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Verginità all’asta? Una gara al ribasso

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Paola Belletti - Aleteia - pubblicato il 29/05/17


E invece è proprio mettendosi in vendita che queste ragazze (sì ci sono anche altre omologhe, non grandissimi numeri direi ma molto pruriginosamente proposti e riproposti) stanno affermando che la loro purezza – anche se viene ridotta ad una constatazione clinica di integrità dell’imene – ha un valore proprio perché il nostro corpo non è una cosa di cui disporre. È un mistero che ci stiamo rendendo via via meno accessibile e che però resta tale. Non siamo angeli, non siamo bestie. La nostra carne canta in qualche modo la dignità dell’uomo.

Ed è essenzialmente, precisamente questo che mantiene in fermento il mercato. Che altro potrebbe interessare a quel meschino uomo che uomo non è poi tanto, ridotto a comprarsi una ragazza con la sola cosa che crede gli dia potere, i soldi, se non la meraviglia dell’unione carnale esclusiva e dotata di tutto il suo valore simbolico con una donna?

Alexandra ha i capelli lunghi, lisci, neri. In un immaginario forse semplicistico ed edulcorato, per contrasto  con l’amara desolazione che proviamo di fronte alla situazione descritta, mi si parano davanti scene di epiche cavalcate della nobile pulzella in una radura, alle estreme propaggini delle Foresta Nera. È fiera e libera. Un cavaliere la domanda in sposa. Ne ha chiesta la mano.

La prima notte di nozze offrirà a lui, a lui solo, la sua virtù. Sono giovani entrambi. Non portava boxer stretti e sintetici, il cavaliere. Non fuma. Lei non ha mai preso la pillola. Avranno presto un figlio! Sì, è stucchevole e semplicistico. Con le inquadrature giuste e la colonna sonora adatta fa sicuramente un po’ “Trono di spade”.

Comunque a quanto pare questa ragazza, sebbene forse sia la più pagata finora, non è l’unica. Certo se i tabloid online non ci campassero per anni (alcuni casi risalgono alla prima decade del millennio) con servizi di questo tipo, frammentati in 21 pagine con opportune foto in modo da accaparrarsi un discreto bottino di visualizzazioni, sarebbe meglio. Sarebbe più responsabile.

Ridurremmo l’effetto emulazione. Perché in questi prodotti redazionali nessuno si azzarda ad esprimere un giudizio. L’internazionale del politically correct e della pusillanimità impedisce di uscire dal recinto elettrificato delle espressioni  concesse: basta tabù – noi donne possiamo disporre del nostro corpo – emancipazione – autodeterminazione-libertà- bla bla. Che noia!

Invece i conti non ci tornano, vero? C’è un residuo fisso che resiste anche alla più alte temperature di bollitura della coscienza personale e collettiva e che ci ricorda che non siamo merce. Lo dimostra proprio il fatto che ci compriamo e vendiamo. Se non fossimo esseri razionali e liberi non potremmo esercitare così male la nostra libertà. Ci serve tutta la nostra dignità per compiere e lasciare compiere questi abomini.

Eppure, dice il Salmo 8:

“l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

Sì, Alexandra, pensava anche a te il salmista.

Considerazione estrema ma non trovo in tutta onestà altra via d’uscita. Se non rimettiamo al centro l’uomo nella sua vera dignità ne vedremo di sempre peggio. E per questo nuovo umanesimo che in tanti auspichiamo e per il quale gemiamo, occorre che l’uomo torni al suo posto. Che è quello di adorare Dio. Per questo è Dio, innanzitutto, che va rimesso al Suo posto. Perché a forza di fare etsi Deus non daretur stiamo costruendo società senza il tempio, senza un rapporto centrale e condiviso tra Dio e gli uomini. Lo diceva il Cardinal Ratzinger alla vigilia della Sua elezione a Pontefice.

Il 1º aprile del 2005 nel Monastero di Santa Scolastica a Subiaco, aveva constatato che “il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre di più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo”, come ha dimostrato per esempio il secolo XX (Cfr. “L’Europa nella crisi delle culture” di Joseph Ratzinger, ZENIT, 27 aprile 2005).

Non ha molto in comune con la nostra pulzella, il grande canuto Pontefice Emerito. Se non le origini teutoniche e la natura umana. Lei non lo sa, credo,  ma è urgente, irrimandabile la firma di questo nuovo e antico patto tra gli uomini e Dio.

E non un dio purché sia, bensì il Dio della Rivelazione. Il Dio cristiano. Il Dio incarnato che, giusto ieri, ha innestato nei Cieli i nostri, i Suoi, tratti  umani. Asceso al Cielo benedicendo i Suoi ora è lì, alla Destra del Padre e alla radice di tutte le cose. Quindi vicinissimo.

Eh sì, dovremmo proprio ricominciare a ricordarci che non siamo in vendita.

Perché ci ha già ri-comprati.

Alexandra carissima e sue epigoni, vi prego, ripensateci. Anche ora, anche a cose fatte. Forse non era la cosa più conveniente da fare per te, per voi quella di ottenere molto denaro dall’unione con uno sconosciuto pagante. Forse ci sono altri investimenti che potete iniziare sulla vostra vita. Anche sul vostro corpo, certo, perché no.

Forza ragazze, andate a risvegliare i cavalieri  che si aggirano ancora per  questa stanca Europa. Ingaggiate gare e tornei. Ispirate terzine, endecasillabi, sonetti. Andate ad abitare nuove rime. Animate nuove chanson de geste, magari rappate. Fate infuriare novelli Orlandi (magari mostrando loro un vostro coetaneo intento a rifinirsi le sopracciglia). Conservate la virtù fino a che ne varrà la pena. Ne sarà valsa la pena!

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