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Dalle discariche ruandesi alle aule di Harvard

JUSTUS UWAYESU, RUANDA, HARVARD

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Valerio Evangelista - pubblicato il 11/05/17

Rimasto orfano a 3 anni, andò ad abitare in una vecchia auto abbandonata dentro una mega-discarica. Ma una domenica la sua vita è cambiata…

Il piccolo Justus Uwayesu perse entrambi i genitori all’età di 3 anni, nel conflitto etnico che colpì il Ruanda mietendo oltre 800mila vittime. Per qualche anno la Croce Rossa si prese cura di lui, di suo fratello e di due sorelle (altri 4 bambini della stessa famiglia andarono altrove); nel 1998 però gli orfani diventarono troppi e l’organizzazione internazionale, non potendo assisterli tutti, decise di rimandare i fratellini nel loro villaggio natio.

Lì trovarono ad aspettarli siccità e carestia. “Mio fratello diceva che sarebbe andato a cercare del cibo”, ha dichiarato Justus al New York Times, “per poi tornare a casa a mani vuote. A volte non abbiamo mangiato assolutamente nulla per giorni interi”.

Per cercare delle opportunità, Justus partì verso la popolosa Kigali. Vagò per oltre 100 km, andando a finire nella grande discarica di Ruviri, nei sobborghi della capitale. Di giorno chiedeva l’elemosina per strada, e quando tornava a “casa” (una macchina abbandonata che condivideva con altri bambini) passava il tempo a frugare tra i rifiuti in cerca di vestiti e avanzi di cibo.

È stato un periodo veramente buio, perché non vedevo alcun futuro“, ha detto il ragazzo. “Non riuscivo a capire come la vita avrebbe potuto essere migliore, come sarei potuto uscire da quella situazione”.




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Clare Effiong, fondatrice dell’organizzazione di beneficenza Esther’s Aid, una domenica si recò alla discarica dopo aver consegnato dei beni ad un’associazione locale. Chiese a Justus cosa desiderasse, pensando che – come la maggior parte dei suoi coetanei in quelle condizioni – avrebbe chiesto soldi, cibo o vestiti. La risposta del bambino lasciò senza parole la cooperante: “Voglio andare a scuola“. Chiese ai tanti bambini lì presenti se avessero desiderato stare in un altro posto, ma tutti rifiutarono. A parte Justus.

“L’ho lavato, gli ho dato vestiti nuovi, gli ho bendato le ferite che aveva sul corpo e poi l’ho mandato alla scuola elementare”, ha detto la donna.

Fu quindi trasferito in un orfanotrofio co-gestito dall’associazione, permettendogli di intraprendere un percorso di scolarizzazione. Al termine delle medie fu l’alunno più brillante di tutta la classe. Conseguì ottimi risultati anche alle superiori, dove eccelse in matematica e chimica (affinando però anche l’inglese, il francese, lo swahili e il lingala).

In questi 16 anni Justus ha realizzato tanti suoi obiettivi, fondando addirittura un’associazione giovanile che si impegna a garantire un’assicurazione sanitaria agli studenti poveri. Ma il suo vero sogno lo ha coronato nell’autunno del 2014, quando ha ottenuto una borsa di studio con copertura integrale per studiare alla Harvard University. Adesso studia matematica, economia, e diritti umani all’università più prestigiosa al mondo.




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In quella discarica, tra espedienti e traumi di ogni genere, Justus ha maturato la determinazione che lo ha spinto a prendere in mano la propria vita. E ad avere il coraggio a rispondere alla sua chiamata, nell’incontro che avrebbe cambiato per sempre i suoi giorni.

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