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14 prove dell’esistenza di Gesù nella mia vita

PHILIPPE ARINO
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Mi ha preso con la mia omosessualità, non mi ha accolto a metà

Quando mi chiedono a quando risalga la mia conversione al cattolicesimo, sorrido. Perché sebbene io non abbia mai smesso di credere in Gesù, non ho mai sperimentato una vera e propria conversione. Per esempio, non ho mai ricevuto un’apparizione, non ho mai avuto una rivelazione privata o una visione. Ho una vita apparentemente banale e sterile. Per me è tuttora difficile pregare. Non ho nessun miracolo straordinario, nessuna guarigione impressionante, nessuna esperienza di pre-morte, nessuna infanzia infelice o nessun passato estremo da raccontare.

Sono sempre stato cattolico, dalla nascita (ho ricevuto il battesimo l’8 giugno 1980), e non ho mai smesso di andare in chiesa. Durante l’adolescenza non ho avuto nessuna crisi di fede. Alcuni cattolici vorrebbero che la mia fosse stata una conversione straordinaria, dovuta ad un incontro con Gesù degno dei grandi racconti biblici, ad una caduta da cavallo alla maniera di San Paolo, ad un “prima” catastrofico e un “dopo” grandioso, ad un cammino verso l’alto.

Per gridare al miracolo o alla santità, per usare me e la mia esperienza per scoraggiare la pratica omosessuale, per dire che l’omosessualità sia inesistente ( “Philippe Ariño è un ex omosessuale“, dicono), che si possa superare, e anche che sia possibile vivere l’omosessualità nella fede. Alcuni avrebbero voluto che la mia esperienza fosse diventata un film, che avrebbe portato alla conversione di altri omosessuali tormentati.

Mi dispiace deludere queste persone. Gesù è presente nella mia vita soprattutto perché è invisibile e, allo stesso tempo, è del tutto imprevedibile, divertente, sorprendente, manifesto. Gesù è presente nella mia vita soprattutto perché sono un peccatore, perché c’è la croce, perché c’è la Verità.

Quindi, anche se l’Amore non va dimostrato (l’Amore si sperimenta semplicemente e non si impone, altrimenti non sarebbe amore), cercherò di dirvi quali sono i segni discreti – e a mio avviso innegabili – che mostrano che Gesù è onnipresente nella mia vita, che si prende cura di me in ogni momento e che io appartengo a Lui. Ne ho contati 14 (anche se è un po’ sciocco assegnare un numero all’infinito…):

1) La prova che Gesù esiste nella mia vita è che Lui si è manifestato attraverso la vita di mio padre. Guardo tutti gli “zig-zag” che ha vissuto… e mi dico che, nonostante i molti imprevisti, nulla sia stato lasciato al caso. Io non credo nel caso, né nel destino, ma solo nel piano di Dio per noi che, nonostante tutto, ci lascia liberi. E non ci sono dubbi che la vita di mio padre sia guidata da Cristo; e che mio padre, pur essendo libero, non controlla granché. Sarebbe dovuto essere un Padre Bianco, missionario in Africa. Contro ogni previsione, e contro la volontà dei suoi genitori, lasciò tutto per andare in Francia, senza parlare francese e senza avere un lavoro. Lì avrebbe poi incontrato sua moglie, con cui avrebbe avuto cinque figli (tra cui un sacerdote, mio ​​fratello maggiore). Inoltre, il mio fratello gemello ed io non eravamo previsti e siamo arrivati “per caso”. La vita di mio padre (un uomo di Dio, benché grande peccatore) è così improbabile che ora so essere provvidenziale.

2) La prova che Gesù è nella mia vita è che ho sempre creduto nella sua esistenza, nella sua presenza, negli angeli, nei santi. Non mi sono mai ribellato. E i catechisti erano stupefatti da ciò che ero in grado di dire durante le sessioni di catechismo. Molto presto manifestai la mia sensibilità per la lectio divina, il mio amore per Dio, il mio desiderio per Lui. Era un qualcosa che nasceva da me, ma loro mi hanno aiutato a svilupparlo. Raramente mi sono annoiato durante la Messa. Per me è stato naturale essere praticante: andare in chiesa era fuori discussione, proprio come andare a scuola o mangiare quello che avevo nel piatto davanti a me. Non è qualcosa che si possa negoziare. Ma i miei genitori non mi hanno mai imposto nulla. La fede è un dono che si può coltivare solo nella libertà. Mi sono sempre piaciuti i gruppi di discussione, e amo parlare di Dio con gli altri. Mi piace dare testimonianza. A volte sono (educatamente) geloso di alcuni sacerdoti durante le omelie, perché quando queste mi sembrano mediocri mi immagino al loro posto.

3) La prova che Gesù esiste nella mia vita è che Lui si è manifestato attraverso i sacramenti e, in particolare, nella confessione. Ho dovuto aspettare 34 anni per incontrare segni tangibili della Presenza di Gesù. Proprio quando la mia fede smise di pretendere dei miracoli. Ad esempio nel 2014, durante una confessione nella Basilica del Sacro Cuore a Montmartre, un giovane prete (era stato ordinato appena tre mesi prima), al momento dell’assoluzione, mi stava per imporre le mani… e ho sentito un calore molto intenso! Eppure era a 60 cm dal mio capo! Era lo Spirito Santo, l’ho sentito chiaramente. In modo tangibile. E il sacerdote, appena prima di questo miracolo, stava parlando della “santità“. Pertanto, in casi del genere, è difficile negare l’esistenza di Gesù! Inoltre nel 2016, durante l’Anno della Misericordia, visitavo frequentemente i confessionali, perché venivo molto tentato e cadevo spesso (con la masturbazione e, persino dopo 5 anni di castità, sono caduto con degli uomini). Posso proprio testimoniare che Gesù parla attraverso i sacerdoti… anche quelli che a volte raccontano delle sciocchezze. Gesù è nei sacerdoti. Perché quello che mi hanno detto era così accurato che neanche dei veggenti sarebbero potuti essere più precisi! Gesù è presente nei confessionali. È impressionante.

4) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che Lui si manifesta nella bontà dei cattolici. Tra i membri della Chiesa cattolica c’è il peggio (perché i cattolici disobbedienti peccano consapevolmente, il che è più grave) e c’è il meglio (perché, nel proprio agire, i cattolici obbedienti sono vicini alla Verità e alla Carità). Trovo nella Chiesa cattolica gente buona, vera, divertente e servizievole come in nessun altro luogo. La Chiesa è la migliore Scuola d’Amore, è il miglior Cammino di Verità. Fino a prova contraria, posso confermarlo. Eppure, Dio sa che io conosco i peccati dei suoi membri, e che non mi faccio illusioni sulla gente di Chiesa!

5) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che Lui si è manifestato attraverso Sant’Antonio da Padova (1195-1231). Noi due non potremmo comunicare meglio, neanche se avessimo un telefono! Gli parlo, gli pongo domande molto specifiche, e poi, per bocca di un sacerdote o di un evento, ricevo una risposta immediata. Una risposta sempre inaspettata e autentica. Una volta, nel 2014, ero nella Basilica del Sacro Cuore, e di fronte alla statua di Sant’Antonio gli ho detto che le candele accese ai suoi piedi erano l’immagine degli esseri umani in cui dimora la luce di Cristo. Ho detto al Santo che, tornato a casa, avrei scritto un articolo sulle “candele umane”. Rimasi nella Basilica per partecipare alla Messa delle dieci di sera. Il sacerdote polacco che stava celebrando ha iniziato la sua omelia con queste parole: “Per cominciare, vorrei proporre un’immagine: noi esseri umani siamo tutti come candele”. Ho iniziato a fissare il prete con uno sguardo tra il perplesso e il preoccupato, poi ho guardato la statua di Sant’Antonio chiedendo dentro di me: “Cosa sta succedendo? Dov’è la telecamera nascosta?”. Sant’Antonio mi fa sempre scherzi di questo tipo!

Mi ha persino invitato a casa sua, in Italia. Infatti, l’unico sacerdote ad avermi contattato spontaneamente nel 2015 per una conferenza in Italia, anche se non parlavo una parola di francese e di castigliano, fu don Giovanni Ferrara, di Padova! Sappiamo entrambi che è stato Sant’Antonio ad unirci. Sant’Antonio, attraverso Gesù, è davvero vivo. E quando desideri davvero andare da un determinato amico, ci riesci!

6) La prova che Gesù è nella mia vita è che Lui mi parla direttamente, attraverso la Bibbia. Non in senso magico. Per esempio, quando ho aperto la mia Bibbia alla cieca (come fanno alcuni carismatici superstiziosi), ho sempre pescato un testo poco interessante (tipo Maccabei…). E non funziona quasi mai così! Gesù si avvicina a me in un modo opposto. Le parole della Bibbia mi segnano, come un ferro da stiro. Mentre le ascolto, penso proprio che ciò che viene detto nella Bibbia sia vivo, giusto e necessario. La Bibbia non è un libro: è davvero una persona che mi parla. Mi colpisce la sua precisione. Agisce chirurgicamente. Gesù e i suoi sacerdoti mi hanno donato la passione per l’esegesi, per lo studio dei testi, conferendomi il dono dell’interpretazione. Me ne rendo conto anche con i film secolari, con i romanzi pagani e con gli eventi internazionali. Mi piace decifrare le cose: pare che io lo faccia bene, e non è qualcosa che viene da me.

7) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che mi ha reso intelligente e lungimirante, mentre io sono sciocco e superficiale. Lo confesso senza falsa modestia e senza orgoglio. Non ha nulla a che fare con una questione di merito. Non ho (ancora) il dono di saper leggere nel pensiero, dell’ubiquità, della guarigione, del cantare in lingue o della profezia. Ma ho un particolare carisma di sapienza, che deriva dalla mia omosessualità continente e che mi permette di comprendere chi sono determinate persone, cosa vivono nella propria sessualità e quale sia il loro rapporto con la Chiesa. Alcuni amici mi dicono che ho uno scanner al posto del cervello. Io – che sono cresciuti guardando la TV e ho visto cartoni animati e film per tutta la mia infanzia, che ascoltavo le Spice Girls – dico a me stesso che se oggi insegno ai più grandi filosofi, ai miei insegnanti, ai vescovi e loro mi considerano una persona molto intelligente (pur essendo uno svampito omosessuale), è un bene perché c’è qualcuno oltre a me che permette questo miracolo. Deve esserci un intervento divino dietro tutto questo. Sono tentato di ridere dell’”impostura (ma piena di Verità)” della mia situazione!

8) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che Lui mi ha accolto con la mia omosessualità. Non mi ha ricevuto a metà, o a condizione che io non provassi più questa attrazione. Mi ha accettato nella mia interezza. E soprattutto utilizza la mia omosessualità per annunciarlo in modo straordinario e originale. Che meraviglia! Gesù riesce sempre a fare in modo che io trovi, con molta precisione, la maggior parte dei simboli del mio Dizionario dei Codici omosessuali. È il suo modo di lasciare una scia di molliche sul mio cammino, per confermare continuamente – nella continenza (astinenza per Lui) e, per di più, attraverso la mia omosessualità – quello che sembra paradossale e contrario alla sua volontà, perché Lui non ha voluto la mia omosessualità (l’ha semplicemente permessa). È pazzesco come Lui si adatti a me e combatti con me, con tutto ciò che sento, con l’oggetto della mia vergogna esistenziale. Una volta, avevo appena pubblicato il codice “Carmen” nel mio blog, nel mio Dizionario, e la stessa sera sono andato a vedere per caso uno spettacolo (dal titolo Los Amigos-Polvos de Quentin) a Parigi, perché sapevo che era sull’omosessualità (ho assistito ad oltre 700 opere teatrali sul tema, nella capitale francese). Nel riassunto della sceneggiatura, ho letto che lo spettacolo avrebbe parlato dall’inizio alla fine della famosa gitana spagnola, Carmen! Gesù mi fa vivere un apostolato incredibile e apparentemente contraddittorio. È un percorso che io non ho voluto (perché non volevo essere omosessuale e non volevo essere chiamato al celibato), ma che mi è piombato davanti.

9) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che Lui si manifesta attraverso i miei amici omosessuali e nella “cultura” omosessuale. Si è manifestato a me anche grazie a coloro che lo rifiutano e che non credono in Lui (vedere i simboli “Credersi Dio” e “Amante diabolico“ nel mio Dizionario dei Codici omosessuali). Quale migliore prova della Sua esistenza, se non questa apparente contraddizione? Ho sentito – nei film, nelle opere teatrali, nelle associazioni, per bocca dei miei stessi amici – una corrispondenza esatta tra ciò che scrivo e ciò che Gesù ha detto nella Bibbia, anche se loro non mi leggono e si definiscono atei. Nell’oscurità di una discoteca gay, un ragazzo che stava cercando di baciarmi sulla bocca mi ha chiamato “santo” con piena consapevolezza. Dopo di questo, come potrei dire che Gesù non esiste?

10) La prova che Gesù esiste nella mia vita è che non posso uscire con nessuno. Da tempo mi sono rassegnato (anche se ancora oggi continuo a ricevere tentazioni). Uscire con un ragazzo, per di più piacevole e attraente, anche se credente? Non posso. E quando dico che non posso, non è né un capriccio né una lamentela. Non parlo da un punto di vista “tecnico”, perché tecnicamente posso eccome (ne sono sicuro!). Neanche da un punto di vista sociale o religioso, perché nessuno, nemmeno la mia Chiesa cattolica, me lo vieta o me lo impedisce. Io non posso farlo da un punto di vista soprannaturale. Non posso a livello della mia fede e della mia gioia interiore. Non posso sacramentalmente. Gesù viene a cercarmi, e non posso resistergli. La mia fede è più forte del piacere, del bisogno di affetto, del bisogno di un partner. La mia pace interiore è sottomessa alla Verità. È più forte di me. Mi pesa molto ammetterlo. Ma questa appartenenza non si può infrangere. È un dato di fatto. Non è affatto una scelta.

11) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che Lui mi fa insolentemente libero. Questa libertà sorprende anche me stesso. È più forte di me: io non sopporto le bugie, il male o l’ingiustizia. E quando scopro un’ipocrisia, un inganno o una tiepidezza, mi sento chiamato ad aprire bocca. Al contrario, quando mi piace qualcosa, mi entusiasmo e divento come un giocatore, come un guerriero. Nei miei rapporti, mi piacerebbe essere più spensierato, più relativista, più leggero, meno esigente, meno integro, meno libero: sarebbe molto più rilassante per me e per gli altri! Ma non posso. Qualcosa mi spinge a superare me stesso, a impegnarmi fino alla morte, a non accontentarmi della mediocrità. Ad esempio, il fatto che alcuni sacerdoti, “per il nostro bene”, desiderino eliminare i paragrafi del Catechismo della Chiesa cattolica sull’omosessualità con l’accusa di “portare senso di colpa“. Non lo posso accettare! O è Verità/Carità, o non è niente. Questa esigenza viene da Gesù. Non da me. Ecco perché è così viscerale.

12) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che sono perseguitato in modo assolutamente sproporzionato rispetto a quello che faccio e che dico. Umanamente parlando è una cosa assolutamente violenta e illogica. Questo significa che nella mia vita c’è un Mistero di iniquità che non viene da me e che mi è stato dato in modo soprannaturale, col ruolo di profeta (e tutti siamo, dal battesimo, profeti: non è un titolo né un merito, ma è un dono, una responsabilità, un desiderio). Prendo atto che esiste nella mia vocazione un “Segno di contraddizione” (Lc 2, 34) che è Gesù. Non vedo altra spiegazione. Non è una questione di merito né di valore personale. Si tratta di una “scelta” che non ho deciso, né realizzato né sognato. Gli attacchi che soffro a causa dell’omosessualità e della mia fede mi dimostrano che Gesù esiste veramente.

13) La prova che Gesù è presente nella mia vita è che Lui mi rende allegro, divertente, solare, amichevole, capace di ascoltare, e con Lui non provo vergogna. Mentre originariamente io sono un fifone, un misantropo, un ragazzo che ha dei problemi con se stesso, che si vergogna. Pertanto, questa fiducia e questa forza non provengono da me. C’è qualcuno nella mia vita che mi rende migliore e più bello. Io, senza Gesù, sono un perdente.

14) La prova che Gesù regna nella mia vita è che Forum Libertas continua ad avermi come editorialista! Questo vale tutte le prove della Sua esistenza, non è vero?

di Philippe Ariño


QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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