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Dopo il terrore, la speranza.

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A Manchester c'è chi ha reagito subito aiutando le vittime

Il terrorismo suicida è forse l’atto di maggiore abiezione per un essere umano, uccidersi per uccidere innocenti, a Manchester questa escalation nichilista ha toccato nuove vette: un concerto di adolescenti, tra le vittime anche bambini.

Ma come nel “Vaso di Pandora”, dal quale secondo il mito greco uscirono tutti i mali del mondo, in fondo in fondo, per ultima esce la speranza. Ed è quella che si manifesta nei gesti disinteressati di aiuto, piccoli e grandi atti di eroismo che mettono in comunione perfetti sconosciuti, guidati solo dalla carità.

Tra gli eroi di Manchester c’è lui, AJ Singh, un tassista di origine indiana che ha messo il suo mezzo al servizio dei feriti subito dopo l’attentato al concerto di Ariana Grande, trasportando decine di persone in ospedale gratuitamente, contribuendo a salvare molte vite.

Grazie a Dio, Aj non era da solo. Come racconta l’Huffington Post:

Ha fatto il giro dei media mondiali anche la storia dei colleghi di Liverpool, che tramite WhatsApp si sono organizzati per prestare aiuto nella città dell’esplosione. “Amici, se siete a casa e siete liberi prendete il vostro taxi e offrite corse gratuite ai feriti di Manchester” si legge in uno scambio di messaggi sull’app appartenente a Facebook.

O come “L’angelo di Manchester, vale a dire la signora Paula Robinson, 48 anni, originaria di West Dalton, che ha messo in salvo circa 50 bambini.

Nel momento dell’esplosione si trovava con il marito alla stazione del metrò accanto alla Manchester Arena. “Siamo corsi fuori – ha detto in un’intervista al Daily Mail – e in pochi secondi abbiamo visto ragazzi e bambini che correvano insieme a noi”. Così Paula, quella che gli utenti dei social ora chiamano “Angel”, non ci ha pensato due volte: con il marito ha raggruppato tutti i bimbi e i teenager che avevano perso i genitori durante la fuga e li ha portati con sé al vicino hotel Premier Inn (Repubblica)

E poi ha fatto in modo, tramite i social media, di farsi trovare dai genitori dei vari bambini:

O i tantissimi che hanno aperto le loro case, offerto un riparo, una tazza di thé caldo e un posto dove riposare spontaneamente e con grande rapidità. Anche in questo caso grazie ai social network.

Ma forse più di tutti valgono una menzione i due senzatetto che avevano eletto la Manchester Arena, luogo del concerto e dell’attentato, a loro dimora e che hanno dato tutto se stessi per aiutare e confortare i bambini spaventati e feriti dall’esplosione. Lo racconta l’ANSA:

Stephen Jones e Chris Parker, rispettivamente di 35 e 33 anni, i due senza tetto ‘eroi’ che sono accorsi in aiuto dei feriti nella strage di Manchester. Usavano la Manchester arena e la zona attorno come casa e luogo in cui chiedere l’elemosina e come racconta l’Independent non si sono tirati indietro quando dopo l’esplosione decine di persone erano a terra, morte o ferite.
Stephen ha estratto le schegge che avevano colpito i bambini in lacrime, restando al loro fianco nei minuti interminabili prima dell’arrivo dei soccorsi. “Avevano bisogno del mio aiuto, non potevo tirarmi indietro – ha detto ad Itv News – è il mio istinto quello di aiutare gli altri”. Anche Chris non si è risparmiato perfino di fronte a quella scena terribile: ha assistito una donna in fin di vita, che gli è morta fra le braccia. Non si è fermato ed è passato ad aiutare una ragazza che nell’esplosione ha perso entrambe le gambe. Per lui è stata creata una colletta online che ha superato le duemila sterline in poche ore.

Ora in città è partito un progetto di raccolta fondi per aiutarli. Il bene muove il bene, e sconfigge la morte…

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