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La grande buona novella del Purgatorio

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David Mills - pubblicato il 04/05/17

Lungi dall'essere una “grazia a buon mercato”, il Purgatorio è il mezzo giusto e sensibile per diventare idonei alla misericordia che riceviamo

Quando Gesù è uscito dalla tomba, ha aperto la porta del Purgatorio. Non pensiamo a questo – almeno non io – quando cantiamo “Cristo è risorto, Alleluia”, ma dovremmo. È Vangelo, come dicono i miei amici evangelici.

Ho cercato di scrivere un nuovo versetto per l’inno. Sono arrivato a “Gesù Cristo è risorto oggi, il Purgatorio resterà”, ma poi ho rinunciato.

Oltre ad essere Vangelo, il Purgatorio attira le persone alla Chiesa. Fa fronte a una necessità che proviamo tutti, almeno quando siamo al nostro meglio. Il protestante C. S. Lewis lo ha verificato alla fine della sua vita. Nel suo ultimo libro, Letters to Malcolm, dice che “le nostre anime richiedono il Purgatorio”.

Lo vogliamo. Ne sentiamo il bisogno.

Continua Lewis:

“Non spezzerebbe il cuore se Dio ci dicesse: ‘È vero, figlio mio, che il tuo alito è cattivo e i tuoi stracci grondano fango e melma, ma siamo caritatevoli e nessuno ti rimprovererà per queste cose o si allontanerà da te. Entra nella gioia’”? Non dovremmo replicare: “Con sottomissione, Signore, e se non ci sono obiezioni preferirei essere prima ripulito”. “Può far male, sai?” “Non importa, Signore”.

Lewis descrive l’esperienza in termini “dentistici”: “Spero che quando il dente della vita verrà tolto e io mi presenterò, una voce dirà: ‘Risciacquati la bocca con questo’. Questo sarà il Purgatorio. Il risciacquo può richiedere più tempo di quanto riesca a immaginare in questo momento, e il suo gusto potrebbe essere più forte di quanto la mia sensibilità attuale potrebbe sopportare”.




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Niente grazia a buon mercato

Il Purgatorio non è cristianesimo a buon mercato. Abbiamo le nostre versioni come gli evangelici, che ci accusano di usare i sacramenti in modo meccanico. Per questo, possiamo pensare al Purgatorio come al luogo in cui pagheremo il conto delle indulgenze di cui godiamo ora. Possiamo pensare, come fa spesso l’uomo con il plafond della carta di credito molto alto, che non avremo problemi a ripagare il conto in seguito.

So che la confessione non mi salva dagli effetti del mio peccato, ma quando esco dal confessionale mi sento come se fossi tornato al punto di partenza. Tendo a sentirmi di essere un uomo nuovo, non un uomo perdonato.

Il peccato ferisce noi e gli altri e dobbiamo fare qualcosa per riparare il danno, indipendentemente da quanto Dio ci ami. Il rabbino del II secolo Akiba, fondatore dell’ebraismo rabbinico, sapeva che tutto ci costa e paragonava il nostro mondo a un negozio: “Il negoziante fa credito; il libro mastro resta aperto; la mano scrive; chiunque voglia prendere in prestito può farlo, ma gli esattori fanno regolarmente i loro giri quotidiani ed esigono un pagamento dall’uomo, volente o nolente che sia”.

Fulton Sheen, nel suo libro Lapace dell’anima, dice che non possiamo dire a Dio “Scusa!” e poi dimenticare. “Tutti i peccati disturbano l’equilibrio di giustizia e amore”, ricorda, e dobbiamo fare qualcosa per ripristinare l’equilibrio che abbiamo turbato. Ecco l’immagine che propone: “Supponete che ogni volta che una persona ha agito male le venga detto di piantare un chiodo nel muro del suo soggiorno e ogni volta che viene perdonata le venga detto di toglierlo”, scrive.

Dopo il perdono i buchi restano. E allora ogni peccato, dopo essere stato perdonato, lascia “buchi” o “ferite” nella nostra natura umana, e si riempiono con la penitenza. Un ladro che ruba un orologio può essere perdonato per il furto, ma solo se restituisce l’orologio.




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La maggior parte di noi sa che non sta facendo una penitenza adeguata in questa vita. Sappiamo di non essere dei santi. I santi sono quelli “puliti”. Vogliamo fare penitenza per il motivo avanzato da Lewis – perché vogliamo essere puliti per il Signore che è morto per noi.

Il Vangelo del Purgatorio

Ho detto che il Purgatorio è “Vangelo” e che attira le persone alla Chiesa. È una delle grandi dottrine distintive del cattolicesimo. Se volete la pulizia del Purgatorio di cui ha scritto Lewis, venite nella Chiesa cattolica. Abbiamo un Purgatorio per voi. Un anglicano come Lewis potrebbe appropriarsene, anche se la sua Chiesa ufficialmente lo nega, ma questo è un problema dell’anglicanesimo. Pochissimi dei suoi seguaci protestanti lo seguiranno fin lì.

Penso che la maggior parte delle persone senta questo istinto di essere puliti, di essere veramente puliti. Non tutto il tempo, e spesso neanche quando siamo molto sporchi. A volte, però, forse più spesso quando abbiamo ferito qualcuno che amiamo, è così. Dio, che è buono e ama l’umanità, ci dà quello che vogliamo e di cui abbiamo bisogno, e ce lo dà attraverso la Sua Chiesa.

Quando condividete la vostra fede con qualcuno che è esterno alla Chiesa, potreste menzionare il Purgatorio. Anche quella persona vuole essere pulita.




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[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
clive staples lewisfulton sheenindulgenzepeccatipurgatorio
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