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Per sconfiggere l’integralismo serve una terapia educativa appropriata

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AP Photo Nameer Galal

Miriam Diez Bosch - Aleteia Spagnolo - pubblicato il 31/05/17

L'impatto del viaggio del Papa in Egitto secondo il filosofo Massimo Borghesi

Porte aperte, all’islam e ai cristiani. Dissociare la religione dalla violenza, chiede il Papa. L’Egitto è oggi un Paese piacevolmente sorpreso da una visita inedita. Il pensatore e filosofo Mario Borghesi c’è stato e ci trasmette l’anima di un Paese la cui primavera vuole rinascere. Per sconfiggere l’integralismo, afferma, serve una terapia educativa appropriata.

Borghesi è professore universitario a Perugia ed è stato docente in varie università pontificie di Roma.

Il Papa è tornato dall’Egitto. Cosa vi ha lasciato?

Si tratta di un seme importante. Il viaggio del Papa del 28 e 29 aprile è stato un evento. Come ha detto il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako a Fides, Papa Francesco, con i suoi discorsi e i suoi gesti durante il viaggio, ha aperto tante porte: con l’islam, con le autorità politiche, con i cristiani.

Speriamo che ora i musulmani approfittino dell’occasione e di questo sostegno che viene offerto loro dalla Chiesa. Sono rimasto in Egitto nei giorni successivi e ho constatato la grande impressione che ha lasciato la visita in tutto il Paese. Tutti erano sorpresi e capivano che era accaduto qualcosa di nuovo.

I cristiani erano contenti, e sicuramente la visita del Papa è stata una grande consolazione per tutti i battezzati del Medio Oriente.




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Anche i musulmani erano felici, perché il Papa ha fatto passi da gigante e gesti che neanche sognavano, come quando ha abbracciato il Grande Imam Ahmed al-Tayyib e lo ha chiamato “fratello”.

Le porte, come ha detto il patriarca Sako, sono quindi aperte, e tutti siamo chiamati a far sì che non si richiudano.

Parliamo continuamente di dialogo e di misericordia, ma il mondo è pieno di insicurezza e ostilità. Dipende tutto dall’educazione?

L’educazione è fondamentale. Lo ha ricordato Tawadros II nel discorso di accoglienza al Papa, nel patriarcato copto-ortodosso al Cairo. Tawadros ha citato come modello di insegnamento i Fratelli delle Scuole Cristiane (La Salle), le cui scuole sono un luogo di dialogo e di apertura a tutti, cristiani e musulmani, copti ortodossi e copti cattolici. Un contesto in cui nascono amicizie che impediscono pregiudizi e ostilità, fonti di contrasti reliogiosi.

Il Papa ha chiesto di separare la religione e la violenza, ma c’è una violenza che usa il nome della religione per essere perpetrata.

Il discorso di Francesco all’università di Al-Azhar, l’istituto accademico più importante del mondo musulmano, è un invito aperto a dissociare la religione dalla violenza, il Dio misericordioso da quello guerriero, utilizzato dalla politica ai propri scopi.

Ha rappresentato un sostegno di grande valore ai tentativi del Presidente egiziano al-Sisi e del Grande Imam di Al-Azhar al-Tayyib di purificare il messaggio coranico da interpretazioni e deviazioni che tendono a legittimare le fazioni estremiste dell’islam.

L’educazione a una corretta visione della religione è in questo momento la cosa più urgente nei Paesi islamici. Lo vediamo in Pakistan, dove di fronte all’abdicazione dello Stato in materia educativa le madrase integraliste hanno assunto da anni il monopolio dell’educazione, con gravi conseguenze. Lo stesso accade nella selezione dell’imam che guida le moschee sul suolo europeo. L’integralismo richiede una terapia educativa appropriata per essere sconfitto.

L’Europa sembra addormentata di fronte all’incessante dramma dei rifugiati. Perché tanta insensibilità?

L’Europa, insieme all’America, ha due gravissime responsabilità per l’esodo biblico proveniente dal Nordafrica e dal Medio Oriente. Dalla disastrosa guerra contro l’Iraq del 2004 si è verificato un processo di destabilizzazione e distruzione, materiale e culturale, di interi Paesi che non è ancora cessato. Una tragedia senza fine.

Le guerre contro Libia e Siria sono state promosse da interessi occidentali con l’appoggio degli alleati: Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi. L’esodo non finirà finché non tornerà la pace in Siria e Libia. La generosità europea ad accogliere i migranti è il prezzo che si paga per le proprie colpe.

Dal 2004 la politica occidentale nei confronti del modo arabo si è rivelata un completo disastro. Ha generato un terrorismo islamista, pilotato già ai tempi della guerra in Afghanistan in funzione antirussa, con milioni di morti, la distruzione di intere Nazioni e un’immigrazione selvaggia.

Che speranza c’è per il futuro?

È difficile dirlo. Per ora, di fronte all’inattività di America ed Europa, la pace in Siria sembra dipendere dalla convergenza tra Russia, Iran e Turchia. Trump sembrava desiderare un accordo con la Russia, ma dopo il bombardamento della base aerea di Assad le sue intenzioni non sono chiare.

In Libia si tratta di conciliare diversi interessi europei, in primo luogo italiani e francesi, e quelli europeo-americani e russi di modo che si plachi la rivalità tra i due Presidenti che governano attualmente una parte del Paese. L’incertezza andrà avanti. In realtà una situazione di pace e distensione si potrà verificare solo quando l’Europa, l’America e la Russia smetteranno di lottare per realtà interposte.




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L’era della globalizzazione, guidata da un unico impero mondiale, è stata una breve e pericolosa illusione che ha dominato dopo la caduta dell’impero sovietico, nel 1991.

La Russia non è una potenza regionale. L’Occidente non può pensare di emarginarla. Deve includerla nel concerto delle alleanze. Allo stesso modo, non si può giocare con la Cina, e c’è la Corea del Nord con la minaccia di una guerra nucleare. Se il tema nucleare non è una misura di dissuasione, la terza guerra mondiale può diventare una guerra mondiale in senso totale.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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estremismo islamico
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