non fanno eccezione.

Chiunque abbia certe inquietudini e un computer potrà cercare risposte, e purtroppo a volte bisogna trovarle in questo tipo di gruppi di manipolazione. Viceversa, i gruppi sanno come maneggiare le reti sociali, come posizionarsi in Internet e che immagine vogliono dare di se stessi.

In questo panorama, cosa possiamo fare? Quali strumenti di prevenzione e individuazione si possono attivare?

In primo luogo, credo che si debba aumentare la consapevolezza sulla questione, in modo specializzato e non solo mimetizzato. Le informazioni che la società in generale riceve su questi temi sono piuttosto parziali per via del filtro dei mass media.

È certo che permette di rendere visibile un fenomeno sconosciuto, ma l’immagine mostrata fa pensare che sia una cosa che succede a pochi, mentre chiunque può cadere nelle reti di questi gruppi se non ha gli strumenti per identificarli.

Quanto all’individuazione, questa conoscenza è fondamentale, sia da parte della società in generale che da parte dei professionisti coinvolti nella lotta contro questo fenomeno, dalle forze di sicurezza dello Stato ai professionisti della psicologia.

Senza una conoscenza reale di come funzionano, qual è il processo per cui passano vittime e familiari, ecc., lottare contro questo fenomeno sarà impossibile. Il primo passo è l’intenzione delle istituzioni di mettere in campo risorse che permettano una specializzazione e l’aumento delle conoscenze.

Quanto alla prevenzione, come dicevo prima, bisogna diffondere informazioni non parziali, per far capire il processo di captazione in atto e poter stare in guardia.

Credo che sia fondamentale iniziare a educare i giovani facendo conoscere loro l’esistenza di questi gruppi e facendo capire che sono più vicini di quanto si creda e si interessano di loro.

Come identificarli, nel mondo digitale e in quello fisico, è fondamentale per non cadervi in un momento in cui qualsiasi risposta che plachi il dubbio costante di dover trovare il proprio posto sarà la benvenuta.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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internetsette religiosesmartphone
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