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Spiritualità e cinema: Per la prima volta, la Santa Sede nel Festival di Cannes

Dario Viganò

Silvia Costantini / Aleteia

Msr Viganò at Festival Cannes

Jesús Colina - Aleteia - pubblicato il 27/05/17

Un inedito incontro tra fede e settima arte con la visita di Monsignor Dario Viganò

Pierre Lescure, presidente del Festival del Cinema di Cannes, lo ha riconosciuto ad Aleteia: nei 70 anni di questa mostra, una delle più importanti al mondo, mai era stato accolto ufficialmente il rappresentante della Santa Sede per la Comunicazione.

È accaduto questo 24 maggio, quando lo stesso Lescure ha dato il benvenuto a monsignor Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, l’organismo creato da Papa Francesco per unificare e riformare tutte le iniziative di comunicazione del Vaticano.

Il presidente del festival cinematografico con la maggior copertura mediatica del pianeta ha riconosciuto che la presenza di monsignor Viganò, “gioiosa e profonda”, è una prova dell’importanza della spiritualità per le storie degli uomini e le donne che il cinema racconta “nei loro dolori e difficoltà”.

“Monsignore, la vostra presenza qui ci tocca il cuore”, ha detto Lescure.

Monsignor Viganò è venuto accompagnato da alcuni grandi esponenti del mondo del cinema, che hanno saputo trasmettere la spiritualità nel grande schermo: l’attore Michael Lonsdale e il regista Wim Wenders.




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Questa presenza, per Lescure, è una prova del contributo spirituale che quest’anno ha arricchito Cannes, con la celebrazione del Festival Sacré de la Beauté, che ha organizzato la presenza di monsignor Viganò.

Dialogo tra spiritualità e cinema

Secondo il sindaco di Cannes, David Lisnard, la partecipazione del rappresentante del Papa per la Comunicazione, testimonia il fecondo dialogo tra spiritualità e cinema.

In una cerimonia di benvenuto, il primo cittadino ha riconosciuto che in fondo il cinema cerca “di dare senso e significato”, vocazione che deve caratterizzare il festival.

E dare senso, ha aggiunto, vuol dire mostrare “la verticalità e l’orizzontalità della comunione” tra gli uomini e donne, ricchi e poveri, credenti o non credenti.

Per questo motivo, ha insistito il festival vuole non essere solo “paillette”, ma anche profondità, arte e glamour, creazione e industria, “ricerca di significato”.

Jean-Pierre Leleux, Sénateur des Alpes-Maritimes, in una conferenza stampa, ha sottolineato l’importanza della presenza di testimoni della spiritualità in un festival come quello di Cannes.

“Il cinema è l’arte che esprime, meglio di nessun’altra, la ricerca di senso di ogni essere umano”, ha spiegato Leleux, direttore della Commissione per l’audiovisivo del Senato francese.


Wenders, Vigano

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Nei diversi incontri con rappresentanti delle istituzioni, della Chiesa, e dell’industria cinematografica, monsignor Viganò, ha spiegato come il Papa incoraggia il lavoro degli uomini e donne del mondo del cinema.

“Il cinema —ha sottolineato— ha un ruolo sociale significativo, come mezzo e soprattutto come arte, ovvero è in grado di raccontare la realtà, mostrandola da vicino, addentrandosi nelle pieghe carsiche del vivere dell’uomo, senza sottrarsi a sguardi complessi o problematici”.

Al contempo, la così detta “settima arte” è in grado anche di farsi portatrice “di una visione altra, di aprire nell’orizzonte squarci di luce”.

Questo perché, ha spiegato il prefetto, “il cinema è riuscito persino a spingersi sulle tracce dell’invisibile, di Dio, a cogliere manifestazioni della Sua misericordia nella storia dell’uomo”

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