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Che fare quando perdiamo la voglia di pregare?

Jeffrey Bruno

Canção Nova - pubblicato il 23/05/17

Non mi va più di pregare. E ora?

Ci sono momenti in cui non sento la benché minima voglia di parlare con alcune persone, ma visto che devo farlo finisco per mettere da parte la mia volontà e vado loro incontro, parlo, lavoro, convivo e vado avanti. Con Dio non è diverso. A volte mi coinvolgo talmente nelle cose da non sentire la voglia di parlare con Lui, ovvero di pregare, ma visto che so che ne ho bisogno, e perdipiù che dipendo dalla sua grazia, Gli vado incontro attraverso la preghiera.

È chiaro che questo richiede impegno e perseveranza, perché in realtà la vita di preghiera è una conquista quotidiana, e visto che nessuna conquista è esente da lotte bisogna lottare per pregare. Santa Teresa di Gesù afferma nella sua autobiografia che preghiera e vita comoda non si conciliano, e ricorda che una delle più grandi vittorie del demonio è convincere qualcuno del fatto che pregare non è necessario. Quando la questione è la vita di preghiera, quindi, bisogna essere consapevoli del fatto che si tratta di una lotta spirituale, e per vincere l’unica via è pregare, con o senza volontà. Anche perché la volontà va e viene.




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Deserto spirituale

So che col passare del tempo e con l’accumulo delle attività corriamo il serio rischio di mettere a poco a poco da parte la preghiera o di pregare in qualsiasi modo, fino ad arrivare a un “deserto spirituale” e ad avere una certa apatia quando parliamo di preghiera, ma è proprio in quel momento che dobbiamo andare al di là dei sentimenti e considerare che anche il deserto è fecondo quando è vissuto in Dio, e con la sua misericordia nella nostra vita tutto è grazia.

Consolazioni e desolazioni, allegria e tristezza, perdite e guadagni, tutto è frutto dell’amore di Dio, che permette che viviamo le prove mentre ci chiama a crescere e a portare frutto in qualsiasi situazione. Tornate allora a fissare il vostro sguardo su Dio e permettete che ve lo restituisca con la forza della preghiera.

Assorbendo tanta agitazione e tanti stimoli nelle nostre giornate, finiamo per perdere il contatto con la nostra vera essenza, e siamo così distratti e preoccupati da tutto ciò che accade intorno a noi che finiamo per essere frammentati, confusi e insicuri, senza ricordarci da dove veniamo, dove siamo e men che meno dove andiamo. Solo Dio può orientarci di nuovo.

Gesù ne era consapevole quando ha detto ai suoi discepoli: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione” (Matteo 26, 41). Secondo me è soprattutto la tentazione di dimenticare chi siamo e qual è il nostro ruolo in questo modo.

E allora, preghiamo?

Ecco alcuni suggerimenti che possono servire per favorire il vostro rapporto con Dio. Quando troverete la vostra strada, camminerete liberamente e sperimenterete sempre più la gioia, che risiede nel fatto di stare alla Sua presenza attraverso la preghiera.

1- Scegliete l’orario e il tempo che volete dedicare alla vostra preghiera e cercate di essere fedeli a questo proposito. Come ci nutriamo ogni giorno, la preghiera dev’essere il cibo quotidiano dell’anima, qualunque cosa accada.

2- Basate la vostra preghiera sulla Parola di Dio e sulla Sua verità. Parlate con Lui con fiducia e senza riserve, come chi parla con un amico. Agendo così troverete la pace e l’armonia interiori che tanto cercate, perché come insegna San Giovanni della Croce “la conoscenza di se stessi è frutto dell’intimità con Dio, ed è il mezzo essenziale per la libertà interiore”.




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3- Pregate con umiltà, soffermandovi sempre sulla frase “Sia fatta la tua volontà”. Ricordate che la vostra preghiera non può essere mossa semplicemente da piacere o necessità, ma deve basarsi al di sopra di tutto su gratuità e fiducia nella misericordia di Dio.

4- Mettete in pratica quello che avete pregato e non slegate le vostre azioni dalla preghiera, perché una cosa è collegata all’altra. Carità, perdono, allegria, fiducia, fraternità e pazienza sono caratteristiche di chi prega.

5- Trovate un vostro ritmo di preghiera. L’imitazione e il paragone non aiutano affatto. La vita dei santi, ad esempio, è una freccia che indica il cielo, ma siete voi a dover compiere i vostri passi per arrivare fin lì. Spero che a ogni alba, e anche nelle “notti oscure”, possiate sperimentare mediante la preghiera l’amore e la vera felicità, che consiste nell’amare e nel sentirsi amati. E nessuno ci ama tanto quanto Dio. Se perdete la voglia di pregare, sapete già cosa dovete fare: pregate e siate felici!

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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