Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Ma poi, in fondo, siamo sicuri che Cristo sia stato crocifisso?

Shutterstock
Condividi

Sembra incredibile, ma nella storia del pensiero teologico non è mancato chi abbia detto e insegnato che Gesù non sarebbe stato crocifisso. Sono tradizioni religiose non cristiane o antiche eresie, dalle cui ragioni si può però imparare molto sul cristianesimo

Gli gnostici

I doceti (da cui il sostantivo “docetismo”) erano soprattutto gnostici, ma non solo (anche se tutti gli gnostici, o quasi, erano doceti): la cosa che caratterizza il loro pensiero, inficiato da un forte disprezzo di ogni tipo di materialità, è la negazione di ogni reale corporeità in Cristo. Proprio perché cercano di costruire cristologie alte, che sfocino variamente in forme embrionali di dottrine trinitarie, essi rigettano – più o meno esplicitamente – tutto quanto abbia a che fare con la materialità dell’esperienza umana. Ce ne dà notizia ad esempio il solito Ireneo, che a proposito di Basilide – gnostico attivo in Egitto intorno al 120 d.C. – scrive:

E non bisogna professare fede in quello che è stato creduto crocifisso, che è stato chiamato Gesù ed è stato mandato dal Padre, per distruggere con tale disposizione le opere dei creatori del mondo. Se quindi qualcuno professa fede nel crocifisso, questi è ancora servo e sotto il potere di quelli che hanno creato i corpi: invece chi lo avrà rinnegato si è liberato dal loro potere e conosce la disposizione del Padre ingenerato.

Ireneo, Adversus Hæreses I 24,4

Dunque chi attinge alla gnosi profonda deve rifiutare l’idea che Dio abbia parlato mediante una simile barbarie. La crocifissione è cosa assolutamente indegna di Dio. Il dettaglio più interessante, tuttavia, mi pare il riferimento polemico a “quelli che professano la fede nel crocifisso”: come dicevamo per la letteratura profana e agiografica, anche questa è un’attestazione del fatto che fin da subito e ben prima di lasciarne testimonianze nell’arte e nell’elaborazione teologica, i cristiani si riconoscevano come i credenti nel Crocifisso.

Sempre in Egitto erano molto attivi gli gnostici Ofiti e Sethiani, dal linguaggio spesso più criptico di quello di altre gnosi (purtroppo anche nel breve passo che ora riporto). Leggiamo dunque dalla Confutazione di Ippolito la dottrina di tale Giustino gnostico, che si segnala per una cristologia adozionista (anche lussureggiante: uno degli “eletti” prima di Gesù era Ercole! – peccato sia finito male…) e per il linguaggio irto di riferimenti allegorici:

[…] Gesù obbedì all’angelo dicendo: «Signore, farò così tutto; e cominciò a predicare. Naas volle sedurre anche lui, ma non riuscì: infatti quello rimase fedele a Baruch. Allora irato Naas, poiché non riuscì a sedurlo, lo fece crocifiggere. Ma quello, abbandonato il corpo di Eden sulla croce, salì al Bene. Dopo aver detto a Eden: «Donna, hai tuo figlio», cioè l’uomo animale e terreno, egli, avendo rimesso nelle mani del Padre lo spirito, salì al Bene.

Ippolito, Refutatio V, 31-32

È un vero peccato che non sia il caso di proseguire oltre, perché scopriremmo come il Bene sia Priapo (proprio lui!), ma forse ne parleremo meglio un’altra volta. Ora mi sembra invece il caso di cercare una testimonianza che aiuti a capire meglio il quadro complessivo, visto che il Corano non spiega chi sarebbe morto in croce, mentre Giustino gnostico spiega che sulla croce Gesù avrebbe abbandonato “il corpo di Eden” per andare da Priapo (sic!). Tocca tornare alla lezione di Ireneo, che sempre parlando di Basilide aveva spiegato il tutto poco prima del passo già riportato qui sopra:

Il Padre, ingenerato e innominato, vedendo la rovina di tutti costoro, ha mandato il suo primogenito, l’Intelletto – e questo è colui che è chiamato Cristo – per liberare quanti avrebbero creduto in lui dal potere degli angeli che avevano creato il mondo. Alle genti di costoro egli è apparso in terra come uomo e ha compiuto prodigi. Perciò non ha patito lui, ma un certo Simone di Cirene che, contro la sua volontà, portava per lui la croce: questo è stato crocifisso per ignoranza ed errore, in quanto Cristo lo aveva trasformato così che si credesse che fosse lui Gesù. Gesù invece aveva assunto l’aspetto di Simone e stando ritto in piedi irrideva i crocifissori. Infatti egli era la Potenza incorporea e l’Intelletto del Padre ingenerato: perciò si è trasformato come voleva ed è asceso a colui che lo aveva mandato, prendendo gioco di quelli, poiché non poteva esser preso era invisibile a tutti.

Ireneo, Adversus Hæreses I 24,4

Si resta sempre in dubbio, davanti a testi così: restare ammirati dalla fantasia di chi elaborava certe teorie o inorridire all’idea che Gesù ne risultasse così sardonicamente sfigurato da salvarsi la pelle (pelle a cui peraltro non teneva) facendo morire un innocente al suo posto?

Ma un’ultima citazione voglio dedicarla a colui che l’eresiologia antica ha tramandato come il padre di tutti gli eretici – il povero Simon Mago, che anche gli Atti degli Apostoli menzionano (At 8) e che Ireneo credeva essere ancora venerato, ai suoi tempi, sull’Isola Tiberina a Roma. Leggiamo dunque negli Atti di Pietro, che già ricordavo sopra a proposito della morte del Primo apostolo:

Simone mago rispose [Pietro aveva appena annunciato Cristo al popolo, N.d.R.]: «Tu hai la faccia tosta di parlare di Gesù Nazareno, figlio di un artigiano e artigiano egli stesso, la cui stirpe abita in Giudea? Ascolta, Pietro: i Romani sono gente seria, non dei fessacchiotti». Quindi, rivolgendosi al popolo, disse: «Popolo romano! Può nascere come uomo un Dio? Può venire crocifisso? Chi ha un signore non è Dio!». A quelle considerazioni molti dicevano: «Parli bene, Simone».

Atti di Pietro 23

Insomma, sembra che la ragionevolezza del “teologo liberale” vinca sul paradosso annunciato dalla Chiesa nascente. Ma Pietro, stando ai suoi Atti apocrifi, non si fece intimorire. E rispose con un’impressionante carrellata di citazioni veterotestamentarie. Quando poi fu finalmente crocifisso anche lui, non lontano dal Vaticano, si rivolse a quelli che gli stavano attorno indicando che la natura umana ormai vedeva le cose alla rovescia, così come ora quelli vedevano a rovescio lui (e in realtà era lui quello dritto, che vedeva le cose come stavano):

Voi dunque, miei cari, che state ascoltando o che vi interessate al discorso che faccio, dovete scostarvi dal primo errore e rifare il cammino. Sarebbe infatti conveniente salire sulla croce di Cristo, il quale è il Verbo disteso, uno e solo, di cui lo Spirito dice: «Che è dunque Cristo, se non il Verbo, eco di Dio?». Il Verbo pertanto sarà questa parte retta del legno, sulla quale sono crocifisso. L’eco invece è la parte trasversale, cioè la natura dell’uomo. Il chiodo poi che congiunge nel mezzo la parte di traverso con la parte retta sarà la conversione e la penitenza dell’uomo.

Atti di Pietro 38

Mi colpisce profondamente che in questo passo il pensiero dell’autore sia così maturo da non disperdersi in questioni di dogmatica cristologica (in senso essenzialista), ma da concentrarsi piuttosto in un’esortazione rivolta al lettore, che lo inviti a credere in Gesù, messia crocifisso per la salvezza degli uomini, e a vivere concretamente la fede. Non riesco a togliermi dalla testa l’idea che l’estensore degli Atti riportasse in questo testo (composto un secolo dopo gli eventi, ampiamente romanzato e anche incerto dal punto di vista teologico) qualcuna delle parole del buon Pescatore di Galilea.

In sintesi

Di fronte a questa carrellata di storia, letteratura e teologia – e per forza di cose abbiamo dovuto tralasciare la storia dell’arte e la liturgia – penso si debba concludere che in nessun modo l’ipotesi che Gesù non sia morto in croce possa accreditarsi di una qualunque credibilità storica. Anzi, tutte le fonti che parlano di una non-morte di Gesù in croce lo fanno a partire da una precisa idea di Dio, e di ciò che Gli converrebbe e di ciò che non Gli converrebbe. E scopriamo che la lettura più nitida, penetrante e aderente alla storia la diede proprio san Paolo, che già sul finire della prima metà del I secolo scriveva ai Corinzi:

Infatti la parola della croce è follia per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano – per noi – è potenza di Dio. […] Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è mai il sottile ragionatore di questo mondo?

1Cor 1,18.20

Ecco, oggi lo abbiamo visto, dov’era: era impegnato a inventare che in realtà Gesù mandava a morire al suo posto il povero Simone di Cirene, o che Cristo saltò dalla croce per andare da Priapo.

Eh, lo diceva il buon Ignazio di Antiochia (lo citavamo già ieri):

Coloro che si oppongono al dono di Dio a forza di discutere muoiono. Converrebbe piuttosto che praticassero la carità per poter risorgere.

Lettera agli Smirnei 7,1

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni