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Gli archeologi scoprono quella che potrebbe essere la più antica rappresentazione della Madonna

Yale University Museum | Public Domain

John Burger - pubblicato il 24/04/17

Il sito archeologico di Dura-Europos in Siria è ancora minacciato dalla guerra, ma l'affresco è al sicuro in un museo di Yale

Dura-Europos è uno dei tanti siti archeologici minacciati dal conflitto in Siria. Ma qui per i cristiani qualsiasi perdita – che sia a causa dell’azione militare, della distruzione dei terroristi o di trafugazioni varie – sarebbe particolarmente dura.

Quando negli anni ’20 un’equipe dell’università di Yale ha condotto degli scavi nel sito – situato sul fiume Eufrate, nella Siria orientale – trovarono una casa che fu definita la più antica chiesa cristiana esistente al mondo. Ora si ritiene che un’immagine trovata in quella chiesa sia la prima rappresentazione della Madonna giunta sino a noi.

L’immagine – che ritrae una donna appoggiata su un pozzo – è in realtà sana e salva in un museo a Yale. È da sempre considerata una rappresentazione della donna Samaritana che parla con Gesù accanto al pozzo di Giacobbe (Giovanni 4:1-42).

Ma nel numero di marzo / aprile 2017 del Biblical Archeology Review (potete leggere qui un riassunto), lo studioso biblico Mary Joan Winn Leith contempla un’altra possibilità.




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Leith prende in considerazione la posizione di Michael Peppard, secondo cui l’affresco non raffigurerebbe la donna samaritana, ma la Vergine Maria durante l’Annunciazione, quando l’angelo Gabriele le annuncia che porterà in grembo il Figlio di Dio:

Peppard spiega che l’Annunciazione di Dura, del terzo secolo, non si basa sull’Annunciazione biblica che troviamo in Luca 1:26-38, ma sul Vangelo di Giacomo (conosciuto anche come Protovangelo di Giacomo), un vangelo apocrifo (cioè non considerato autorevole) del secondo secolo che narra la vita di Maria fino alla nascita di Gesù. Si legge nel Vangelo di Giacomo: “Quindi uscì con la brocca ad attingere acqua. Ed ecco ode una voce: ‘Salve, o piena di grazia: il Signore è con te, o benedetta tra le donne!’. Ella si volgeva a destra e a sinistra per vedere donde mai venisse la voce”. Se l’interpretazione di Peppard fosse corretta, questo renderebbe la pittura nella chiesa Dura-Europos l’immagine più antica della Vergine Maria.

In un articolo del 2014 su Vatican Insider si legge che i cristiani, prima che Costantino permettesse loro di praticare apertamente la propria religione, erano soliti riunirsi in quella chiesa per le celebrazioni liturgiche.

All’ultimo piano, la chiesa di Dura-Europos ha mantenuto la sua funzione di casa privata; ma una piccola stanza al piano terra, dalla capacità di oltre 60 persone, fu intorno al 230 d.C un luogo di culto cristiano. Gli affreschi sulle pareti lo dimostrano; qui vi sono le prime rappresentazioni a noi note del Buon Pastore, della guarigione del paralitico e di Gesù che cammina sulle acque con Pietro. Vale la pena ricordare che la stessa idea di chiesa separata dalle case private sarebbe potuta esistere soltanto dopo l’editto del 313 d.C., attraverso cui l’imperatore Costantino riconobbe la libertà religiosa dei cristiani.

Dura-Europos è oggi conosciuta come Deir ez-Zor. “Dal 2011, nessun archeologo è stato in grado di mettere piede a Dura-Europos”, sostiene l’articolo. “L’area è ora sotto il controllo dell’auto-proclamato califfato. Da molto tempo si teme per il sito archeologico, ma adesso le immagini satellitari confermano questi timori. Le immagini mostrano quelle che sembrano buche nel terreno, suggerendo la presenza di ladri d’opere d’arte a Dura-Europos. I ricercatori [delle Nazioni Unite] riferiscono che alcuni di questi sono vicini all’antico luogo di culto cristiano”.

Peppard, lo studioso che sostiene la teoria che l’immagine rappresenti Maria e non la donna samaritana, l’anno scorso ha scritto sulla rivista America che lo Stato islamico “è stato certamente a Dura-Europos negli ultimi due anni. L’unica ragione per cui non ha ancora distrutto la chiesa è perché non ha potuto farlo: le pareti sono state rimosse da un’equipe di Yale, decenni fa. Molti degli affreschi sono tutt’oggi esposti nella Galleria d’Arte dell’Università di Yale, al sicuro”. Tra questi anche la donna al pozzo, chiunque essa sia.

Questo sito fornisce maggiori dettagli su cosa si può vedere nella galleria.
Stranamente, nell’immagine si nota che la donna con la brocca è da sola. Ma è veramente così? Come ha scritto Peppard sul New York Times l’anno scorso, il lavoro degli archeologi ha suggerito un’altra presenza all’interno dell’icona:

La donna ad Dura-Europos ha ancora dei segreti da rivelare. Le fotografie d’archivio e le ricostruzioni fatte in loco dagli archeologi mostrano che la presunta “assenza” dietro la figura femminile non sia del tutto “silente”. Si notano due linee che toccano la schiena della donna, insieme ad una sorta di “esplosione di linee” sulla parte anteriore del busto, caratteristiche che il rapporto archeologico descrive come “inspiegabili”. Ma la nuova interpretazione dell’affresco, considerata alla luce dell’iconografia orientale sorta successivamente, suggerisce che le righe abbiano un significato piuttosto evidente. Sembrano cioè rappresentare un movimento verso il corpo della donna, una “scintilla di attività” dentro di lei, come se si fosse avvicinato qualcosa di invisibile, e che sia poi entrato in lei: un’incarnazione.

Alcuni potrebbero obiettare, ammette Peppard, che le Catacombe a Roma presentino immagini mariane più antiche. “Ma queste sono dubbie ancora oggi, e molti studiosi sostengono che i significanti iconografi degli esempi proposti non siano insufficienti”.




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“I cristiani di Dura-Europos hanno ancora dei segreti da rivelare sul cristianesimo primitivo in Oriente”, ha scritto Peppard su America. Ma, a causa del saccheggio avvenuto nel caos della guerra, “sono sempre minori le possibilità di conoscere a fondo questa particolare forma di identità cristiana”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

Tags:
archeologiamadonnasiria
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