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L’argomentazione (razionale) sull’esistenza di Dio diventata virale

SCIENZA UNIVERSO DIO

Triff/Shutterstock

Robert H. Nelson - pubblicato il 23/05/17

Robert H. Nelson, professore dell'Università del Maryland, si rivolge alla scienza e alla filosofia della coscienza umana per spiegare l'eventualità di un Dio soprannaturale

Esiste un argomentazione razionale convincente a supporto dell’esistenza di Dio? Robert H. Nelson, professore di Politiche Pubbliche presso l’Università del Maryland, pensa di sì. In un recente articolo pubblicato su “The Conversation“, sfida gli atei sul loro stesso terreno.

Partendo dalle leggi della matematica, dalle teorie della coscienza umana e dalla biologia evolutiva, Nelson arriva alla conclusione che “l’esistenza di un dio è molto probabile”. Potete leggere l’intero articolo, ripubblicato qui sotto (in fondo la versione originale in inglese).


Nel 21esimo secolo sta diventando sempre più attuale la domanda sull’esistenza di un dio. Secondo un sondaggio Pew, nel 2014 la popolazione americana senza alcuna affiliazione religiosa ha raggiunto il 23 per cento. Degli intervistati non affiliati, il 33 per cento ha dichiarato di non credere in Dio. Un aumento dell’11 per cento dal 2007.

È ironico che si siano affermate queste tendenze di pensiero. Sostengo che stiano aumentando le probabilità che esista un dio soprannaturale. Nel mio libro del 2015 “God? Very Probably: Five Rational Ways to Think about the Question of a God” [“Dio? Molto Probabilmente: Cinque modi razionali per pensare alla domanda su Dio“, ndt], ricorro alla fisica, alla filosofia della coscienza umana, alla biologia evolutiva, alla matematica, alla storia della religione e alla teologia per approfondire la possibile esistenza di un dio del genere. Originariamente mi sono formato come economista, ma fin dagli anni ’90 ho studiato il punto di intersezione tra l’economia, l’ambientalismo e la teologia.

Le leggi della matematica

Nel 1960 Eugene Wigner – fisico di Princeton e poi vincitore del Premio Nobel – sollevò una domanda fondamentale: perché il mondo naturale, per quanto ne sappiamo, obbedisce sempre alle leggi della matematica?

Come sostenuto da studiosi come Philip Davis e Reuben Hersh, la matematica esiste indipendentemente dalla realtà fisica. Spetta ai matematici scoprire le realtà di questo mondo distinto, fatto di leggi e concetti matematici. I fisici hanno poi utilizzato la matematica, secondo le regole di previsione, confermando l’osservazione del metodo scientifico.

Ma la matematica moderna viene generalmente formulata prima che venga fatto qualsiasi tipo di osservazione naturale, e oggi molte leggi matematiche non hanno analogie fisiche esistenti.

Memorial di Einstein, National Academy of Sciences presso Washington, D.C. – Wally Gobetz, CC BY-ND

La teoria della relatività generale di Einstein del 1915, ad esempio, si basava sulla matematica teorica sviluppata 50 anni prima dal grande matematico tedesco Bernhard Riemann, che all’epoca della sua creazione intellettuale non aveva alcuna applicazione pratica conosciuta.

In alcuni casi è il fisico a scoprire leggi matematiche. Isaac Newton fu considerato tra i più grandi matematici, nonché fisici, del 17esimo secolo. Altri fisici hanno cercato il suo aiuto nella formulazione di una matematica che prevedesse il funzionamento del sistema solare. La trovò nella legge matematica della gravità, basata in parte sulla sua scoperta del calcolo infinitesimale.

All’epoca, tuttavia, molte persone si opponevano alle conclusioni di Newton perché sembravano “occulte“. Come potevano, due oggetti distanti nel sistema solare, essere attratti fra loro ed agire secondo una precisa legge matematica? In effetti, per tutta la vita Newton ha tentato con fatica di trovarvi una spiegazione naturale, ma alla fine ha potuto soltanto rimettere la questione alla volontà di Dio.




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Nonostante i molti altri enormi progressi della fisica moderna, a tal proposito è cambiato ben poco. Come scrisse Wigner, “l’enorme utilità della matematica nelle scienze naturali è qualcosa che rasenta il misterioso di cui non c’è alcuna spiegazione razionale”.

In altre parole, come sostengo nel mio libro, è necessaria l’esistenza di un qualche dio per rendere comprensibili le basi matematiche dell’universo.

La matematica e gli altri mondi

Nel 2004 il grande fisico britannico Roger Penrose ha presentato l’idea di un universo composto da tre mondi esistenti ed indipendenti: la matematica, il mondo materiale e la coscienza umana. Come ha riconosciuto Penrose, era un totale mistero come questi tre mondi interagissero l’uno con l’altro al di fuori di qualsiasi scientificità o di qualunque altro tipo di razionalità convenzionalmente accettata.

Ad esempio, gli atomi fisici e le molecole come possono creare qualcosa che esiste in un dominio separato che non abbia esistenza fisica, cioè la coscienza umana?

È un mistero che va al di là della scienza.

Questo mistero è lo stesso che esisteva nella visione greca di Platone, che credeva che le idee astratte (in particolare quelle matematiche) esistessero prima di ogni cosa, a prescindere da qualsiasi realtà fisica. Il mondo materiale che sperimentiamo come parte della nostra esistenza umana è un riflesso imperfetto di questi precedenti ideali formali. Come scrive in “Mathematics And The Divine” lo studioso dell’antica filosofia greca Ian Mueller, la dimensione di questi ideali è la stessa di Dio.

Nel 2014 il fisico del MIT Max Tegmark ha sostenuto ne “Our Mathematical Universe” che la matematica sia la realtà fondamentale del mondo che guida l’universo. In altre parole, la matematica opera in un modo che potremmo definire divino.

Il mistero della coscienza umana

La coscienza umana opera in modi similmente miracolosi. Come le leggi della matematica, anche la coscienza non ha alcuna presenza fisica nel mondo; le immagini e i pensieri della nostra coscienza non hanno dimensioni che si possono misurare.

Tuttavia, i nostri pensieri (non fisici) guidano misteriosamente le azioni dei nostri corpi umani (fisici). Questo non è scientificamente spiegabile più di quanto lo sia la misteriosa capacità delle costruzioni matematiche non fisiche di determinare il funzionamento di un mondo fisico separato.

Fino a poco tempo fa, la qualità scientificamente insondabile della coscienza umana inibiva il dibattito scientifico sulla questione. Ma già dagli anni ’70 è diventata target principale dello studio dei filosofi.

Nel 1991, riconoscendo di non poter conciliare il proprio materialismo scientifico con l’esistenza del mondo non fisico della coscienza umana, l’ateo convinto Daniel Dennett ha preso la decisione radicale di negare persino che la coscienza esista.




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Ritenendo – come la maggior parte delle persone – che questo sistema fosse poco plausibile, un altro importante filosofo, Thomas Nagel, nel 2012 ha scritto che, dato il carattere scientificamente inspiegabile – “non trattabile” – della coscienza umana, “bisogna lasciarsi alle spalle il materialismo [scientifico]” come base necessaria per comprendere il mondo dell’esistenza umana.

In quanto ateo Nagel non offre un’alternativa basata su credenze religiose, ma io sostengo che il carattere soprannaturale del funzionamento della coscienza umana aggiunga solidi motivi per aumentare la probabilità dell’esistenza di un dio soprannaturale.

Evoluzione e fede

L’evoluzione è un argomento controverso nella vita pubblica americana. Secondo Pew, il 98 per cento degli scienziati collegati all’Associazione americana per il progresso della scienza “crede che nel tempo gli esseri umani si siano evoluti”, mentre solo una minoranza degli americani “accetta completamente l’evoluzione attraverso la selezione naturale”.

Come dico nel mio libro, vorrei sottolineare che non sto mettendo in discussione la realtà dell’evoluzione biologica naturale. Ad interessarmi, però, sono le accese discussioni verificatesi tra biologi evoluzionistici. Ci sono stati diversi sviluppi nella teoria evolutiva che hanno sfidato le tradizionali opinioni darwiniste (e poi neodarwiniste) che mettono enfasi sulle mutazioni genetiche casuali e sulla graduale selezione evolutiva con il processo di sopravvivenza dei più forti.

Dagli anni ’70 in poi, il biologo evolutivo di Harvard Stephen Jay Gould ha creato controversie proponendo una visione diversa, quella dell’equilibrio punteggiato, in alternativa alla lenta e graduale evoluzione delle specie teorizzata da Darwin.

Nel 2011 il biologo evoluzionistico dell’Università di Chicago James Shapiro sostenne che, il che è abbastanza notevole, molti processi di microevoluzione sono avvenuti come se fossero guidati da un’intenzionale “consapevolezza” delle piante e degli organismi animali in evoluzione. “La capacità degli organismi viventi di alterare la propria eredità è innegabile”, scrisse. “Le nostre attuali idee sull’evoluzione devono integrare questa fondamentale realtà di vita”.




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Alcuni scienziati, come il direttore degli Istituti Nazionali di Salute degli Stati Uniti Francis Collins, “non vedono conflitti tra credere in Dio e accettare la teoria contemporanea dell’evoluzione”, afferma. l’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza.

Per quanto mi riguarda, credo che i più recenti sviluppi della biologia evolutiva abbiano aumentato la probabilità di un dio.

Idee miracolose allo stesso tempo?

Negli ultimi 10.000 anni, i cambiamenti più importanti nell’esistenza umana sono stati guidati da sviluppi culturali verificatisi nell’ambito delle idee umane.

Nel periodo assiale, comunemente datato tra l’800 e il 200 a.C., sono apparse quasi miracolosamente allo stesso tempo (in India, Cina, Antica Grecia e tra gli ebrei in Medio Oriente, cioè tra gruppi che avevano poca interazione tra loro) delle idee che hanno trasformato il mondo (come il Buddismo, il Confucianesimo, le filosofie di Platone ed Aristotele e l’Antico Testamento Ebraico).

Molte idee che hanno trasformato il mondo sono apparse più o meno nello stesso periodo –Karyn Christner, CC BY

Lo sviluppo in Europa del metodo scientifico nel 17esimo secolo, e i suoi successivi ammodernamenti, hanno avuto delle conseguenze che hanno trasformato il mondo. Ci sono state molte teorie storiche, ma nessuna ha saputo spiegare perché l’ingresso nel mondo moderno abbia trasformato la società in un modo così peculiarmente radicale. A guidare il processo fu una rivoluzione nel pensiero umano, che prima di allora operava al di fuori di qualsiasi spiegazione fondata sul materialismo scientifico.

Il fatto che tutte queste cose stupefacenti avvenissero nella consapevolezza della mente umana, che opera al di fuori della realtà fisica, offre ulteriori prove razionali, a mio avviso, per arrivare alla conclusione che gli esseri umani possano essere stati fatti “a immagine di Dio”.




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Diverse forme di adorazione

Nel suo discorso del 2005 per la cerimonia delle lauree al Kenyon College, il romanziere e saggista americano David Foster Wallace ha affermato: “Non è possibile non adorare qualche cosa. Tutti credono. La sola scelta che abbiamo è su che cosa adorare”.

Sebbene Carlo Marx, per esempio, abbia condannato l’illusione della religione, i suoi seguaci, ironicamente, hanno adorato il marxismo. Il filosofo americano Alasdair MacIntyre ha quindi scritto che per gran parte del XX secolo il marxismo sia stato il “successore storico del cristianesimo“, nella pretesa di mostrare a i fedeli l’unica via giusta per un nuovo paradiso sulla Terra.

In molti dei miei libri ho approfondito come il marxismo e altre “religioni economiche” abbiano caratterizzato gran parte dell’età moderna; così come il cristianesimo non sia affatto scomparso, riapparendo infatti in varie forme camuffate di “religione laica“.

Un’altra ragione per cui penso che l’esistenza di un dio sia molto probabile è data dal fatto che l’essenza del cristianesimo (derivato dall’ebraismo) abbia mostrato una straordinaria capacità di resistere agli straordinari cambiamenti radicali (di tipo politico, economico e intellettuale) della modernità.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]
Tags:
fede e scienzafilosofia
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