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Blanka Vlašić: dagli infortuni alla depressione fino al salto in alto della conversione

© FRANCK FIFE / AFP
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L'atleta croata, due volte compionessa del mondo, si abbandona a una chiacchierata intima in cui rivela molto di sé

La nostra chiacchierata serale inizia così, dopo aver cambiato al volo tre microfoni perchè Skype aveva deciso di non funzionare più tanto bene. Proprio in quel momento e nonostante i test…Inizia anche con Blanka, puntualissima, che ci avverte di dover svolgere il suo stretching durante l’intervista. Per questo avremmo visto sbucare alternativamente il suo viso, qualche ciuffo di capelli, una caviglia un po’ a sorpresa, in vari punti dello schermo della videochiamata in corso. (Nel frattempo lascio bollire l’acqua per la cena imminente. Qualcuno arriverà in tempo per buttare e scolare al momento opportuno la pasta, no?).

La prima domanda fa un po’ da riscaldamento – per me! -:

Ma che cosa ami dello Sport e in particolare della tua disciplina?

Blanka ci racconta di venire da una famiglia di sportivi e per questo non solo è dotata di talento naturale, ma ha potuto rendersene conto presto e metterlo a frutto prestissimo. Ringrazia già Dio per questo e si capirà nel prosieguo che per lei non è un modo di dire:

Dio mi ha dato il talento e, sempre grazie a Dio, l’ho riconosciuto in tempo. Per questo ho iniziato ad allenarmi molto presto. Quando riconosci che puoi fare una cosa meglio degli altri alla fine te ne innamori e diventa parte di te.

A questo proposito, da quando hai incontrato Gesù Cristo la preghiera è un aiuto per avere maggiore equilibrio e concentrazione?

A questo punto Blanka, che forse sente stretta questa domanda così parziale, o forse lontana dal cuore di quel che le è successo, decide di raccontare come sono andate le cose e come questo Gesù si sia fatto ri-conoscere nella sua vita.
È una conversione, la sua. Uno dei miracoli più grandi e sorprendenti ai quali si possa assistere.

C’è una storia dietro di me! Perché Gesù non c’è sempre stato, non c’è sempre stata la fede. C’è stato un momento speciale nella mia vita in cui mi sono convertita.

Dice con sintesi cristallina e appassionata – e forse con un mesto dolore per gli anni in cui Gesù non c’è stato -. Per arrivare a quel momento così incredibile deve tornare però all’inizio, al salto in alto.

Il salto in alto è molto drammatica come disciplina; ed è questo che lo rende interessante. Non dura 90 minuti…Non capite male: a me piace il gioco del calcio. Ma nel caso del salto in alto si gioca tutto in pochi secondi. Si vede subito se l’asticella cade o rimane su. Per questo è molto emozionate ed è proprio uno dei motivi per cui mi piace così tanto.

Come vi ho detto vengo da una famiglia di sportivi. Sono cresciuta praticando tutta una serie di sport, ne ho provati diversi: salto in lungo, sprint.. ma mi è riuscito meglio il salto in alto. Quindi è stata una scelta naturale per me. I miei primi giochi olimpici sono stati all’età di 16 anni a Sidney e sono stati anche l’inizio della mia carriera. Da quel momento è stata una continua ascesa: ho vinto due titoli mondiali juniores e ho avuto dei risultati buoni anche nelle competizioni per adulti.

Nel 2007 ho vinto anche la grande medaglia a Osaka, ai Campionati del mondo (vincerà infatti il titolo mondiale di salto in alto, ndr). Gli anni 2007, 2008, 2009, 2010 sono stati i migliori della mia carriera. Ho fatto dei salti molto alti in questo periodo e vincevo buona parte delle gare. Sono una persona a cui piace vincere. Ogni gara, per me, sono i campionati del mondo. Mi piace competere, mi piace trovare i miei limiti e superare i miei record. Nel 2009 ho saltato 2.08, che è il mio migliore risultato personale.

Nel 2011, però, ho iniziato a sentire un dolore alla caviglia sinistra, quella della gamba che uso per staccare. Ho avuto questo dolore per tutta la stagione. Avevo difficoltà già durante campionati del mondo (Taegu, 2011, ndr) e non sarei riuscita a risolvere questo problema senza l’intervento chirurgico che ho subito all’inizio del 2012, l’anno delle Olimpiadi.

Mi avevano detto che sarei stata in grado di saltare, a Londra (città della XXX Olimpiade, nel 2012, ndr), purtroppo però l’ intervento è stato molto complicato a causa di un problema al tallone, una deformazione che aveva dato problemi al tendine d’Achille.

Tutta una serie di problemi che sarebbero usciti prima o poi, lo sapevamo, anche se non sapevamo quanto gravi sarebbero stati. L’ intervento è stato molto complicato. E anche la ricostruzione di tutta la caviglia era complessa. Avevo sofferto molto in quegli anni perché era la gamba che usavo per staccare e anche il recupero si è rivelato lento e ostinatamente difficile.

Inoltre mi manca la tiroide, che mi è stata tolta con un intervento nel 2005; non è facile vivere senza la tiroide.
Prendi le pillole, ma non è la stessa cosa. Anche per questo fattore il mio recupero non è stato veloce come avrebbe potuto. Si è poi aggiunta la complicanza di un’infezione. Quindi per tutto il 2012 sono stata infortunata.

La gamba mi faceva male; sentivo dolore ogni giorno. Ho dovuto rinunciare alle Olimpiadi e pian piano mi sono depressa gravemente perché non potevo più fare quello che mi piaceva. Perché mi era stata tolta la vita, l’unica vita che conoscevo, fino allora. È stato un periodo molto oscuro per me. È continuato anche nel 2013.

Sono cattolica, ho ricevuto tutti i sacramenti. Ma avevo smesso di andare in chiesa, dopo la cresima. Non mi interessava il dono della fede. L’ho semplicemente messa da parte e con essa anche la Chiesa cattolica. Ma Dio ha dei piani speciali per noi. In questi momenti di debolezza e tristezza mi sono sentita persa. Perché non avevo più la mia identità.

Chi sono senza il salto? Qual è il mio valore? Ho un valore? Se la gente non mi dice più: “Oh, tu sei brava perché salti bene!”…È stata una crisi enorme. Ho sofferto i sintomi veri e propri della depressione. Inoltre il mio piede non migliorava, mi faceva sempre male. E continuavo a sognare di saltare …

In questi momenti mi sentivo veramente da sola, anche se avevo un sacco di persone vicine che mi sostenevano. Le ho chiuse fuori io stessa. In questi momenti, mi sentivo abbandonata da tutto perché ero in una realtà che non mi piaceva.

Non vedevo nulla di buono in ciò che mi toccava vivere. I dottori non potevano aiutarmi. Nessuno sapeva dirmi perché (la caviglia, ndr) ci metteva così tanto a guarire.

Quello che Blanka sembra consegnarci è una solitudine di significato, una desolazione. A lei mancava il senso, la percezione di un significato della propria vita che in quel momento non riconosceva più. È il punto più basso, per lei. Ma la gioia, la commozione, con la quale lo racconta (sempre mentre fa stretching), fa già presentire che è proprio lì, proprio nascosta in questa oscurità e portata a braccia dalla sofferenza, che arriva una nuova vita! Sentite qua:

In quel momento è successo: è stato durante una conversazione con mio fratello, il più grande dei miei tre fratelli. Anche lui aveva avuto una esperienza simile alla mia qualche mese prima, un problema di salute (Marin è un giocatore di basket). Mi ha detto (da notare, vi prego, questo approccio così razionale, lucido. E maschile direi..):

“Guarda, Blanka, ho provato tutto. E non funziona niente. E allora adesso inizio ad andare in Chiesa e vediamo cosa succede”. Ha iniziato ad andare in chiesa. Non capiva nulla; semplicemente ci è andato.

Dio ha bisogno di una cosa piccola da parte nostra per fare cose grandi. Mio fratello ha ricominciato ad andare in chiesa e si è sentito coinvolto. Ha capito tutte le cose che gli mancavano e voleva proprio che anche io mi rendessi conto che qualsiasi cosa mi stesse succedendo Dio mi ama e mi accetta, qualsiasi cosa faccia: se sono prima o ultima, se salto oppure no, se ho salute o no.. ho già la cosa più importante della vita, ce l’ho già e non ho bisogno di raggiungerla.

Mi ha parlato molto di questa scintilla.. me ne ha parlato subito dopo un allenamento. All’inizio non volevo ascoltarlo, lo ignoravo. Poi è successa questa cosa (è avvenuta la conversione, ndr) e di colpo le cose di cui mi parlava avevano un senso.

Sono tornata a casa quel giorno come una persona diversa. Avevo lasciato la mia casa triste, depressa, senza prospettive e sono tornata a casa piangendo le lacrime del sollievo, della gioia. Ma mi sono anche resa conto di quanto ero ferita, perché mi ero allontanata da Dio. Mi sono sentita a casa, di nuovo! La mia anima aveva riscoperto il suo scopo, che non è saltare! Che non sono queste cose materiali del mondo, ma è qualcosa che è scritto nel mio cuore, è scritto nella mia anima e una volta che ci si rende conto di questo, ci si rende conto che è sempre stata lì.

Che belle queste parole dal sapore agostiniano che Blanka sceglie per raccontare la sua conversione:

Quindi non voglio dire che ho trovato Dio perché non puoi trovare Qualcuno che in realtà ti ha trovata per primo, ma posso dire che la mia anima si è ricordata di Dio. Quel momento è stato un momento di sollievo. Quella notte, andando a dormire, pensavo “qualsiasi cosa succeda, adesso, sono dalla parte giusta e sono al sicuro”.

Era l’inizio del 2013 quando ho ricominciato ad andare in chiesa, riprendendo ad accostarmi ai Sacramenti; ho anche trovato un padre spirituale. Le mie preghiere, la mia vita spirituale sono una dimensione così ricca e soddisfacente che rende tutte le cose più semplici: cioè, il mio piede continuava a farmi male, non avevo ancora la salute, però, da quel momento, la mia vita è diventata più profonda, più significativa.

Quando ci si concentra su Gesù Cristo tutto il resto, tutto ciò che succede nella vita, può essere triste o felice, ma sai benissimo che ad un certo punto finirà. Non ci si può più deprimere troppo per le cose che succedono nella vita. Adesso ho occhi nuovi. Tutto ha un significato, la sofferenza ha un significato!

Ha un potere fortissimo e quindi questo rende la mia vita molto migliore. La Chiesa è mia madre, per questo in fondo è stato molto facile ritornare. Non posso comprendere e spiegare del tutto questa cosa, perché non si può capire Dio, ma adesso so che in quel momento sapevo già tutto quello che dovevo fare, non dovevo imparare cose a proposito di Dio e della Sua Chiesa perché questa conoscenza mi era già stata data in quel momento e sapevo già tutto.

Era come se dicessi “Oh sì, è tutto naturale, è tutto normale!”… tutto è andato al posto giusto. Sono andata a confessarmi. Ho pianto per 7 giorni. Ero ormai una persona diversa. E questo cambiamento, il cambiamento di mio fratello e il mio, hanno cambiato tutta la mia famiglia. I miei genitori si sono sposati in Chiesa dopo 30 anni di matrimonio civile. È stato un anno molto speciale per noi.

Quello che Blanka racconta dopo è altrettanto sorprendente perché contiene miracoli e normalità. I tempi di Dio e i tempi della convalescenza. La complessità del corpo umano di fronte ad un infortunio che porta disequilibrio e compensazioni e la possibilità di affrontare tutto con una forza inedita. Senza super poteri, ma con l’Onnipotente al proprio fianco.

Racconta della gara ai Mondiali di Pechino e del miracolo di quella competizione che ha vinto senza avere potuto fare nessuna preparazione. Racconta e ringrazia. E fa una acuta notazione su come gli uomini sono abituati a concepirsi unici artefici dei propri successi. Ha vinto l’argento, ai campionati del mondo nel 2015, e ne dà merito a Maria. È in questo periodo che si è avvicinata moltissimo alla Vergine Maria. Blanka lavora, si fa operare, si impegna, affronta tutto. Ma riconosce la propria debolezza e in essa vede, lucidamente, operare la mano di Dio.

Dice:

Ho fatto una gara veramente da folli. Sapevo che è stato un miracolo. Lo dico sempre. So che qualcuno non vuole sentire queste cose perché oggi è normale dire “io l’ho fatto”, “è merito del mio lavoro”, ma in quel momento non ero io. Ero una testimonianza anche per me. Mi è stato mostrato questo: “tu sei debole, tu sei infortunata. Ma Io sono qui e posso fare avvenire i miracoli.

E pensando forse alle obiezioni che le si potrebbero muovere al riguardo aggiunge:

Non penso che Dio sia una macchina che ti dà qualsiasi cosa tu voglia, non la vedo così. Questo però è stato per me un grande miracolo.

Sono arrivata al 2016 che non potevo né camminare né correre senza provare dolore. Così ho deciso di farmi operare. Abbiamo trovato la clinica migliore in Finlandia. Tutto si è svolto in 20 minuti: un’ottima operazione, nessuna complicanza. Volevamo essere pronti per Rio (XXXI Olimpiade).

Era un periodo davvero breve, solo sei mesi. Pochissimo tempo per preparami. Non era solo poco per recuperare dall’intervento. Era del tutto insufficiente anche per prepararmi dal punto di vista atletico. Ho lottato molto. È stato un anno pieno di dolore (come sembra diverso però, adesso, anche il soffrire..).

Mi allenavo solo con la gamba sana e non facevo salti durante gli allenamenti. Mi sono detta: “Voglio andare a Rio e non riesco nemmeno a camminare. Sento male quando cammino, figurati quando salto! Però voglio provarci lo stesso…”. Sono andata.

È stata la gara più difficile della mia vita…Durante le finali, anche se avevo trovato un sistema diverso di rincorsa, qualcosa non ha funzionato. Ho sentito dolore durante tutta la gara. Saltavo piangendo.

“Non posso farlo! È impossibile. Devo andare via. Ho fatto del mio meglio, ma non posso fare di più. Fa male. Fa così male!”, dissi al mio allenatore. “Non rinunciare – mi ha risposto lui -. Ora sei qui. Succeda quel che succeda, tu non te ne andare, non rinunciare”. Allora ho provato con tutte le mie forze.

Ho saltato per la medaglia di bronzo, che è stata un altro miracolo, un miracolo ancora più grande rispetto all’anno prima, perché c’erano tutte queste ragazze molto più pronte e allenate di me e non so come sia successo, ma ho ottenuto la medaglia di bronzo.

Sapevo che era stato un regalo da parte di Dio. Così ho donato la mia medaglia al Santuario della Madonna di Marija Bistrica, in Croazia, e l’ho dedicata a Lei.

Penso che sia stata la Madonna a rendere possibile questa vittoria. È stata un’altra prova di come Dio faccia meraviglie, dalla nostra fragilità, dai nostri corpi fragili, dalle nostre anime fragili!

Adesso sono ancora in fase di guarigione. Va sempre meglio e speriamo di riuscire a saltare senza dolore, quest’anno.

Ecco questo è quanto. Ora sapete quello che è successo.

E lo dice, nel suo outfit da sportiva di altissimo livello, con quel taglio di capelli così fresco e cool, ma lo dice come lo direbbero i primi cristiani. Che rendevano testimonianza a quello che avevano visto e udito, con semplice audacia, in mezzo ad un mondo che guardava altrove.

È davvero incoraggiante e consolante, signore e signori, vedere e ascoltare questa ragazza. 1 metro e 93 cm di muscoli guizzanti e grazia femminile. Due occhi magnetici e le parole di chi è grato di aver ri-trovato la verità della propria vita e ora, nella sua vita, tutto è come prima e nulla è più come prima. E non perde occasione per raccontarlo a tutti, pagando volentieri il prezzo.

È infatti con una certa fierezza che riferisce delle sue dichiarazioni alla stampa croata in occasione dei suoi successi sportivi: lei ringrazia, ringrazia sempre. E la stampa no, non apprezza. Ringrazia troppo. “Ma noi siamo apostoli e ci tocca”, dice. E la si sente sorridere.

Racconta ancora volentieri di sé, del suo recente viaggio in Terra Santa. Del fatto che è stata a Roma diverse volte. Che è affezionata a Padre Pio. A S. Faustina Kowalska. E ad un santo croato, Aloise Stepinac.

C’è una tale ricchezza nella Chiesa Cattolica. È così grande e così forte! Sono fiera di farne parte. Mi piacciono tutti i santi..! Sapete noi abbiamo Medjugorje qua vicino ad un’ora da qui, ci vado molto spesso. Per me il rosario è la preghiera più potente. Mi sento molto vicina a Nostra Signora. So che Lei è la via più veloce per raggiungere Gesù. Non puoi sbagliare, se chiedi a Maria.

Racconta con la medesima naturalezza della sua devozione per il santo croato e dell’entusiasmo che le ha suscitato Costanza Miriano (giornalista e scrittrice italiana il cui Sposati e sii sottomessa è stato tradotto in numerose lingue, tra cui anche il croato, e che Blanka ha potuto incontrare e gustare di persona poche settimane fa. È anche convinta che il tema del matrimonio sia decisivo e che noi donne, noi sì, abbiamo proprio dei super poteri. Dobbiamo ritrovarli!)

Della straordinarietà della vita di Chiara Corbella. E del fatto che non la stupisca per nulla che ci siamo capite così bene. Certo, c’era il mio amico poliglotta e traduttore di professione al mio fianco, ma lei è sicura che il vero responsabile sia lo Spirito Santo. Per i seppur garbati apprezzamenti dei miei amici italiani che le accenno mostra un tiepido entusiasmo. Non siamo altissimi, noi, abitanti del bel Paese, statisticamente parlando.

L’intervista è finita. La sua sessione di streching pure.

(E le mie figlie mangeranno gli spaghetti scotti).

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