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Papa Francesco ispirato dal “Matto” di Federico Fellini

FEDERICO FELLINI LA STRADA
Public Domain
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In almeno tre occasioni Bergoglio ha subìto il "richiamo" del suo film preferito

Un feeling che si è rimarcato in almeno tre occasioni da quando è diventato pontefice. E’ quello tra Papa Francesco e il regista Federico Fellini.

L’ultimo “incontro” c’è stato nell’omelia della messa di Pasqua. Come nota Padre Antonio Spadaro su La Civiltà Cattolica (quaderno 4005)

Durante l’omelia, a braccio, il Pontefice ha fatto un annuncio della Risurrezione poetico e potente: «Noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso». E il senso viene dall’essere attaccati alla pietra «scartata», alla roccia che è Cristo. «C’è un senso, un al di là del sepolcro che rimbomba nel silenzio della morte». Così, noi, sassolini attaccati alla roccia di Cristo, non abbiamo davanti «un muro», ma «un orizzonte».

LE CROCI E LA FEDE

Davanti alla tragedia, osserva Spadaro, «Francesco fa come Gesù con i discepoli di Emmaus: non si rifugia in formule, ma assume l’esperienza di chi gli sta davanti. Assume la sua inquietudine e indica Cristo. Di fronte alla Croce, alle croci di tutto il mondo, la fede non può dare risposte facili e consolatorie. Può invece restare a bocca aperta di fronte alla certezza della Risurrezione, della pietra del sepolcro – quell’altra pietra – rotolata via».

I SASSOLINI E “LA STRADA”

Ma da dove viene questa immagine dei «sassolini»? Francesco ha istintivamente parlato come il Matto del film di Fellini La strada, una pellicola cui il Papa è particolarmente affezionato, che racconta la storia di Zampanò, un uomo violento che si esibisce nelle fiere di paese come mangiatore di fuoco (interpretato da Anthony Quinn), e di Gelsomina (una straordinaria Giulietta Masina), una ragazza ingenua e ignorante che Zampanò maltratta per tutto il tempo della loro vita insieme finché, dopo averla abbandonata e avere saputo della sua morte, prende coscienza della sua solitudine.

Così il Matto, l’attore Richard Basehart, si rivolge a Gelsomina in una scena chiave del film:

« – Tu non ci crederai, ma tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa. Ecco, prendi quel sasso lì, per esempio. – Quale? – Questo… Uno qualunque… Be’, anche questo serve a qualcosa: anche questo sassetto. – E a cosa serve? – Serve… Ma che ne so io? Se lo sapessi, sai chi sarei? – Chi? – Il Padreterno, che sa tutto: quando nasci, quando muori. E chi può saperlo? No, non so a cosa serve questo sasso io, ma a qualcosa deve servire. Perché, se questo è inutile, allora è inutile tutto: anche le stelle. E anche tu, anche tu servi a qualcosa».

COME IL MATTO?

Papa Francesco come il Matto? In una sua omelia a Santa Marta, il 16 maggio 2013, ricorda Spadaro, aveva fatto riferimento alla follia per Dio, dicendo che «lo zelo apostolico ha qualcosa di pazzia, ma di pazzia spirituale, di sana pazzia. E Paolo aveva questa sana pazzia».

«La persona che incarna questa pazzia – continua il direttore de La Civiltà Cattolica – è l’uomo di fede: “Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani” (1 Cor 1,23), scrive Paolo. E ancora: “Ciò che nel mondo è stolto, Dio l’ha scelto per confondere i sapienti” (1 Cor 1,27) e “noi siamo stolti a causa di Cristo” (1 Cor 4,10). Il “folle di Dio” è il custode di un messaggio che porta con sé il senso della vita e della “terra di dolore”. Il messaggio, in questo caso, è che il “sassolino” è “presso quel sasso” che è Cristo. C’è una solidarietà un’appartenenza, una compagnia profonda tra il “sassolino” e il “sasso” – insieme pietra di scarto e roccia – che svela il senso e fa vivere”».

SULLE ORME DI SAN FRANCESCO

Che La Strada sia una fonte d’ispirazione, Bergoglio lo ricorda anche nella prima intervista del 2013 concessa a La Civiltà Cattolica.

«Mi identifico con quel film, nel quale c’è un implicito riferimento a san Francesco», disse il Papa. Che poi aggiunse: «La Strada è un film che tratta del sacro, di quel bisogno primitivo e specifico all’uomo che ci spinge ad andare oltre, all’attività metafisica, sia sotto forma religiosa che sotto quella artistica. Sembra che Federico Fellini sappia perfettamente che questo istinto è all’origine sia delle religioni che dell’arte» (Il Mio Papa, 23 giugno 2014).

LE MUSICHE DI ROTA E I CIRCENSI

Ed è sempre La Strada ad essere protagonista nell’udienza con gli artisti circensi del 16 giugno 2016:

Le musiche struggenti di Nino Rota, quelle che hanno fatto da colonna sonora al film italiano che Papa Francesco ama di più , La strada, di Federico Fellini, stamattina hanno avuto il potere di commuovere Bergoglio. In Vaticano era in corso una udienza giubilare straordinaria dedicata al mondo dei circensi. Giocolieri, trapezisti, acrobati, domatori, clown di tutto il mondo.

«Quando suonavano quella bella musica della Strada io ho pensato  a quella ragazzina (Gelsomina ndr) che con il suo lavoro itinerante del bello e’ riuscita a ammorbidire il cuore duro di quell’uomo (Zampanò ndr) che aveva dimenticato di piangere. E lei non lo ha saputo, ma ha seminato, come fate voi. E’ tanto il bene che voi compite con il vostro lavoro senza saperlo. Neanche potete immaginarvelo» (Il Messaggero, 16 giugno 2016).

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