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Spiritualità e cinema: Per la prima volta, la Santa Sede nel Festival di Cannes

Silvia Costantini / Aleteia
Msr Viganò at Festival Cannes
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Un inedito incontro tra fede e settima arte con la visita di Monsignor Dario Viganò

Pierre Lescure, presidente del Festival del Cinema di Cannes, lo ha riconosciuto ad Aleteia: nei 70 anni di questa mostra, una delle più importanti al mondo, mai era stato accolto ufficialmente il rappresentante della Santa Sede per la Comunicazione.

È accaduto questo 24 maggio, quando lo stesso Lescure ha dato il benvenuto a monsignor Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, l’organismo creato da Papa Francesco per unificare e riformare tutte le iniziative di comunicazione del Vaticano.

Il presidente del festival cinematografico con la maggior copertura mediatica del pianeta ha riconosciuto che la presenza di monsignor Viganò, “gioiosa e profonda”, è una prova dell’importanza della spiritualità per le storie degli uomini e le donne che il cinema racconta “nei loro dolori e difficoltà”.

“Monsignore, la vostra presenza qui ci tocca il cuore”, ha detto Lescure.

Monsignor Viganò è venuto accompagnato da alcuni grandi esponenti del mondo del cinema, che hanno saputo trasmettere la spiritualità nel grande schermo: l’attore Michael Lonsdale e il regista Wim Wenders.

Questa presenza, per Lescure, è una prova del contributo spirituale che quest’anno ha arricchito Cannes, con la celebrazione del Festival Sacré de la Beauté, che ha organizzato la presenza di monsignor Viganò.

Dialogo tra spiritualità e cinema

Secondo il sindaco di Cannes, David Lisnard, la partecipazione del rappresentante del Papa per la Comunicazione, testimonia il fecondo dialogo tra spiritualità e cinema.

In una cerimonia di benvenuto, il primo cittadino ha riconosciuto che in fondo il cinema cerca “di dare senso e significato”, vocazione che deve caratterizzare il festival.

E dare senso, ha aggiunto, vuol dire mostrare “la verticalità e l’orizzontalità della comunione” tra gli uomini e donne, ricchi e poveri, credenti o non credenti.

Per questo motivo, ha insistito il festival vuole non essere solo “paillette”, ma anche profondità, arte e glamour, creazione e industria, “ricerca di significato”.

Jean-Pierre Leleux, Sénateur des Alpes-Maritimes, in una conferenza stampa, ha sottolineato l’importanza della presenza di testimoni della spiritualità in un festival come quello di Cannes.

“Il cinema è l’arte che esprime, meglio di nessun’altra, la ricerca di senso di ogni essere umano”, ha spiegato Leleux, direttore della Commissione per l’audiovisivo del Senato francese.

Nei diversi incontri con rappresentanti delle istituzioni, della Chiesa, e dell’industria cinematografica, monsignor Viganò, ha spiegato come il Papa incoraggia il lavoro degli uomini e donne del mondo del cinema.

“Il cinema —ha sottolineato— ha un ruolo sociale significativo, come mezzo e soprattutto come arte, ovvero è in grado di raccontare la realtà, mostrandola da vicino, addentrandosi nelle pieghe carsiche del vivere dell’uomo, senza sottrarsi a sguardi complessi o problematici”.

Al contempo, la così detta “settima arte” è in grado anche di farsi portatrice “di una visione altra, di aprire nell’orizzonte squarci di luce”.

Questo perché, ha spiegato il prefetto, “il cinema è riuscito persino a spingersi sulle tracce dell’invisibile, di Dio, a cogliere manifestazioni della Sua misericordia nella storia dell’uomo”

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