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Papa Francesco: il Signore è capace di cambiare un cuore di pietra con uno di carne

© Antoine Mekary/ALETEIA

Pope Francis General Audience April 26, 2017 © Antoine Mekary / ALETEIA

Radio Vaticana - pubblicato il 02/05/17

Così il pontefice durante l'omelia mattutina a Casa Santa Marta

Santo Stefano è “un testimone di obbedienza”, come Gesù, e proprio per questo è stato perseguitato. Nell’omelia Francesco parte dalla Prima Lettura odierna, che narra il martirio di Stefano, e prosegue la riflessione sul fatto che il cristiano è un testimone di obbedienza. Coloro che lo lapidarono, non capivano la Parola di Dio. Stefano li aveva chiamati “testardi”, “incirconcisi nel cuore e nelle orecchie” e dire ad una persona “incirconciso”, nota il Papa, equivaleva a dirgli “pagano”. Francesco chiede quindi di riflettere sui diversi modi di non capire la Parola di Dio. Ad esempio, Gesù chiama i discepoli di Emmaus “stolti”, un’espressione che non è una lode ma non è così forte come quella che usa Stefano: i discepoli di Emmaus non capivano, erano timorosi perché non volevano problemi, “avevano paura” ma “erano buoni”, “aperti alla verità”. E quando Gesù li rimprovera, lasciano entrare le sue parole e il loro cuore si riscalda mentre coloro che lapidarono Stefano, “erano furibondi”, non volevano ascoltare. Questo è il dramma della “chiusura del cuore”: “il cuore duro”, dice il Papa.

Nel salmo 94 il Signore ammonisce infatti il suo popolo esortando a non indurire il cuore e poi, con il profeta Ezechiele, fa una “promessa bellissima”: quella di cambiare il cuore di pietra con uno di carne, cioè un cuore “che sappia ascoltare” e “ricevere la testimonianza dell’obbedienza”:

“E questo fa soffrire tanto, tanto, la Chiesa: i cuori chiusi, i cuori di pietra, i cuori che non vogliono aprirsi, che non vogliono sentire; i cuori che soltanto conoscono il linguaggio della condanna: sanno condannare;  non sanno dire: ‘Ma, spiegami, perché tu dici questo? Perché questo? Spiegami …’. No: sono chiusi. Sanno tutto. Non hanno bisogno di spiegazioni”.

Il rimprovero che anche Gesù gli rivolge è di aver ucciso i profeti “perché vi dicevano quello che a voi non piaceva”, ricorda Francesco. Un cuore chiuso infatti non lascia entrare lo Spirito Santo:

“Non c’era posto nel loro cuore per lo Spirito Santo. Invece, la Lettura di oggi ci dice che Stefano, pieno di Spirito Santo, aveva capito tutto: era testimone dell’obbedienza del Verbo fatto carne, e questo lo fa lo Spirito Santo. Era pieno. Un cuore chiuso, un cuore testardo, un cuore pagano non lascia entrare lo Spirito e si sente sufficiente in se stesso”.

I due discepoli di Emmaus “siamo noi”, dice il Papa, “con tanti dubbi”, “tanti peccati”, che tante volte “vogliamo allontanarci dalla Croce, dalle prove” “ma facciamo spazio per sentire Gesù che ci riscalda il cuore”. All’altro gruppo, a quelli che sono “chiusi nella rigidità della legge”, che non vogliono sentire, Gesù – ricorda il Papa – ha parlato tanto, dicendo cose “più brutte” di quelle dette da Stefano. E Francesco conclude facendo riferimento all’episodio dell’adultera, che era una peccatrice. “Ognuno di noi – sottolinea – entra in un dialogo fra Gesù e la vittima dei cuori di pietra: l’adultera”. A coloro che volevano lapidarla, Gesù risponde soltanto : “Guardate voi dentro”:

“E oggi, guardiamo questa tenerezza di Gesù: il testimone dell’obbedienza, il Grande Testimone, Gesù, che ha dato la vita ci fa vedere la tenerezza di Dio in confronto a noi, ai nostri peccati, alle nostre debolezze. Entriamo in questo dialogo e chiediamo la grazia che il Signore ammorbidisca un po’ il cuore di questi rigidi, di quella gente che è chiusa sempre nella Legge e condanna tutto quello che è fuori da quella Legge. Non sanno che il Verbo è venuto in carne, che il Verbo è testimone di obbedienza. Non sanno che la tenerezza di Dio è capace di spostare un cuore di pietra e mettere al suo posto un cuore di carne”.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
omelia santa martapapa francesco
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