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Spiritualità

4 idee sbagliate sulle sette che ti rendono vulnerabile

SETTE PERICOLI CRISTIANI

© ANTONIO SCORZA / AFP

Alvaro Farias - pubblicato il 23/05/17

Sai scoprire una relazione settaria?

Tra gli esperti nello studio del fenomeno settario non c’è un consenso generale sulla definizione di setta. Personalmente reputo che la pluralità di punti di vista di diversi membri della Rete Iberoamericana per lo Studio delle sette (RIES) ci completi e ci permetta di avere una migliore comprensione di un fenomeno altamente complesso e mutevole.

Ciascuno degli esperti, partendo dal proprio campo, può dare un approccio diverso su questo fenomeno, che sia pastorale, teologico, apologetico, sociologico, giuridico, psicologico, ecc. Tutto questo arricchisce un approccio multidisciplinare. Nel mio caso l’approccio è di tipo psicologico.

In psicologia, a seguito della definizione della dott. Margaret Singer, preferiamo parlare di relazioni settarie; una relazione settaria è quella in cui, attraverso un processo di manipolazione e violenza psicologica, si spinge una persona (l’adepto) a diventare pienamente dipendente da un’altra persona (il leader) negli aspetti più importanti della vita; in questo processo si convincerà l’adepto che il leader possieda qualche dono o talento speciale.

Questa definizione ci permette di vedere il fenomeno settario all’interno di un universo molto più grande, che è la violenza psicologica. Ci permette anche di allontanarci dal piano puramente dottrinale o collegato a sistemi di credenze per non rimanere impantanati, quando si parla di queste cose, in un punto di vista strettamente religioso.




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Molti gruppi settari alzano la bandiera della “libertà religiosa” per sostenere che sono vittime della persecuzione contro le minoranze religiose, distogliendo l’attenzione dal vero problema.

Con quanto ho esposto finora vorrei abbattere alcuni dei “miti” che circolano intorno alle sette.

1. “Le sette sono gruppi religiosi”. Falso.

Se tradizionalmente si sono visti molti gruppi religiosi diventare sette e viceversa, il fatto è che ridurre il fenomeno settario all’ambito della religione è un errore grave e pericoloso.

Oggi vediamo che il fenomeno settario abbonda in altre aree che trascendono dagli ambienti religiosi. Vediamo aziende utilizzare delle strategie di persuasione coercitiva per reclutare “nuovi imprenditori”, vediamo il fiorire di nuove offerte terapeutiche che senza nessun supporto scientifico circolano sui social network sfruttando il bisogno di molti che cercano salute e benessere, terapie che nella stragrande maggioranza dei casi portano a gravi rapporti settari con il “terapeuta” alternativo di turno…




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2. “Le sette sono sempre gruppi o comunità”. Falso.

Sebbene tradizionalmente le sette si costituiscano in comunità, come nel caso tragicamente noto del Tempio del Popolo in Guyana, la verità è che oggi quel tipo di  espressione è rara. In primo luogo perché poche persone sono interessate a esperienze di comunità, e in secondo luogo perché anche la tecnologia gioca a favore delle sette.

Oggigiorno basta uno smartphone per creare una “comunità virtuale”, i leader delle sette non hanno più bisogno di avere attorno dei seguaci. Whatsapp è sufficiente per far giungere il loro sermone, la loro predicazione, o la loro nuova visione.

Inoltre, pensiamo a ciò che dicevamo all’inizio, una relazione settaria è una relazione di dipendenza indotta, un vincolo di manipolazione in cui un soggetto è portato da un altro alla condizione di oggetto. Non è forse analogo a quanto avviene nei circoli di violenza domestica?




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Per avere una relazione settaria servono almeno due persone. E poi – in base al contesto in cui questo fenomeno si sviluppa – la relazione settaria potrebbe ripetersi negli altri, permettendo così al leader perverso di aumentare il numero dei suoi adepti sottoposti.

3. “Cadere in una setta è qualcosa che succede agli sciocchi o incauti”. Falso.

Le vittime delle sette sono soprattutto persone idealiste e sincere, che si danno completamente ad una causa. Ma in genere sono anche persone molto intelligenti.

Ho sentito spesso un’affermazione presuntuosa: ”A me non succederebbe una cosa del genere”… Conviene qui ricordare il caro dott. José María Baamonde che, nell’elencare i fattori che portano ad avvicinarsi ad una setta, diceva che il più importante era “credere di non rischiare di cadere”.




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Tutti – e quando dico tutti non ho paura di riferirmi anche a me stesso – possiamo essere vittime di una setta, vittime della manipolazione e dell’inganno. Soprattutto in tempi di crisi personale, in cui possiamo essere molto più vulnerabili e con le difese basse (in situazioni di malattia grave o terminale di una persona cara, nella perdita di un lavoro, e potremmo elencare una lista infinita di situazioni di crisi). Ma se queste situazioni compromettono le credenze fondamentali della persona, l’ideologia settaria si infiltra e la persona vede compromessa la propria libertà.

4. Una cosa del genere non può succedere ai cattolici. Falso.

Sebbene sia evidente che una solida formazione religiosa e un’esperienza personale con Dio prevengano il problema, non dobbiamo dimenticare la maschera terapeutica che hanno le sette oggi. Ho sentito che nel mio paese ci sono parrocchie che hanno consultori basati sul Reiki, sicuramente per disinformazione o perché credono che il Reiki sia quantomeno innocuo (abbiamo già parlato altrove delle derive settarie che hanno la maggioranza delle terapie alternative new age).




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L’elenco dei “miti” da smontare sul fenomeno settario potrebbe essere molto lungo, forse senza fine. Nella salute mentale, come in quasi tutto, è sempre meglio prevenire che curare. L’informazione è la strada migliore per la prevenzione, e segnaliamo questo consiglio della RIES: in caso di dubbio, è sempre meglio fare le opportune ricerche.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista

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