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Chi ha diffuso il culto della Madonna di Pompei? Un anticlericale che praticava lo spiritismo

© David Shane-CC
https://www.flickr.com/photos/david_shane/5264910904
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Bartolo Longo si convertì dopo l'incontro con un prete e un'illuminazione della Madonna

50mila fedeli a Pompei per la Supplica alla Madonna del Rosario, giunti dall’Italia e dall’estero. La preghiera fu scritta dal Beato Bartolo Longo nel 1883 ed è stata presieduta quest’anno dal cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo Metropolita di Agrigento e Presidente della Caritas Italiana (www.napolitoday.it, 8 maggio).

LA FESTA DEL SANTO ROSARIO

Il culto verso la Vergine è molto antico e risale all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XIII secolo), i quali ne furono i maggiori propagatori. Alla protezione della Vergine del Rosario, inoltre, fu attribuita la vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571.

A seguito di ciò il papa Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del Santo Rosario, alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre. Il culto per il Rosario ebbe un’ulteriore diffusione dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, dove la Vergine raccomandò la pratica di questa devozione.

MISCREDENTE E AMANTE DELLO SPIRITISMO

Ma il vero apostolo della devozione alla Vergine di Pompei è Bartolo Longo, avvocato acceso anticlericale nato a Latiano in provincia di Brindisi il 10 febbraio 1841.

Giovane esuberante e libertino, amante della scherma e della musica, nel 1863, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Napoli. Fu subito conquistato dallo spirito anticlericale che in quegli anni dominava nell’Ateneo napoletano, al punto da partecipare a manifestazioni contro il clero e il papa. Dubbioso sulla religione, si lasciò attrarre dallo spiritismo, allora molto praticato a Napoli, fino a diventarne un celebrante dei riti.

LA SVOLTA DOMENICANA

La sua vita ebbe allora una svolta totale, dopo una notte di incubi, si rivolse al professore Vincenzo Pepe, suo compaesano e uomo molto religioso. Pepe lo inviò alla direzione spirituale di Padre Radente appartenente all’ordine dei Domenicani. Poco dopo Bartolo si aggregò al Terzo Ordine di San Domenico.

IL VOTO DI CASTITA’

Nel 1864 si laureò in giurisprudenza, tornò al paese natìo, abbandonò la professione di avvocato, si prodigò in opere assistenziali, fece voto di castità seguendo anche le indicazioni del venerabile Emanuele Ribera, redentorista che gli aveva preannunciato una probabile alta missione da compiere per la cristianità.

L’INCONTRO CON LA CONTESSA

Per seguire questa vocazione ad aiutare i bisognosi, tornò a Napoli dove conobbe il futuro beato Ludovico da Casoria e la futura santa Caterina Volpicelli. Nella Casa Centrale che la Volpicelli aveva aperto a Napoli, Bartolo conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco, donna impegnata fortemente in opere caritatevoli ed assistenziali.

La contessa, vedova di soli 27 anni con cinque figli in tenera età, serviva un amministratore per i beni De Fusco, nonché un precettore per i figli. Fu così che Bartolo accettò di stabilirsi in una residenza dei De Fusco per assolvere a tali compiti. Questa conoscenza segnò una svolta fondamentale nella vita di Bartolo Longo, poiché egli ne divenne l’inseparabile compagno nelle opere caritatevoli.

I due nel 1885 decisero di sposarsi, con il proposito però di vivere come buoni amici, in amore fraterno, come avevano fatto fino ad allora.

LA VOCE DELLA MADONNA

Quando Bartolo si recava nella valle di Pompei, dove la contessa aveva le maggiori proprietà, iniziò anche a praticare il catechismo con i tanti contadini della zona, e sopratutto a pregare, recitando il rosario.

L’uomo infatti sosteneva di aver sentito la Madonna dirgli: “Se propagherai il Rosario sarai salvo”. Fu per questo motivo che Bartolo, aveva iniziato l’opera di diffusione del rosario, la quale però non dava frutti. Allora decise di recarsi a Napoli per acquistare un dipinto, in modo che la gente avesse un oggetto da venerare.

IL DONO DELLA SUORA

In via Toledo a Napoli incontrò il proprio confessore, che gli disse di rivolgersi a Suor Maria Concetta de Litala del convento di Porta Medina: il quadro che questa gli diede era in pessimo stato di conservazione, con le tarme e pezzi di colore mancanti.

Restauratalo al meglio, Bartolo decise di portarlo nella Valle di Pompei e lui stesso racconta, che nel tratto finale, poggiò il quadro per trasportarlo, su un carro, che faceva la spola dalla periferia della città alla campagna, trasportando letame, che allora veniva usato come concime nei campi.

IL QUADRO E I MIRACOLI

Il 13 febbraio 1876, il quadro venne esposto nella piccola chiesetta parrocchiale: da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli. La folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rendeva necessario costruire una chiesa più grande.

Bartolo Longo su consiglio del vescovo di Nola, iniziò il 8 maggio 1876 la costruzione del tempio, proprio dove ascoltò la voce della Madonna, che terminò nel 1887.

Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su un trono; l’immagine poi verrà anche incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto da papa Leone XII (Famiglia Cristiana, 8 maggio).

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