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Terzo segreto di Fatima ed eresia del Papa: no, non c’è alcun riferimento a Francesco

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Il Fatto Quotidiano e Socci hanno fatto trapelare strane “equazioni” tra le rivelazioni private a Bruno Cornacchiola e il Papa. Che però risultano infondate

«Il Terzo Segreto di Fatima è il mistero più grande della storia dell’umanità e c’è qualcuno, oggi, che ipotizza di avere la fatidica soluzione. Se fosse Francesco il Pontefice del Terzo segreto di Fatima?».

«Se quel “vescovo vestito di bianco” che viene “ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce”, secondo quanto disse la veggente di Fatima suor Lucia dos Santos, fosse Bergoglio?».

Il Fatto quotidiano (31 marzo) pone due inquietanti interrogativi alludendo ad un ipotetico omicidio di Papa Francesco. Un’ipotesi che si riaprirebbe sulla base delle rivelazioni private di Bruno Cornacchiola, riportate nel libro “Il Veggente” (Salani) scritto dal giornalista Saverio Gaeta.

LA PROFEZIA DI FATIMA

Andiamo con ordine. A Lucia, nel terzo segreto di Fatima, Nostra Signora mostrò:

«In una luce immensa che è Dio: ‘qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti’, un vescovo vestito di bianco: ‘abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre’. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e va- rie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni».

LA VISIONE DI DON BOSCO

La morte di un Pontefice – che non è riconducibile ad un collegamento tra il terzo segreto di Fatima e l’omicidio di Papa Francesco come ha scritto Il Fatto Quotidiano – è una visione che aveva avuto già Don Bosco con l’immagine di una nave raffigurante la Chiesa, guidata da un timoniere che è il Pontefice, al centro di un nugolo di navi in procinto di combattere:

«In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sovra di una vi è la statua della Vergine immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: Auxilium christianorum (aiuto dei cristiani); sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un altro cartello colle parole: Salus credentium (salvezza dei credenti). […] Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portar la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene. Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla e tentano ogni modo per arrestarla e farla sommergere. […]».

In questo momento «il Papa, colpito gravemente, cade. Subito, coloro che stanno insieme con lui corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito la seconda volta, cade di nuovo e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Sennonché, appena morto il Pontefice, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così subitamente, che la notizia della morte del Papa giunge colla notizia dell’elezione del successore. Gli avversari incominciano a perdersi di coraggio. Il nuovo Papa, sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle due colonne e, giunto in mezzo a esse, la lega con una catenella che pendeva dalla prora a un’àncora della colonna su cui stava l’ostia; e con un’altra catenella che pendeva a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra àncora appesa alla colonna su cui è collocata la Vergine immacolata».

I TORMENTI DI CORNACCHIOLA

Anche Cornacchiola è tormentato, in più occasioni, dalla sconvolgente immagine dell’omicidio di un Papa, ma anche in questo caso (basta leggere con attenzione le premonizioni) non c’è alcuna ipotetica allusione al pontificato di Francesco:

«Sogni, sempre sogni, è un periodo di tempo che non faccio altro che sognare il Papa che fugge: non Paolo VI, ma un altro. Lo aiuto e il mondo salta in aria; sangue, molto sangue, che sembra melma e molti restano presi come se fosse pece, restano attaccati. Molti sacerdoti e suore in piazza San Pietro squartati» (21 gennaio 1975).

Dopo le comunicazioni della Vergine relative agli attentati subìti da Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 e il 12 maggio 1982, il 19 giugno 1982 il veggente scrive:

«Non vorrei essere preso per iettatore, né per indovino, ma questa notte di nuovo sogno: mi trovo a San Pietro proprio davanti alla basilica, si attendeva il Papa, la gente attorno gridava: ‘Eccolo, eccolo!’ Mi presento davanti a lui, la scorta mi allontana, un grido, il Papa è a terra intriso di sangue, non mi fanno avvicinare, piango, mi sveglio e prego molto per lui».

Poi il 1° marzo 1983:

«Quello che mi hai fatto vedere, o Signore, sangue in quantità sopra il bianco vestito del Papa, fa’ che non si avveri».

Ancora il 7 febbraio 1986:

«Mentre il Papa stava celebrando la Messa, si sente una gran- de confusione e voci che si elevano minacciose, avanzano verso l’altare, la polizia incomincia a sparare, grida, fuggi fuggi, il Papa viene colpito, il sangue arrossa l’abito talare bianco e si sente gridare: ‘È morto! È morto’».

E il 28 agosto 1989:

«In sogno ho visto il Papa che era andato in una località e tutti gridavano: ‘È morto’».

LE MODIFICHE DELLA DOTTRINA

Anche il giornalista Antonio Socci su Libero quotidiano (12 aprile), torna sulle profezie di Cornacchiola. Questa volta l’equazione è però diversa. Non più Papa Francesco-omicidio come riportato da Il Fatto Quotidiano, ma Socci accosta, in maniera più raffinata, il pontificato di Papa Francesco al pericolo di eresia enunciato nelle profezie del veggente romano.

Scrive il giornalista:

«Il centro del “messaggio” delle Tre Fontane – e delle premonizioni del Cornacchiola – riguarda tuttavia le minacce dell’eresia e dell’apostasia alla vera fede cattolica: “Figli miei, la salvezza non è riunire tutte le religioni per farne un ammasso di eresie e di errori… Gli uomini devono vivere la Chiesa e non la Chiesa vivere di loro. Gli uomini devono essere persuasi della verità… La dottrina della Chiesa è di Cristo… Non cambiate la dottrina, ma cambiate i vostri cuori a vivere essa dottrina per la salvezza vostra e del prossimo”».

Prosegue Socci:

«Parole assai distanti da quello che si sente oggi nel Vaticano di Bergoglio».

E ancora:

«Nelle pagine del Cornacchiola ci sono parole durissime che il Cielo rivolge agli ecclesiastici modernisti, quelli che vogliono “adeguare” la Chiesa ai tempi, cioè distruggerla (già nel messaggio del 1947 si dice: “L’Eucaristia sarà un giorno dissacrata e non più creduta la presenza reale di Mio Figlio. False ideologie e teologie!”)».

IL PAPA ERETICO

Cornacchiola il 21 settembre 1988, come riporta Socci, prefigura addirittura un papa eretico:

«Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta a un ammasso di rovine».

Anche in questo va chiarito che tra le parole di Cornacchiola e il pontificato di Papa Francesco non c’è nessun collegamento; né alcuna profezia si riconduce direttamente o indirettamente alle azioni di Bergoglio.

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