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Perché vengono raccontate due «ascensioni» di Gesù?

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Nel racconto lucano delle origini cristiane il primo evento, quello che separa il tempo di Gesù dal tempo della Chiesa, è l’ascensione. Separa e congiunge, dal momento che il Signore risorto e innalzato alla destra di Dio ha effuso lo Spirito Santo che suscita la missione e l’annuncio della salvezza a tutti i po­poli della terra.

In realtà, l’ascensione è narrata sia all’inizio degli Atti sia, in forma più bre­ve, alla fine del Vangelo (Lc 24,50s). Questa ripetizione presenta qualche pro­blema. Prima ancora, la «cerniera» tra il primo e il secondo volume della co­siddetta «opera lucana» (espressione sulla quale non mancano le riserve)[i] me­rita qualche considerazione, in ordine all’esegesi del nostro brano.

1. I quaranta giorni

Nell’evento pasquale si compiono le Scritture, ossia il disegno di Dio. È que­sto il ritornello del cap. 24 del Vangelo di Luca (cf Lc 24,6-7.25-27.44-47). I tre racconti che lo compongono – le donne al sepolcro, i discepoli di Em­maus, l’apparizione agli Undici – non documentano solamente la risurrezione di Gesù; sono anche una catechesi cristologica, che si apre al tempo dell’an­nuncio universale. Nelle parole di Gesù stesso: «Così sta scritto: il Cristo do­vrà patire e risorgere dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predi­cati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme» (Lc 24,46s).

Abbiamo qui il programma anticipato di quanto lo stesso evangelista – pro­babilmente in un secondo tempo – si accingerà a scrivere nel suo secondo vo­lume. All’inizio di questo, Luca riprende il filo della prima narrazione: rial­lacciandosi al proemio del Vangelo (At 1,1-2), mettendo in evidenza i prota­gonisti di questa nuova fase, «gli apostoli, che [Gesù] si era scelto nello Spi­rito Santo» (ivi), con una sintesi delle apparizioni del Risorto (vv. 3ss).

Qui si inserisce una precisazione temporale, che segna una prima differenza rispetto alla finale del Vangelo lucano: «apparendo loro per quaranta giorni» (v. 3). Sono evidenti il carattere tradizionale e il valore simbolico della cifra, che ritroviamo sia nell’Antico Testamento (cf Es 24,18; 34,28: Mosè rimane sul Sinai quaranta giorni e quaranta notti) sia nei Vangeli (cf Lc 4,1: Gesù nel deserto per quaranta giorni): è il tempo classico di un’esperienza religiosa forte, il tempo fondante rispetto alla vicenda successiva, che ha inizio con l’allontanarsi di Cristo dalla scena della storia.

Apparendo agli Apostoli, Gesù li rende certi «con molte prove» che egli è «vivo» (At 1,3; cf Lc 24,5.23); preannuncia loro «la promessa del Padre», os­sia il dono dello Spirito (At 1,4; cf Lc 24,49); li illumina intorno alla direzio­ne e al senso della nuova fase della historia salutis: questo non è il tempo in cui Cristo «ristabilirà il regno per Israele» (At 1,6; cf traduzione CEI rivedu­ta), bensì quello nel quale i suoi discepoli gli renderanno testimonianza fino ai confini della terra (cf At 1,7-8). In altre parole: il tempo nel quale il «regno di Dio» – che Gesù ha annunciato per primo (cf Lc 4,43 ecc.) – deve essere pro­clamato dagli Apostoli come evento di salvezza legato al nome di Gesù stes­so (cf At 1,3; 8,12; 14,22; 19,8; 20,25; 28,23.31).

2. Esaltazione o innalzamento

In questa cornice è racchiusa la scena altamente suggestiva dell’ascensione del Signore risorto. Prima di considerarla più da vicino, è utile estendere lo sguardo ai testi lucani ed anche a quelli non lucani disseminati nel Nuovo Testamento, che presentano il medesimo evento.      Quando Gesù s’incamminò decisamente verso Gerusalemme, «stavano com­piendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto» (Lc 9,51: traduzione CEI riveduta;gr. analempsis): l’annotazione è dell’evangelista, il quale evidente­mente si riferisce all’evento pasquale. Con linguaggio diverso, insieme personalistico e spaziale, il viandante spiega ai due discepoli di Emmaus che il Cristo doveva soffrire la passione «per entrare nella sua gloria» (Lc 24,26): la risurrezione è letta come movimento, passaggio da una condizione di umiltà a una condizione di esaltazione e potenza. Allo stesso modo, e riprendendo l’immagine di un movimento verso l’alto, nel libro degli Atti Pietro afferma che Gesù è stato «innalzato alla destra di Dio» (At 2,33), o che «Dio lo ha in­nalzato alla sua destra» (5,31; in ambedue i passi si allude al salmo 110, v.1); per cui attualmente «il cielo lo accoglie» fino al tempo della «restaurazione di tutte le cose» (3,21).

Il tema dell’innalzamento, riferito a Gesù e alla sua Pasqua di risurrezione, è presente anche nelle lettere di Paolo, sia quelle sicuramente autentiche sia quelle della tradizione paolina.

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