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Perché vengono raccontate due «ascensioni» di Gesù?

© Tupungato / Shutterstock

Dimensione Speranza - pubblicato il 25/05/17


Stando a questo primo racconto, Gesù sarebbe asceso al cielo «in quello stesso giorno» (24,13), «il primo gior­no dopo il sabato» (24,1): visita delle donne al sepolcro vuoto, incontro sulla via di Emmaus, apparizione agli Undici si susseguono senza interruzione nel giorno di Pasqua. L’ascensione conclude l’apparizione pasquale e sigilla il saluto di Gesù ai suoi apostoli.

La scena finale del terzo Vangelo contiene tratti specifici: la benedizione (sacerdotale, cf Sir 50,20s) di Gesù; l’adorazione dei discepoli (rivolta al Kyrios, cf At 2,36); la gioia e la lode a Dio come risposta all’evento della sal­vezza (cf Lc 1,46ss.68ss; 2,13s.20). Dicendo che, al termine dell’incontro con gli Undici, Gesù «si staccò da loro», l’evangelista conserva una traccia del­l’esperienza originaria: l’apparizione termina con il distacco (vedi Lc 1,38: «e l’angelo si allontanò da lei»). Il secondo verbo («e fu portato verso il cielo») precisa il senso dell’ allontanarsi di Gesù, il «luogo» al quale appartiene il ri­sorto e nel quale ritorna dopo essersi mostrato sensibilmente agli apostoli. Lo stesso si deve supporre per le numerose apparizioni, di cui all’inizio degli At­ti: Gesù viene dal mondo di Dio (il «cielo») e immancabilmente vi fa ritorno!

Nel libro degli Atti, con la cifra dei «quaranta giorni» Luca delimita un tem­po sacro, che ha un carattere di fondazione rispetto alla storia che segue, e coordina le apparizioni di Gesù con la prima esperienza dello Spirito Santo, effuso da Gesù risorto il cinquantesimo giorno. Il ciclo delle apparizioni pasquali – come sa anche Paolo (l Cor 15,5-7) e come testimonia la finale lun­ga del Vangelo di Marco (Mc 16,9-20) – è ben delimitato. Luca lo racchiude in una cifra canonica: quaranta giorni.

Certamente Luca non pensava di contraddirsi, raccontando «due ascensioni»! Ciascuno dei due racconti ha la sua prospettiva. Il secondo è diventato classi­co e ha suggerito una scansione del tempo liturgico, che celebra l’esaltazione celeste di Cristo, diventato il Kyrios, il Signore. Ma non occorre immaginare – come si è fatto talora, accostando At 1,9-11 con Gv 20,17 – che Gesù risorto si sia aggirato su questa terra per quaranta giorni prima di salire al Padre. Semplicemente, la risurrezione è anche esaltazione o innalzamento, grazie al quale Cristo è «salito al Padre» (Gv 20,17), è «entrato nella sua gloria» (Lc 24,26), si è «assiso alla destra» di Dio (cf At 2,32.34).

Luca ha dunque «inventato» l’ascensione? È più prudente dire che l’ha de­scritta, con grande audacia narrativa e ispirandosi a un modello biblico, ma basandosi sull’affermazione del kerigma condiviso da tutto il Nuovo Testa­mento e mettendo in risalto uno degli aspetti del grande e insondabile evento della risurrezione: quello riguardante la trascendenza della realtà cui oramai Gesù appartiene. Il risorto è il «vivente» (cf Lc 24,5), il Signore (cf At 2,36), non più presente in modo sensibile, eppure operante nel mondo per mezzo dello Spirito e della Chiesa.[vi]

(da Parole di vita, n.1, 1998)


[i] Cf M. LÀCONI, Gli Atti degli Apostoli e l’opera lucana, in ID. e Coll., Vangeli Sinottici e Atti degli Apostoli (Logos 5), Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994, pp. l77s.

[ii] Vedi anche Col 3,1; Eb 9,24; 1 Pt 3,22.

[iii] Cf G. SCHNEIDER, Atti degli Apostoli, Paideia, Brescia 1985, vol. I, pp. 287s; R. PESCH, Atti degli Apostoli, Cittadella, Assisi 1992, pp. 83s.

[iv] A ricordo dell’ascensione del Signore, sulla sommità del monte degli Ulivi venne eretto fin dal IV secolo un piccolo santuario a pianta circolare, sostituito dall’attuale edicola ottagonale al tempo delle crociate. Cf J. MURPHY-O’CONNOR, The Holy Land. An Archeological Guide … , Oxford University Press 1986, p. 112.

[v]Op. cit., I, p. 282

[vi] Cf M. LÀCONI, op. cit., pp. 573-575; R. O’TOOLE, L’unità della teologia di Luca, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994, pp. 43-55.

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ascensionevangelo
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