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Annegato per 15 minuti, si salva miracolosamente. I medici non hanno spiegazioni

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Per 40 minuti il cuore aveva smesso di battere, ma una rianimazione gli ha salvato la vita. I sanitari parlano di caso eccezionale

Salvare la vita ad un bambino annegato è già un’impresa ardua. Tanto più se si sommano una serie di complicazioni che trasformano il salvataggio in  una vera e propria missione miracolosa.

Tra i numerosi casi accaduti, ce ne è uno che ha destato particolare stupore anche tra i medici che lo hanno soccorso. Ed è quello che è accaduto il 7 luglio dello scorso anno a Sarnico, una località molto nota del Lago di Como.

Il 13enne di origini senegalesi, residente in un paese in provincia di Bergamo, Assane Diop, mentre stava giocando, cade accidentalmente nelle acque del lago. Assane non sa nuotare e finisce sott’acqua per 15 minuti, mentre il cuore si ferma addirittura per 40 minuti.

LA RIANIMAZIONE CON LA ECMO

Quando viene soccorso dal 118, il ragazzo è esanime e le sue condizioni sono disperate. Viene ricoverato d’urgenza in elisoccorso all’ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo, un’eccellenza nel trattamento dei traumi e più in generale di casi come quello del ragazzino senegalese.

Alla madre i medici dicono subito che le speranza per Assane sono flebili. Il quadro clinico è drammatico.

Intanto trattano il paziente con la Ecmo, una tecnica di circolazione extracorporea utilizzata per rianimare i pazienti colpiti da insufficienza cardiaca o respiratoria grave. Questa tecnica consente di salvare incredibilmente la vita al ragazzo. Ma gli stessi sanitari hanno ammesso in una conferenza stampa l’eccezionalità del caso.

RARISSIMI PRECEDENTI

I rarissimi precedenti riguardavano solo cadute in acqua a bassa temperatura, condizione che riduce i rischi cerebrali, e per non più di sei/sette minuti.

Ha spiegato Luca Lorini (direttore del Dipartimento di Anestesia e rianimazione del Papa Giovanni): «Quando l’elisoccorso lo ha portato in ospedale eravamo già pronti. Gli abbiamo infilato due grosse cannule, una nella vena giugulare, l’altra in quella femorale, attraverso le quali abbiamo prelevato il sangue del giovane, che era privo di ossigeno, e lo abbiamo ossigenato di nuovo. Questo lavoro è durato cinque giorni e l’obiettivo era quello di recuperare la funzionalità dei polmoni e del cuore».

“MA COSA CI FACCIO QUI?”

Quindi, prosegue il medico, «tolte le cannule, per altri cinque giorni, lo abbiamo tenuto sotto controllo con il ventilatore con il tubo, fino a quando lo abbiamo risvegliato e abbiamo constato che le sue condizioni erano migliorate tantissimo. Quando si è svegliato nel letto del reparto di Rianimazione, ha chiesto: ’Ma cosa ci faccio qui?’. Devo dire che è andato tutto bene, anche perché chi lo ha soccorso a Sarnico non ha sbagliato nulla e ha fatto un lavoro straordinario».

LE PRIME PAROLE DI ASSANE

«Esperienza, tecnologia e tenacia: così abbiamo salvato Assane, che dopo un po’ di riabilitazione potrà tornare a giocare a calcio e potrà tornare alla sua vita di prima», sottolineava nel suo intervento il direttore generale del Papa Giovanni, Carlo Nicora.

Il ragazzino ha detto, circondato dall’affetto dei suoi familiari: «Mi ricorderò sempre di voi. Adesso, per fortuna, sto bene, anche se dell’incidente non ricordo nulla. Voglio ringraziare tutti, soprattutto i miei amici di scuola» (Il Giorno, 3 agosto 2016).

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