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"Lo sapete perché la vita non è felice?" la risposta di padre Maurizio Botta

Instagram/Filippo Savarese

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Silvia Lucchetti - pubblicato il 16/05/17

Il racconto della Visita notturna alla Sette Chiese

Venerdì sera ho partecipato al pellegrinaggio notturno delle Sette Chiese, non era la prima volta ma la quinta, eppure, se ci penso, sto cominciando a capirci qualcosa solo adesso. Il sonno della mente genera vuoti, era così? 😉

Sono arrivata al pellegrinaggio un po’ stanca ma contenta: dopo una giornata di lavoro, senza pennichella d’obbligo per la traversata, il pensiero di camminare una notte intera mi spaventava un po’, però ho ricacciato via tutto e mi sono messa a preparare il letto per la mia amica Romana venuta da Rovereto proprio per il pellegrinaggio.

Prima di recuperarla di corsa alla metro, ho chiesto: a mia madre di prepararequalche panino (ne ha fatti talmente tanti che Romana ci ha pranzato il giorno dopo prima di prendere il treno per casa. L’abbondanza delle mamme è un dono preziosissimo di cui portiamo segni evidenti soprattutto sui fianchi), a mio padre di prestarmi il kway, il suo è più comodo per sedersi a terra (stravaccarsi a volte, ma io no: giuro!) tra una tappa e l’altra, e a mio marito di accompagnarci alla Chiesa Nuova.

Ennesima conferma che da soli non possiamo fare nulla, almeno io, che a voler risolvere tutto da me divento abbastanza isterica.

Piccola nota: dopo 25 km di camminata nell’arco di una notte, hai bisogno urgente di una doccia – se non vuoi stecchire il malcapitato che ti sta accanto – e di almeno un paio di ore di sonno per non barcollare e stramazzare a terra.




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In chiesa dopo la messa e la distribuzione delle radioline, prima di partire, padre Maurizio Botta ha detto:

«Lo sapete perché la vita non è felice? Perché non ci preoccupiamo di dare gloria a Dio. Di compiere la Sua volontà».

Forse le parole non sono state esattamente queste, anche se con tutta la mia concentrazione strizzavo il cervello per non dimenticarle, però il senso profondo spero di avervelo riportato correttamente.

Durante le lunghe ore di preghiera e cammino, diciamo pure corsa lenta o camminata veloce con scatti scomposti per recuperare l’apostolo (un santo con la bandierina che fa da punto di riferimento per ciascun gruppo di pellegrini: Giacomo minore rules), ho trattenuto questo pensiero: cercare la gloria di Dio, accogliere la Sua volontà, ciò che piace a Lui, non a me.

Non ci avevo mai pensato seriamente.

Eppure in un momento di sconforto lo scorso anno ho chiesto un consiglio al sacerdote che ha celebrato il nostro matrimonio e lui mi ha risposto suggerendomi di leggere Sant’Alfonso Maria de Liguori“Uniformità alla volontà di Dio”, l’ho comprato subito ma ancora non l’ho aperto, sapete?

È il caso che obbedisca.

È un libricino dalla copertina rigida e arancione, non un tomo dal profilo cattivo lungo migliaia di pagine, e quindi non ho scuse. L’ho preso in mano dopo il pellegrinaggio, trascinandomi dal letto allo studio come una disperata dai polpacci doloranti, e ho letto la quarta di copertina:

«Uniformità… significa fare della volontà di Dio e della nostra una sola volontà, in modo che noi vogliamo soltanto ciò che vuole Dio… Questo deve essere lo scopo di tutte le nostre azioni, di ogni desiderio, meditazione e preghiera» (sant’Alfonso).

Vorrei essere davvero sicura,non pensarlo con la mente, ma provarlo dentro,che ciò che desidera Dio per me è la più grande felicità, il mio più grande bene.




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La Visita delle Sette Chiese nella notte è un pellegrinaggio romano, assurdo, meraviglioso, si parte da Santa Maria in Valicella e si giunge il giorno seguente a Santa Maria Maggiore. Sì, avete letto bene, il giorno dopo. Abbastanza da folli. Una folla di folli, perché sono centinaia (a settembre scorso mille!) le persone (quanti giovani!) che arrivano da ogni angolo di Roma e della nostra bella penisola per partecipare. Durante il percorso, che ti fa godere inoltre di una città diversa e sconosciuta, si prega secondo lo schema delle antiche e bellissime orazioni composte da San Filippo Neri.

A proposito, non vi importerà nulla, ma San Filippo quest’anno è il mio santo e quindi… evviva!

Care lettrici, ipotetiche o future pellegrine delle Sette Chiese, non voglio svelarvi troppo, spoilerare, togliervi il gusto della sorpresa, posso solo dirvi che se sentirete la spinta suicida (scherzo!) di fare questo cammino, vi consiglio abbigliamento sportivo, scarpe comode, trucco leggero… (il giorno dopo altrimenti la matita sarà arrivata al mento).

Giungere a destinazione dopo una notte di supplica e preghiera è un dono grandissimo, che ti riempie di emozione e ti fa acconsentire alla pubblicazione di selfie terribili e buffissimi come quello che troverete qui sotto, postato dalla mia amica Romana che ci ritrae insieme a padre Maurizio Botta. Ringrazio lei e Filippo Savarese per le foto che potete vedere nella gallery.

Alla quinta visita delle Sette Chiese ho iniziato a capire qualcosina… apprendimento lento, non scorrimento lento come cantava Vasco Rossi. Nell’attesa del prossimo giro, obbedisco e leggo Sant’Alfonso Maria de Liguori, perché la gioia piena che vuole donarmi Dio, la voglio!

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