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Papa Giovanni Paolo II non è stato il primo a proporre i Misteri Luminosi per il Rosario

Andreas F. Borchert | Wikipedia

Philip Kosloski - pubblicato il 11/05/17

Il pontefice polacco potrebbe aver trovato ispirazione in un santo che aveva canonizzato un anno prima di scrivere la sua enciclica

Quando noi cattolici recitiamo il Rosario, meditiamo su vari eventi della vita di Gesù. Queste meditazioni vengono tradizionalmente chiamate “misteri”, e sono state sviluppate per la prima volta da San Domenico nel 1214.

In origine il santo elaborò questi misteri come metodo catechetico per chi era stato sviato dall’eresia albigese. Li raggruppò in quelli noti come Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi, cercando di far immergere i cristiani in momenti chiave della vita di Cristo.

Riflettendo su questi misteri, San Giovanni Paolo II riscontrò un vuoto non coperto dai tre gruppi tradizionali. Nel 2002 scrisse nella sua enciclica Rosarium Virginis Mariae: “Ritengo tuttavia che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un’integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione”.

Giovanni Paolo II voleva che il Rosario diventasse un “compendio del Vangelo”, includendo la meditazione “anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce)”. Vennero proposti come segue:
1) Il Battesimo di Gesù al Giordano
2) Le nozze di Cana
3) La proclamazione del Regno di Dio
4) La Trasfigurazione
5) L’istituzione dell’Eucaristia

L’aspetto interessante è che se non dichiarò mai pubblicamente la fonte della sua ispirazione, un anno prima, nel 2001, Giovanni Paolo II aveva beatificato George Preca, un sacerdote carmelitano di Malta. La biografia vaticana sottolinea che Preca “nel 1957 suggerì cinque nuovi misteri per il Santo Rosario che chiamò ‘Misteri della Luce’”.




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Secondo i Carmelitani, la divisione di Preca dei “Misteri della Luce” era notevolmente simile a quella di Giovanni Paolo II:
1) Dopo che Gesù venne battezzato nel Giordano, fu condotto nel deserto
2) Gesù si rivela come vero Dio con parole e miracoli
3) Gesù insegna le beatitudini sulla montagna
4) Gesù è trasfigurato sul monte
5) Gesù consuma l’ultima cena con gli apostoli

Giovanni Paolo II non ha mai detto se sia stato George Preca a ispirare la sua decisione, ma possiamo dire che entrambi hanno visto un’opportunità per far sì che il Rosario riflettesse più pienamente la vita di Cristo.

Se l’introduzione dei Misteri Luminosi del Rosario ha il peso di un’iniziativa papale, Giovanni Paolo II ha anche spiegato chiaramente che quella che stava offrendo non era intesa come un’imposizione alla devozione personale.

“Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti. Ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo”, si legge infatti nell’enciclica.




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Giovanni Paolo II voleva facilitare ulteriormente la preghiera e dare nuova vita a un’antica e amata tradizione. Vedeva i Misteri Luminosi come un modo per far sì che i fedeli entrassero più pienamente nella vita di Gesù e un’“introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
misterisan giovanni paolo iisanto rosario
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