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Una mamma e un papà toccano il loro miracolo

© Public Domain
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Dopo il parto... si torna a casa in tre e comincia la vita

di Rachele Bruschi

Improvvisamente anche l’essere inchiodata a quel lettino in sala parto passa. Il temuto giorno passa. Ti ritrovi un po’ rotta davanti al portone di casa, accanto a te tuo marito con in braccio una vita. E adesso? Nove mesi di controlli, analisi, ecografie per monitorare la situazione, per salvaguardare e proteggere. Ed ora? Sei fuori, sei al mondo, chi veglierà che tutto andrà bene?

Che si fa? Si apre la porta di casa e si vive. Ora bisogna vivere, crescere e noi invecchiare d’amore e di sonno tra rigurgiti, pannolini, pianti notturni e profumo di bambino. Impastato di carne e sangue miei e di tuo padre, l’odore del tuo respiro, sei qui, posso stringerti e osservarti, impressionandomi nel rivedere in te tutte le mie espressioni, occhi che guardano dentro e scavano. Non siamo proprio quegli eroi che forse tu credi…

Chi sei e chi siamo noi per te… Generato nel corpo, affidato a noi da un Padre che è Figlio. In quel lettino di ospedale ti hanno posto sul mio seno nudo e ventre svuotato, nato sporco, figlio nel dolore, ti ho stretto a me così come eri, insanguinato e attaccato ancora da un cordone, ombelico, segno tangibile dell’origine, viscido, nuovo al tuo stesso respiro. Ti ho stretto. Ed ho avuto paura.

Come si fa a non tremare dinnanzi a tale mistero svelato? Mi guardi e non sai ancora. Mi guardi e sembri riconoscermi. Sorridi nel sonno senza averne coscienza, tu che respiravi dalla mia pancia ed ora sul mio cuore, tuo padre ti rimbocca le coperte e ti benedice sulla pelle.

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