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La conversione in punto di morte di John Wayne

JOHN WAYNE CATTOLICESIMO
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La storia (poco conosciuta) di quando il celebre attore western abbracciò la fede cattolica

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Questa leggenda della “settima arte” a stelle e strisce non ha bisogno di particolari presentazioni. Premio Oscar al miglior attore nel ’70 per la sua interpretazione ne Il “Grinta” (True Grit), John Wayne è conosciutissimo in tutto il mondo, soprattutto per la sua lunga carriera nel cinema western.

Iniziò a lavorare nel cinema durante il periodo universitario, quando la sua più grande passione era il football americano. In quegli anni strinse amicizia con il regista John Ford, che gli spalancò le porte del successo hollywoodiano (Wayne ha interpretato, diretto o prodotto oltre 175 film, metà dei quali western).

Ciò che si conosce meno è il suo rapporto con la fede. Marion Mitchell Morrison (questo il suo vero nome) crebbe in una famiglia presbiteriana di origine scozzese-irlandese, che gli insegnò l’importanza di frequentare la chiesa, di leggere la Bibbia e di credere in Dio.

John Wayne però lasciò ben presto la religione e condusse una vita lontana dagli insegnamenti ricevuti: si sposò tre volte, tendeva ad eccedere con l’alcool ed ebbe diverse amanti (tra cui le celebri Marlene Dietrich e Maureen O’Hara).

Ciononostante, la fede tornava sempre a bussare alla porta del suo cuore. Il primo grande contatto con il cattolicesimo si deve alla sua prima moglie, Josephine Alicia Saenz, che coinvolse John Wayne in diversi eventi parrocchiali e che ha pregato incessantemente per la sua conversione, anche dopo il fallimento del matrimonio.

Tutte le sue mogli erano cattoliche, i suoi sette figli hanno frequentato scuole cattoliche e i suoi 21 nipoti sono stati cresciuti nel cattolicesimo. Anche l’amicizia con John Ford, che non faceva mistero della sua profonda appartenenza cattolica, influenzò la sua vita. Riportiamo da un articolo uscito su Aleteia a febbraio:

Le loro non sono esattamente delle vite esemplari, ma offrono delle lezioni utili. Maureen O’Hara chiese che venisse data a John Wayne la Medaglia d’Oro del Congresso, dicendo: “John Wayne è l’America”. Ed ha davvero rappresentato il suo paese, dopo che John Ford riuscì ad addomesticarlo: la sua voce, la sua andatura, il suo portamento da uomo duro e allo stesso tempo sensibile…

Il pubblico lo aveva visto in Ford Apache, Rio Grande, La battaglia di Alamo, Un uomo tranquillo e in molti altri film. I giornali hanno parlato dei suoi vari matrimoni e divorzi. Ma quel libro ha raccontato che il corpulento attore, in grado di far cadere gli altri con un pugno, si è sentito un debole in due momenti: quando ha subito un intervento al cuore, nel 1978, e quando gli è stato diagnosticato un cancro allo stomaco, l’anno successivo .

Fu allora che un prete cattolico, padre Robert Curtis, lo ha battezzato e confessato, assistendolo fino alla sua morte, avvenuta l’11 giugno 1979.

Suo figlio Patrick ha dichiarato che il padre non fosse particolarmente religioso: “Papà non era religioso, tantomeno cattolico… è stata nostra madre Josie a crescerci nella fede cattolica”.

Padre Muñoz, sacerdote cattolico della Diocesi di Orange in California e nipote dell’attore, rivela invece alcuni dettagli della vita spirituale del nonno, morto di cancro quando lui aveva soltanto 14 anni: “Quando l’arcivescovo di Panama, Marcos Gregorio McGrath, arrivò in ospedale per battezzare Wayne, erano lì anche mia madre e mio zio”, ha dichiarato alla CNA Padre Muñoz. “Nessuno può mettere in dubbio il fatto che si sia battezzato. Aveva il desiderio di essere battezzato e di diventare cattolico. È meraviglioso che abbia abbracciato la fede cattolica e che abbia lasciato a tutta la nostra famiglia quella testimonianza”.

Padre Muñoz ha anche parlato del rammarico del nonno per non essersi convertito prima al cattolicesimo, ricordando però che anche prima di quella scelta lui avesse un certo grado di spiritualità. “Sin dalla più tenera età, maturò il discernimento per capire cosa fosse giusto e cosa sbagliato. È stato cresciuto nei principi cristiani, e questo ha avuto un forte impatto nella sua vita”. Il sacerdote spiega inoltre che il nonno soleva scrivere delle lettere rivolte a Dio: “Scriveva delle belle lettere d’amore a Dio, erano preghiere a tutti gli effetti. Erano abbastanza puerili e semplici, ma allo stesso tempo molto profonde“.

Alcuni sostengono che l’attore si sia convertito dopo aver ricevuto una lettera da una ragazza con una gamba rotta. È vero che lui abbia scritto una lettera alla figlia di Robert Schuller, che aveva da poco subito un’amputazione alla gamba, ma i due eventi sembrano essere semplicemente contemporanei, e non necessariamente connessi.

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